Il Covid non frena l’export dell’ortofrutta: +7,6% nel primo semestre 2020

Secondo i dati diffusi da Fruitimprese, il saldo commerciale torna positivo: volano gli agrumi e la frutta secca; bene la frutta tropicale e i legumi-ortaggi

La pandemia ha fatto esplodere la domanda di arance

Il valore dell’export supera i 2,3 miliardi di euro, che cresce del 7,6% nel primo semestre 2020, mentre i volumi  calano del 6%, fermandosi a 1,6 milioni di tonnellate. Il saldo commerciale ritorna positivo, a oltre 102 milioni. Lo rende noto Fruitimprese sulla base dei dati Istat.

Boom degli agrumi che in valore crescono a due cifre

I dati import-export nei primi sei mesi del 2020 diffusi da Fruitimprese
I dati import-export nei primi sei mesi del 2020

In valore l’andamento è positivo per tutte le voci. Spicca quello degli agrumi (+21,3%), che durante il lockdown hanno avuto un autentico exploit.  Bene anche la frutta secca (+15,9%), la frutta tropicale (+8,6%) e i legumi-ortaggi (+7,4%). In volume segno negativo per frutta fresca (-10,6%) e frutta secca (-9,2%).

Le importazioni crescono invece sia in volume (2,6%) sia  in valore (6,5%). Le quantità (circa 2 milioni di tonnellate, per un valore di oltre 2,2 miliardi di euro) superano ancora una volta quelle esportate (1,6 milioni di tonnellate). In valore forte crescita dell’import di agrumi (65,6%), ma anche di frutta fresca (10,4%); diminuiscono legumi-ortaggi (-14,2%). In volume crescono gli agrumi (31,3%), frutta secca (7,4%) e tropicale (7,2%).

Marco Salvi: “Imprese protagoniste ma la politica ci ignora: nel DL Rilancio il credito d’imposta per le spese di sanificazione ridotto dal 60 al 9%”

Marco Salvi, presidente di Fruitimprese

Marco Salvi, presidente nazionale di Fruitimprese, commentando i dati, ha sottolineato la “comprovata capacità delle imprese italiane di essere protagoniste sui mercati internazionali, nonostante il drammatico calo produttivo dei principali prodotti di stagione e le difficoltà logistiche per rifornire i mercati esteri”.

Una stoccata poi alla politica.  “Dopo il danno causato dalla mancata inclusione della filiera ortofrutticola tra quelle beneficiare della decontribuzione prevista dal Decreto Rilancio, è seguita la beffa del credito di imposta per le spese di sanificazione e acquisto dei dispositivi di protezione, che è passato dal 60% annunciato dal presidente Conte al 9% dei costi sostenuti”.

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