Logistica, il gap da colmare per un’ortofrutta più competitiva

Italia 19esima, il costo per chilometro dell’autotrasporto quasi il doppio di quello della Spagna. Dino Scanavino (Cia): “Sfruttiamo le opportunità del Recovery Plan”

Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani
Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia

“L’Italia ha un grande divario infrastrutturale che, attraverso gli 800 milioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza dedicati allo sviluppo della logistica nel settore agroalimentare, dovremo affrontare e superare”. Nelle parole di Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia, è ancora la logistica il tema su cui si puntano le attenzioni per la ripresa del settore ortofrutticolo italiano che vale 15 miliardi di euro.

“Serve un patto di sistema anche per una più giusta ripartizione del valore”

Il confronto sulla logistica con altri Paesi europei, tra cui Spagna e Germania
Il confronto sulla logistica con altri Paesi europei

Secondo i dati dell’Osservatorio Focus Ortofrutta di Nomisma presentati al webinar Il valore nell’ortofrutta, dalla filiera al sistema, organizzato da Cia-Agricoltori Italiani per sostenere l’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura 2021 promosso dalla Fao, l’Italia sconta un gap infrastrutturale, con criticità nella logistica e nelle fasi di stoccaggio e distribuzione. Il Logistic Performance Index della World Bank assegna all’Italia solo il 19esimo posto, contro il primo della Germania e il nono del Regno Unito.

Il costo per chilometro dell’autotrasporto, su cui viaggia il 90% dell’ortofrutta, è pari a 0,43 euro in Italia, contro lo 0,30 euro dei competitor tedeschi e 0,28 euro  di quelli spagnoli. Rinnovare la catena di distribuzione in un vero e proprio “patto di sistema”, secondo il presidente nazionale di Cia, ha anche l’obiettivo di arrivare a una più giusta ripartizione del valore (oggi su 100 euro spesi dal consumatore, solo 6-8 euro restano in tasca all’agricoltore) e anche di raggiungere maggiori standard di sostenibilità: “Riduzione della spesa e dell’impatto ambientale del sistema dei trasporti, digitalizzazione dei servizi, miglioramento delle capacità di stoccaggio, dell’accessibilità ai servizi hub e della capacità logistica dei mercati all’ingrosso”.

E in dieci anni la differenza sull’export con la Spagna si è triplicata 

Top ten dei Paesi importatori ed esportatori di ortofrutta
Top ten, import ed export ortofrutta

L’Italia sta perdendo poi competitività globale sull’export, dove i competitor crescono più velocemente. È vero che le esportazioni di ortofrutta fresca dall’Italia sono cresciute più della media del quinquennio precedente (+3,8% nel 2020 sul 2019 contro il +2,5% medio annuo tra il 2014 e il 2019), come dimostrano i dati dell’Osservatorio Nomisma per Cia, ma in un decennio, la differenza nell’export ortofrutticolo tra Italia e Spagna è triplicata. Nei Top 10 exporter di ortofrutta fresca nel mondo, l’Italia è al nono posto, con 5 miliardi di fatturato sui mercati stranieri e una crescita del 32% in dieci anni. Paesi esportatori come Spagna Usa e Cina hanno avuto un incremento di quasi il 100% rispetto al 2010.

Tra le cause anche la burocrazia, con il time to export dell’Italia che è il doppio di quello spagnolo (19 giorni contro 10) e quasi il triplo di quello olandese e Usa (rispettivamente 7 e 6 giorni).  “Il patto di sistema tra tutti gli operatori della filiera è condizione indispensabile per la vera ripresa post Covid” sottolinea Scanavino che invita a  “sfruttare tutte le opportunità offerte dal Recovery Plan, dalla Pac (innovazione digitale, nuove tecnologie, gestione del rischio) e anche da nuove relazioni commerciali nell’area del Mediterraneo, in particolare con i Paesi del Nord Africa”.

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