Eleuteri: “Il consumatore avrà la scheda nutrizionale di Saturnia” #vocidellortofrutta

Il nuovo brand, che a Monte Urano ha inaugurato il più grande impianto d’Europa di nettarine piatte, punta anche sui benefit organolettici. Dal 2025 la prima importante produzione di 3-4 mila quintali

L'appeal di Saturnia, la nettarina piatta
La bellezza di Saturnia, la nettarina piatta

Azienda agricola Eleuteri, la prima in Italia sulla pesca piatta, scommette fortemente sulla crescita della nettarina piatta, più facile al consumo. Con Anfiteatro Saturnia ha creato a Monte Urano, in provincia di Fermo, la più vasta coltivazione a corpo unico d’Europa. Un investimento da 2 milioni di euro. Dal 2025 ci sarà la prima importante produzione, dopo i primi test, con 3-4 mila quintali. Un’innovazione sarà anche nell’informazione al consumatore, che avrà la scheda organolettica da laboratorio del prodotto. “Ė ricchissimo di fibre” racconta Marco Eleuteri.

Qual è la varietà di questa nettarina piatta, chi è il breeder?

Anfiteatro Saturnia, in provincia di Fermo
Anfiteatro Saturnia

Saturnia è il brand cappello di una selezione di varietà. Il breeder è Psb, franco-spagnolo. Noi abbiamo avuto la prerogativa, prima degli altri, di testare una serie di selezioni e ne abbiamo scelte otto che coprono tutti il calendario, dalla prima settimana di giugno a metà settembre.

Quanti sono gli ettari a dimora, che previsioni in termini di volumi e quando sarà sul mercato?

Abbiamo messo circa 40 ettari, 55 mila piante: altre 15 mila saranno messe a dimora a marzo. È il corpo unico sulla nettarina piatta più grande d’Europa. Ci attendiamo (siamo ancora in fase sperimentale), 11-13 mila quintali. La prima piccola produzione ci sarà già l’anno prossimo perché è due anni che ci lavoriamo e abbiamo fatto dei test nei negozi di Coop, Conad e Selex nella provincia di Macerata; dal 2025 sarà già importante, 3-4 mila quintali.

Quale tecnica di coltivazione è adottata in campo?

Agricoltura integrata ed è particolarmente sostenibile. Garantiamo almeno il 70% in meno dei residui ammessi per legge. Collaboriamo con la Facoltà di Agraria dell’Università di Ancona per provare diverse tecniche di coltivazione. Per esempio la pacciamatura all’intera produzione, per impedire la crescita delle erbe: non usiamo diserbanti.

Quali strumenti di difesa sono adottati contro il climate change?

Abbiamo coperto tutto l’impianto con reti antigrandine, un investimento importante che si è raddoppiato per l’aumento del costo delle materie prime. Abbiamo posizionato le centraline meteo e le pale antigelo, sei, che entreranno in funzione in epoca di fioritura per contrastare le gelate tardive.

Una nettarina snack, qual è il plus?

Marco Eleuteri e Francesco Acquaroli, taglio del nastro Anfiteatro Saturnia
Marco Eleuteri e il presidente Francesco Acquaroli, taglio del nastro Anfiteatro Saturnia

Da 15 anni la pesca piatta è in crescita e sulla nettarina c’è aspettativa commerciale per la facilità di consumo non avendo la peluria. Ha una base subacida, è aromatica, le varietà sono omogenee a livello gustativo. Negli ultimi cinque anni abbiamo aumentato la produzione e rinnovato gli impianti e le varietà sulle pesche piatte. Abbiamo anche migliorato la capacità di confezionamento per assorbire l’aumento della produzione. L’idea è certamente in futuro di andare anche all’estero, ma nei prossimi due anni non avremo quantitativi disponibili. Abbiamo interessi in Centro Europa, forse faremo qualche test in Svizzera e Germania.

Ci saranno iniziative di promozione in gdo?

Certamente, ci saranno degustazioni e promozione nei negozi della gdo: va provata. Cinque anni fa non c’era niente, è un mercato da scoprire, potenzialmente importante. Visivamente e dal punto di vista organolettico è interessante. Siamo stati i primi, quest’anno, a creare una scheda nutrizionale sulla pesca piatta con Biomedfood, spin-off dell’Università Politecnica delle Marche. Abbiamo analizzato quattro varietà a marchio Saturnia e abbiamo rilevato che è ricca di fibre, tanto che potremmo usare il claim “ad alto contenuto di fibre”. Il Crea non aveva un’analisi nutrizionale della pesca piatta: l’abbiamo fatta noi senza alcun aiuto economico.

Si tradurrà anche in un’informazione al consumatore?

La commercializzeremo con l’analisi di laboratorio posta sul fondo dei cestini, senza usare al momento slogan. Abbiamo considerato tutti i microelementi, compresi i polifenoli, ma abbiamo bisogno di verificare più risultati. Lo faremo nei prossimi due anni per avere un quadro riassuntivo e una scheda attendibile.  Faremo anche il test con o senza buccia per vedere i differenti valori nutrizionali.  Abbiamo anche finanziato un dottorato di ricerca con la Facoltà di Agraria: si occuperà di valutare come varia l’analisi nutrizionale con le diverse tecniche.

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