Primi test di mercato su Usa e Canada per la mela Bio Juliet

Le mele Bio francesi Juliet piacciono. La domanda è in crescita in tutto il mondo soprattutto nei Paesi dell’estremo oriente e nuove finestre si stanno aprendo anche nel continente nord americano con la chiusura dell’accordo sulle mele tra Francia e Usa e con i primi test di mercato anche sul Canada dove l’anno scorso, l’avignonese Cardell Export, ha inviato il primo container e dove quest’anno ci ha riprovato inviandone due, uno a Toronto e uno a Vancouver.

L’export. «La nuova varietà Bio Juliet – ci spiega Abert Marcellin, direttore di Cardell export – la prima prodotto esclusivamente con pratiche colturali 100% bio, è molto richiesta. Ogni anno riusciamo ad esportare il 70% della produzione che ammonta a circa 8mila tonnellate, circa 2mila in meno di quelle preventivate in sede di programmazione. I nostri principali mercati sono quelli dell’estremo oriente come Singapore, Malesia, Hong Kong, Taiwan e Vietnam. Su Stati Uniti invece, è più complicato ma non impossibile».

Il gioco si complica innanzitutto perché la produzione di Juliet appartiene allo stesso emisfero delle mele prodotte negli Usa per cui sul mercato, durante la campagna si registra un eccesso di offerta che rende difficoltosa l’apertura di nuovi varchi.

Il Nord-America. «Abbiamo scelto di lavorare – continua Marcellin – solo con i club di prodotto come Pink Lady, Honeycrunch e Juliet, proprio per evitare la competizione con gli eccessivi volumi del prodotto più convenzionale come Golden o Granny Smith. Nonostante questo arrivare negli Stati Uniti è complicato. Per questo nonostante la chiusura dell’accordo bilaterlae, per il momento gli Usa non sono la nostra principale destinazione».

Ma ad ostacolare l’ingresso nel mercato americano è anche il fatto che la mela Juliet, sviluppata in Francia, è stata ricreata negli Usa da un programma di sviluppo varietale nato dalla collaborazione tra le università dell’Illinois, la Purdue e la Rutgers.

I volumi. Resta il fatto che gli obiettivi francesi sono ancora quelli di incrementare le superfici superfici coltivate per ottenere i volumi necessari in grado di potere intercettare la domanda dei grandi mercati soprattutto quelli dei Paesi emergenti dell’estremo Oriente o anche del Canada, uno dei principali importatori di prodotti Bio. L’obiettivo di crescita previsto per il 2016 è di 10mila tonnellate ma quest’anno ne sono state prodotte circa 8mila circa mille in più di quelle ottenute lo scorso anno.

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