L’Insalata dell’Orto: oltre 2.700 tonnellate di scarti vegetali trasformate in biogas 

Il bilancio di sostenibilità del 2025 evidenzia anche un calo del 27,5% delle emissioni di CO2 equivalente legate ai consumi energetici e l’avvio del nuovo impianto frigorifero ad ammoniaca

Serre Insalata dell'Orto a Mira (Ve)
Serre Insalata dell'Orto

L’Insalata dell’Orto ha recuperato nel 2025 oltre 2.700 tonnellate di scarti vegetali, destinate alla produzione di biogas, confermando il proprio percorso virtuoso. Il dato emerge dal bilancio di sostenibilità 2025, redatto secondo gli Standard Gri, che fotografa anche una riduzione del 27,45% delle emissioni Scope 1 e Scope 2 legate ai consumi energetici dello stabilimento di Mira (Venezia) e l’avvio della sostituzione dell’impianto frigorifero a gas Hfc con un sistema ad ammoniaca.

Economia circolare applicata alla lavorazione

L'ad Cinzia Busana
Il ceo Cinzia Busana

Gli scarti derivanti dalla mondatura delle insalate adulte e dalle attività di selezione e cernita degli ortaggi a foglia vengono triturati e conferiti a un impianto esterno, dove sono valorizzati per la produzione di energia. Nel 2025 il quantitativo ha raggiunto 2.708,05 tonnellate, in aumento rispetto alle 2.598,61 tonnellate del 2024, contribuendo a un modello di economia circolare che restituisce valore alla componente organica generata durante la lavorazione.

“Nella quarta gamma la gestione degli scarti non è un tema separato dall’efficienza produttiva, ma ne rappresenta una parte essenziale -afferma Cinzia Busana, amministratore delegato de L’Insalata dell’Orto-. Il nostro obiettivo è ridurre gli impatti in ogni fase e, quando un residuo vegetale non può essere evitato, fare in modo che possa generare nuovo valore. È un impegno che coinvolge processi, tecnologie e organizzazione del lavoro. Misurare i risultati ci permette di individuare nuove possibilità di miglioramento e rendere sempre più efficiente il nostro modello produttivo”.

Riduzione dei consumi e nuovi investimenti

Nel 2025 i consumi energetici complessivi dello stabilimento di Mira sono scesi da 12.516,31 GJ a 11.605,33 GJ, mentre le emissioni di CO2 equivalente sono diminuite da 670,60 a 486,49 tonnellate.

A sostenere questo percorso contribuisce anche l’impianto fotovoltaico aziendale, che ha consentito l’autoproduzione e l’autoconsumo di oltre 524 mila kWh di energia. Nei primi mesi del 2026 è inoltre iniziata la sostituzione dell’impianto frigorifero a gas Hfc con un sistema ad ammoniaca, refrigerante con potenziale di riscaldamento globale e di impoverimento dello strato di ozono pari a zero.

Un approccio che coinvolge l’intera filiera

Il bilancio di sostenibilità prende in esame non solo gli aspetti ambientali, ma anche quelli legati alla qualità e sicurezza dei prodotti, al benessere delle persone, alla responsabilità verso i fornitori e alla governance.

“Il bilancio di sostenibilità ci consente di misurare i risultati, individuare le aree su cui intervenire e rendere trasparente il nostro percorso. Non riguarda soltanto l’ambiente, ma anche la qualità e la sicurezza dei prodotti, il benessere delle persone, la responsabilità verso i fornitori e la solidità della governance. Per noi la sostenibilità significa tenere insieme tutti questi aspetti e tradurli in scelte concrete lungo l’intera filiera”.

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