Come riportare i giovani nel reparto ortofrutta e dare nuovo impulso ai consumi? Per La Grande Bellezza Italiana la risposta passa dalla capacità di trasformare le eccellenze del territorio in prodotti riconoscibili, distintivi e capaci di attrarre l’attenzione già nel punto di vendita, grazie a packaging innovativi, comunicazione e progetti condivisi con la gdo e la cucina italiana.
L’ingresso della Carota del Fucino Igp rappresenta molto più dell’ampliamento del catalogo. Segna infatti l’avvio di una collaborazione con uno dei più importanti distretti orticoli italiani, dove un tempo si estendeva il terzo lago della Penisola per superficie. Dopo l’esperienza del Cavolfiore della Piana del Sele Igp, una delle referenze de La Grande Bellezza Italiana, che aveva aperto la strada anche all’introduzione dell’etichetta nutrizionale, la rete compie un ulteriore passo avanti con la Carota del Fucino Igp, puntando su packaging, comunicazione e valorizzazione delle eccellenze territoriali.
“L’ortofrutta italiana -spiega Leonardo Odorizzi, responsabile commerciale de La Grande Bellezza Italiana- deve diventare sempre più protagonista della cucina italiana, oggi patrimonio immateriale dell’Unesco. È lì che si gioca la vera sfida della valorizzazione delle nostre produzioni Dop e Igp: portarle nei menu dei grandi chef, come è stato fatto per il cavolfiore con Davide Oldani, raccontarne il valore ai consumatori e affiancare a questo percorso il contributo dei nutrizionisti e un’innovazione sostenibile del packaging“.
Che cosa rappresenta questo nuovo ingresso?

Non è semplicemente una nuova referenza. L’ingresso della Carota del Fucino significa avviare una collaborazione con uno dei più importanti areali orticoli italiani, strategico soprattutto durante il periodo estivo. Il Fucino, grazie all’altitudine e alle caratteristiche uniche e di fertilità del terreno, ci permette di garantire continuità di fornitura quando molte produzioni di pianura terminano il loro ciclo.
Ma c’è anche un altro aspetto: vogliamo contribuire a valorizzare un territorio straordinario, conosciuto dagli operatori per la qualità delle sue produzioni, ma che merita di essere raccontato molto di più anche ai consumatori. La Carota del Fucino è solo il primo passo di questo percorso.
Biodiversità, origine certificata e filiera sono sempre più importanti nelle scelte d’acquisto: sono questi i pilastri della vostra strategia?
Assolutamente sì. La nostra missione è valorizzare produzioni con una forte identità territoriale e caratteristiche distintive. Il Fucino rappresenta un esempio straordinario di biodiversità e dimostra come il territorio possa diventare parte integrante del valore del prodotto. Le produzioni Igp raccontano proprio questo: disciplinari rigorosi, qualità e una storia che il consumatore vuole conoscere. Noi non vogliamo proporre semplici ortaggi, ma prodotti riconoscibili e capaci di distinguersi.
Per il lancio della Carota del Fucino avete scelto un packaging dai colori accesi. Perché questa scelta?

Oggi non basta avere un prodotto eccellente: bisogna anche catturare l’attenzione del consumatore. Il packaging deve creare stupore e rendere il prodotto immediatamente riconoscibile. Abbiamo scelto una gamma cromatica che combina azzurro, rosa marcato, verde e giallo, un mix molto “ruvido”, colori che danno energia al reparto ortofrutta e valorizzano il prodotto. Il vassoio è filmato con fascia in carta, una soluzione che unisce visibilità, comunicazione e attenzione all’evoluzione del packaging.
L’obiettivo è movimentare lo scaffale, incuriosire il consumatore e dialogare anche con le nuove generazioni. Ci troviamo di fronte a un cambio epocale e i giovani hanno modalità di acquisto completamente diverse rispetto al passato.
Come si svilupperà il progetto commerciale con la gdo?
Abbiamo avviato un progetto pilota con quattro insegne nazionali. La commercializzazione parte alla fine di luglio e proseguirà fino a novembre, così da accompagnare tutta la campagna della Carota del Fucino e misurare la risposta del mercato. È un test importante, perché ci consentirà di capire come il consumatore percepisce un packaging così innovativo e quanto questo possa contribuire a valorizzare il prodotto nel punto di vendita.
Anche la gdo guarda con interesse a progetti di questo tipo, perché ha bisogno di referenze capaci di differenziare il reparto e stimolare i consumi.
State lavorando anche a nuovi modelli di valorizzazione delle produzioni Igp nel punto di vendita? Avete già riscontri concreti?
Assolutamente sì. Il nostro obiettivo è recuperare il ritardo accumulato nella valorizzazione dell’ortofrutta certificata. Alcune eccellenze agroalimentari italiane sono diventate icone riconosciute in tutto il mondo, mentre molte produzioni Dop e Igp dell’ortofrutta hanno ancora ampi margini di crescita. Per questo investiamo su packaging, comunicazione e posizionamento nel punto di vendita.
L’italianità va esplosa attraverso le marche, i risultati stanno arrivando. La Pesca di Verona Igp, per esempio, in poco più di un anno è entrata in sei insegne della gdo, dimostrando che quando il prodotto viene raccontato e valorizzato il mercato risponde positivamente.




