Mazzini (Coop Italia): “Se non possiamo essere la Spagna, proviamo a fare la Francia”

Il manager di Coop Italia a ruota libera sulla scarsa aggregazione nel settore ortofrutticolo. "Se i produttori non ci seguono sarà un disastro"

La mancata aggregazione del comparto ortofrutticolo, (vedi questo articolo), riguarda da vicino anche la grande distribuzione organizzata. “Siamo di fronte a una asimmetria che era grave già 10 anni fa –dice Claudio Mazzini, responsabile commerciale settore Freschissimi di Coop Italia– Ma, mentre le esigenze di mercato fanno sì che la gdo debba diminuire i costi intermedi ed efficientarsi trovando sinergie e aggregazioni, il mondo produttivo, che dovrebbe fare altrettanto, è fermo. Anzi, se pensiamo all’unico importante passo in avanti che aveva fatto con la creazione di Opera, sta addirittura tornando indietro”.

Per Mazzini, da Melinda e i grandi consorzi delle mele in poi il “sistema” ortofrutticolo nazionale non ha più saputo “fare sistema”. Possibile, si chiede il manager, che non ci sia la percezione del rischio di questa asimmetria?

“In Italia sono censiti 12mila tra operatori di mercato, strutture società e Op che a qualche titolo commerciano ortofrutta, mentre a comprare nella Gdo è rimasta una ventina di insegne, significative cinque o sei –prosegue il manager di Coop Italia- Se non possiamo essere la Spagna, proviamo a fare la Francia, agendo sul mercato interno. Noi ci stiamo provando e, con brevetti ed esclusive, ci stiamo integrando con la produzione (vedi Filiere Coop, ndr), ma se i produttori non ci seguono sarà un disastro”.

L’assenza di aggregazione rende poco appetibili

Insomma, la mancata aggregazione è un limite concreto allo sviluppo di tutti. “Ben venga la direttiva contro le pratiche sleali, ok a difendere le piccole imprese, ma auspico che le aziende si aggreghino di più. Lo studio Ambrosetti dice che produttore agricolo e distributore si spartiscono la fetta più piccola. Come dire, trovare facili imputati per i problemi non risolve il problema”, osserva Mazzini, che aggiunge: “L’assenza di una aggregazione coordinata, poi, significa non essere appetibili in generale. Pensiamo ai mercati esteri, e pensiamo anche alla gdo straniera che arriva in Italia portando qui i modelli che conosce”.

Non solo aggregazione, altri due fattori sono indispensabili per le sfide del futuro: “Si deve sempre passare dalla diversificazione dell’offerta e dall’innovazione –conclude– Ma poi si torna all’aggregazione, perché non c’è posto per 100 differenti brand, mentre ci sarebbe lo spazio per un’unica marca di arance rosse, o di kiwi. Il successo dell’uva Sweeta lo dimostra”.

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