Le associazioni di rappresentanza accolgono con soddisfazione il recente decreto legislativo che disciplina il florovivaismo, destinato a ridefinire in modo organico un comparto da anni in attesa di una cornice normativa chiara e strutturata.
Le posizioni delle organizzazioni

Per Coldiretti si tratta di un passaggio atteso da decenni: il decreto “rappresenta una base su cui costruire”, intervenendo in modo sistemico su un comparto strategico e chiarendo il perimetro dell’attività, dalla produzione alla commercializzazione fino alla manutenzione del verde. L’organizzazione sottolinea come il provvedimento valorizzi l’intera filiera e ponga le basi per uno sviluppo più strutturato, anche sul fronte della sostenibilità e dell’innovazione.
Resta però l’esigenza di rafforzare alcuni aspetti tecnici nel passaggio parlamentare, mantenendo l’impianto complessivo e accompagnando la riforma con strumenti di sostegno adeguati, in un contesto segnato dall’aumento dei costi produttivi e dalle tensioni sui mercati internazionali.
Anche Legacoop agroalimentare esprime apprezzamento per il provvedimento, definito “un passaggio fondamentale e di un primo, storico via libera a un quadro normativo atteso da decenni”. Tra gli elementi più rilevanti evidenziati figurano la qualificazione delle figure professionali, il ruolo del settore nella rinaturalizzazione e l’introduzione di strumenti come il Piano di settore e il tavolo di filiera presso il Masaf, considerati fondamentali per programmare gli interventi e rafforzare la competitività. “Accogliamo con grande favore la volontà di definire un quadro normativo organico per il florovivaismo -sottolinea il presidente Cristian Maretti-: è un segnale positivo e concreto che risponde alle esigenze di un settore che per troppi anni ha operato senza una visione d’insieme. Con questo decreto si riconosce finalmente l’importanza economica e ambientale del comparto”.
Il peso economico del comparto
Il florovivaismo italiano si conferma una componente rilevante dell’agricoltura nazionale. Nel 2025, in base ai numeri forniti da Coldiretti, il valore della produzione ha raggiunto i 3,3 miliardi di euro, sostenuto da circa 19mila imprese attive su una superficie di 30mila ettari.
Determinante il contributo dell’export, che ha sfiorato 1,3 miliardi di euro, a conferma della competitività internazionale delle produzioni italiane. Un settore che, tuttavia, resta esposto alle dinamiche globali: l’aumento dei costi di fertilizzanti, energia e materiali, insieme alle criticità logistiche, continua a incidere su una filiera caratterizzata da prodotti altamente deperibili e da una forte integrazione con i mercati esteri







