Patata della Sila, l’aeroponica moltiplica la produzione #vocidellortofrutta

Il Consorzio punta sull’autonomia sementiera con una tecnologia che può aumentare di cinque volte i tuberi ottenuti da ogni pianta

Il Consorzio produttori patate associati sperimenta nuove tecniche come l'aeroponica
Il Consorzio produttori patate associati sperimenta nuove tecniche (Zefiro crediti)

La produzione di seme di patata potrebbe tornare (in parte) in Sila dopo decenni di dipendenza dall’estero. È questo il risultato più rilevante emerso dal progetto promosso dal Consorzio produttori patate associati (Ppas) per la Patata della Sila Igp, che ha sperimentato la coltivazione aeroponica per la moltiplicazione dei tuberi da seme.

Dopo due anni di attività e cinque cicli produttivi, i primi dati indicano incrementi significativi nella capacità di propagazione, con l’obiettivo di costruire una filiera più autonoma, ridurre i costi per gli agricoltori e valorizzare un materiale di propagazione adattato al territorio calabrese. Ne parliamo con Michele Santaniello, responsabile tecnico del Consorzio produttori patate associati (Ppas).

Quali sono oggi le dimensioni del Consorzio?

Michele Santaniello, responsabile tecnico del Consorzio produttori patate associati (Ppas)
Michele Santaniello (Zefiro crediti)

Il Consorzio conta quasi 80 soci e rappresenta circa 1.200 ettari coltivati a patata. Di questi, quasi 700 ettari sono certificati Igp. Complessivamente rappresenta circa il 60% della superficie coltivata a patata e circa il 90% della produzione di Patata della Sila Igp. Nel 2024 ha registrato un fatturato di circa 12 milioni di euro derivante dalla vendita di patate.

Come nasce il progetto dedicato alla produzione di seme?

Nasce da una necessità molto concreta. La Sila, così come l’Italia, dipende quasi totalmente dall’estero per l’approvvigionamento del seme. Negli anni Ottanta e Novanta la produzione di patate da seme era presente sul territorio, ma oggi è praticamente scomparsa. Questo significa sostenere costi elevati e non sempre ricevere un prodotto che soddisfi pienamente le esigenze qualitative dei produttori.

Per questo il Consorzio (Ppas) ha presentato, nell’ambito della misura 16.2 del Programma di sviluppo rurale della Calabria, un progetto finalizzato a riportare in Sila la produzione di seme. Grazie all’incontro con Edo Radici Felici, che ha sviluppato e brevettato una tecnologia aeroponica, questa innovazione è stata inserita all’interno della sperimentazione.

Quali soggetti sono stati coinvolti?

Oltre a Edo Radici Felici, il progetto coinvolge l’Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese (Arsac) e l’Università di Firenze. Il lavoro parte dalle piante in vitro, risanate da virus e patogeni. Da queste si ottengono le piante madri che vengono successivamente utilizzate per la produzione dei minituberi destinati alla moltiplicazione.

Quali risultati avete ottenuto nei primi due anni?

Coltivazione della patata in aeroponica
Coltivazione aeroponica (Zefiro crediti)

I risultati sono molto interessanti. Nella coltivazione tradizionale una pianta produce mediamente da 8 a 12 tuberi. Con l’aeroponica si è arrivati a circa 50 tuberi per pianta. È un incremento che deve ancora essere consolidato e verificato nel tempo, ma rappresenta già un dato estremamente promettente.

La particolarità del sistema è che la pianta non viene distrutta durante la raccolta. Le radici rimangono sospese all’interno di una struttura controllata e i tuberi possono essere prelevati progressivamente senza interrompere il ciclo vegetativo. In questo modo la pianta vive più a lungo e continua a produrre.

Quali sono i prossimi passi?

Occorre confermare i risultati ottenuti. Le prove proseguono con circa 400 piante in serra: metà provenienti da materiale in vitro e metà da tuberi ottenuti in aeroponica. L’obiettivo è confrontare i due sistemi e verificare nel tempo la stabilità dei risultati produttivi.

Quali vantaggi può portare questa innovazione alla filiera?

L’obiettivo non è modificare il prodotto destinato al consumatore finale, che continuerà a mantenere le stesse caratteristiche qualitative. Il beneficio riguarda soprattutto la filiera produttiva. L’intenzione è offrire agli agricoltori un seme prodotto sul territorio, più adattato alle condizioni pedoclimatiche della Sila e meno costoso rispetto a quello importato.

Oggi il seme viene acquistato principalmente da Olanda, Francia e Germania, con costi che possono arrivare a circa 1,50 euro al chilogrammo. Se si riuscisse a produrre localmente una quota significativa del fabbisogno, il valore economico rimarrebbe sul territorio e si rafforzerebbe l’intera economia agricola locale.

La Sila conserva ancora una vocazione naturale per la produzione di seme?

Assolutamente sì. Il territorio si trova a circa 1.300 metri di altitudine, in un ambiente con una pressione fitosanitaria molto più contenuta rispetto ad altri areali agricoli. Storicamente la Sila è stata uno dei principali territori italiani per la produzione di seme di patata. L’obiettivo è recuperare questa tradizione attraverso strumenti moderni e tecnologie innovative.

Quanto conta la sostenibilità nel vostro modello produttivo?

Capannina agrometereologica patata della Sila
Capannina agrometeorologica (Zefiro Crediti)

Per il Consorzio la sostenibilità è sinonimo di qualità. Le aziende operano all’interno del Parco nazionale della Sila e adottano da anni strumenti avanzati di agricoltura integrata.

È stata realizzata una rete composta da circa 50 stazioni agrometeorologiche distribuite sul territorio. Grazie ai dati raccolti, gli interventi vengono effettuati solo quando necessario, evitando trattamenti inutili. Vengono inoltre utilizzati sensori per monitorare l’umidità del terreno e ottimizzare l’irrigazione.

Le produzioni sono inoltre completamente glyphosate free e circa 200 ettari sono coltivati secondo il metodo biologico.

Quanto pesa oggi la dipendenza dall’estero per il seme?

Per il territorio della Sila si parla di circa 10-12 mila quintali di seme acquistati ogni anno all’estero. Si tratta di un valore economico importante. L’obiettivo non è sostituirsi ai grandi operatori olandesi, che rappresentano un punto di riferimento mondiale, ma riuscire a produrre localmente anche solo il 30-40% del fabbisogno sarebbe già un risultato significativo.

Quali sono le principali varietà coltivate nell’areale della Patata della Sila Igp?

Sacchetti Patata della Sila, tracciabilità
Sacchetti Patata della Sila tracciata (Zefiro Crediti)

Dopo l’aggiornamento del disciplinare, le varietà autorizzate sono circa dieci. Le più diffuse sono Agria, Nicola, Fontane, Almonda e Sunita, che rappresentano quasi il 90% delle superfici coltivate. A queste si aggiungono varietà a buccia rossa come Desiree e Laura.

Come guardate alle nuove tecniche genomiche approvate dal Parlamento europeo?

Da un punto di vista tecnico, queste innovazioni non vengono considerate una minaccia. Qualsiasi strumento che possa contribuire a migliorare la produzione, aumentare le resistenze alle avversità e rendere più sostenibile la coltivazione merita di essere valutato.

Naturalmente tutto dovrà essere attentamente verificato e regolamentato, ma non c’è una posizione pregiudiziale. Se una nuova varietà sarà in grado di garantire migliori prestazioni senza compromettere sostenibilità e qualità, potrà rappresentare un’opportunità interessante per il comparto.

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