Senato, ok alla legge sul biologico

Vai libera dalla commissione Agricoltura. Tra le novità, l’introduzione di un marchio per il bio italiano e il riconoscimento dei bio-distretti

Secondo la strategia dell'Unione Europea, il 25% dei terreni agricoli deve diventare biologico entro il 2030
Secondo la politica Ue il 25% dei terreni agricoli deve diventare biologico entro il 2030

Via libera all’unanimità da parte della commissione Agricoltura del Senato al disegno di legge con le Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico.  Il testo approda ora nell’Aula di Palazzo Madama per il voto conclusivo del Senato, per poi ritornare alla Camera per la definitiva approvazione.

Le novità della legge

L’inserimento di alcune modifiche  costringono a un ulteriore passaggio parlamentare per la sua definitiva approvazione. Le modifiche introdotte al Senato completano positivamente l’articolo sulle sementi relativamente al materiale riproduttivo eterogeneo biologico secondo quanto previsto dal regolamento (UE) 2018/848 e inseriscono la delega al Governo per la revisione e razionalizzazione della normativa per rafforzare il sistema dei controlli per garantire una sempre maggiore trasparenza e sicurezza per i consumatori.

Tra le novità normative, vi è l’introduzione di un marchio per il bio italiano per contrassegnare tutti i prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana. Viene istituito, inoltre, un Tavolo tecnico presso il ministero delle Politiche Agricole che coinvolgerà esperti, ricercatori e rappresentanti del settore della produzione biologica al fine di individuare le criticità del settore. Rafforzata, poi, la filiera biologica con il riconoscimento dei bio-distretti. Previsto anche l’impiego di piattaforme digitali per garantire una piena informazione su provenienza, qualità e tracciabilità dei prodotti. Il ddl rivede inoltre anche il sistema delle sanzioni per renderle efficaci contro le frodi del settore e quello dei controlli per garantire la terzietà dei soggetti incaricati.

Soddisfazione unanime: da Coldiretti a Cia, da Federbio al Wwf

Ampio il fronte che esprime piena soddisfazione all’approvazione della legge. “Siamo i primi al mondo a riconoscere per legge i bio-distretti– dichiara il sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate, che ha seguito l’iter in Senato per il Mipaaf-. È un comparto su cui il Governo crede fortemente, in linea con gli obiettivi della strategia Farm to Fork, come dimostra la recente emanazione del bando per la ricerca sul biologico, con uno stanziamento di 4,2 milioni di euro, nonché i 5 milioni di euro a regime a partire dal 2021 già previsti nella Legge di Bilancio 2020 per la promozione di filiere e distretti”.

“Un passo importante verso la tutela dei consumatori e delle vere produzioni made in Italy -afferma Coldiretti-. La possibilità di riconoscere i prodotti di origine nazionale rafforza la leadership dell’Italia che è il primo Paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel biologico dove sono saliti a ben a 80643 gli operatori coinvolti (+2%), mentre anche le superfici coltivate a biologico sono arrivate a sfiorare i 2 milioni di ettari (+2%)”.

Plauso anche dal Wwf. “Il biologico e il biodinamico rappresentano oggi i modelli di agroecologia più avanzati per le produzioni agroalimentari sostenibili e di qualità. Il made in Italy per essere competitivo nel mercato internazionale deve investire sul biologico ed è per questo positiva la presenza nel testo approvato al Senato di un marchio che consentirà ai consumatori di identificare i prodotti delle filiere biologiche 100% italiane”.

“Si vada ora velocemente verso l’ok definitivo di una norma che il mondo agricolo aspetta da anni e che è indispensabile anche per far fronte alle sfide della transizione verde europea -incalza Cia-Agricoltori Italiani-. Il disegno di legge contiene misure importanti per favorire l’ulteriore sviluppo di un settore così importante sotto il profilo economico e ambientale, come i bio-distretti e tutti gli strumenti di aggregazione, in primis OI e OP, oltre all’istituzione di un marchio biologico italiano”.

“Un risultato importante per arrivare rapidamente all’approvazione definitiva. Fondamentale in questa fase, affinché il nostro Paese  si allinei agli obiettivi del Green Deal e delle strategie Farm to Fork e Biodiversità, che puntano a triplicare in Europa la superficie coltivata a biologico e ridurre del 50% l’uso dei pesticidi entro il 2030″ dichiara Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

I numeri del bio

L’Italia è ai primi posti in Europa per superficie agricola utilizzata certificata in biologico, con il 15,8% della Sau, non distante dall’obiettivo del 25% entro il 2030 indicato dalla Commissione Europea per tutti i paesi membri dell’Unione. I consumi domestici di alimenti bio hanno raggiunto i 3,3 miliardi.

 

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