Accordo Italia-Cina, le sfide per l’agrumicoltura siciliana

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Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzi ha siglato oggi, per conto del Mipaaf, due accordi con l’Amministrazione Generale per il controllo della qualità, l’ispezione e la quarantena della Repubblica Popolare Cinese che aprono il mercato asiatico all’export di agrumi e olio di oliva italiano.

Gli accordi. Lo rende noto una nota stampa ufficiale del ministero dell’Agricoltura che precisa :«In particolare è stato siglato un protocollo sui requisiti fitosanitari per l’esportazione di agrumi italiani in Cina, che consentirà l’apertura di questo mercato per i nostri agrumi, e un memorandum d’intesa in materia di qualità dell’olio di oliva, che struttura la cooperazione tra il Mipaaf e Aqsiq nei controlli di qualità e comprende anche un accordo per la formazione di tecnici cinesi».

Il canale commerciale ad est che si è aperto, pone i nostri agrumicoltori di fronte a delle sfide importanti che vanno affrontate nel breve periodo se si vuole trasformare questa opportunità in una concreta prospettiva di mercato.

Le sfide. «Bisogna lavorare innanzitutto – spiega Salvo Laudani, presidente degli agrumicoltori di Fruitimprese Sicilia – sulla riduzione dei tempi di trasporto. Attualmente si parla di circa 40 giorni di nave che per l’arancia pigmentata siciliana sono un po’ troppi. Allo stato attuale, inoltre e anche sulla base dell’esperienza già realizzata da Oranfrizer sul mercato giapponese, il lungo time-shipping comporta un procedimento di selezione a monte dei frutti più resistenti che è troppo oneroso e che rischia di rendere tutta l’operazione poco redditizia. Del resto, considerato che le nostre produzioni non vanno in contro-stagione con quelle cinesi perché sono coltivate nello stesso periodo dell’anno, occorre puntare sulle nostre qualità più pregiate, come l’arancia pigmentata che però non è particolarmente resistente. Sicché l’altra sfida da affrontare è quella di lavorare sull’innovazione varietale per ottenere varietà più resistenti».

L’export. Secondo un’analisi di Coldiretti su dati Istat, le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy in Cina, hanno registrato una vera e propria impennata nel 2015 con un aumento del 22% che, in sostanza, ha permesso di superare, per la prima volta la soglia dei 400milioni di fatturato all’anno.

«Con gli accordi firmati oggi – sottolinea la Coldiretti – si aprono ulteriori e grandi prospettive di crescita nel gigante asiatico. Il prodotto Made in Italy più esportato in Cina fino ad ora – precisa la Coldiretti – è il vino, ma olio di oliva e ortofrutta sono settori con grande potenzialità, frenata dalle difficoltà create da barriere doganali e fitosanitarie che si stanno rimuovendo».

Le intese siglate oggi rappresentano un’occasione per cogliere la spinta propulsiva sui mercati generata da Expo che ha consentito all’Italia di realizzare, nel 2015, il record storico delle esportazioni agroalimentari di 36 miliardi di euro.

Le prospettive. «Il sistema di controlli in campo agroalimentare – ha commentato Maurizio Martina, ministro dell’agricoltura italiano – rappresenta una storia di successo per il nostro Paese e gli accordi firmati oggi a Pechino confermano la grande attenzione con cui paesi e mercati strategici come quello cinese guardano al nostro modello. L’esperienza di Expo Milano 2015 ci ha permesso di far conoscere le nostre aziende e rafforzare la partenership con il paese asiatico. Siamo al lavoro per favorire le esportazioni dei prodotti ortofrutticoli italiani eliminando le barriere fitosanitarie. Gli accordi siglati oggi sono un passo in avanti importante ma dobbiamo continuare su questa strada per favorire l’export italiano in Cina e avviare relazioni strategiche su alcuni temi chiave come l’innovazione e la tecnologia».

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