C’è una generazione che presta sempre più attenzione al concetto di sostenibilità. L’idea di commisurare i risultati alla possibilità di raggiungerli con il minore impatto possibile e conferendo loro la maggiore durevolezza possibile è più che mai all’ordine del giorno.
Oggi quella generazione si chiama Generazione Ortofrutta, come il nuovo progetto presentato all’edizione 2026 del Macfrut di Rimini, un percorso condiviso per definire uno standard univoco di sostenibilità del comparto ortofrutticolo.
Promosso da Italia Ortofrutta in collaborazione con il Crea – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria e con il Ministero dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste, Generazione Ortofrutta è il frutto dell’interazione fra mondo produttivo, istituzionale e scientifico. Ed è da questa interazione che, per la prima volta, scaturisce la possibilità di fondare il sistema di certificazione su parametri scientifici e indicatori concretamente misurabili, e in questo modo estendere l’iniziativa a tutto il comparto. Questo standard di sostenibilità ortofrutticola condiviso sarà costituito da un insieme di parametri che interessano tutte le attività del settore, dal campo al magazzino alla commercializzazione, incluse attività proprie delle O.P., per un totale di 34 voci ciascuna accompagnata da fattori oggettivi e indicatori elaborati attraverso la collaborazione con gli esperti dei dodici centri del Crea e verificabili da soggetti accreditati. “Generazione Ortofrutta – spiega Andrea Badursi, presidente di Italia Ortofrutta – nasce con l’obiettivo di integrare e potenziare quanto fatto finora, dando dignità e identificabilità a tutte le buone pratiche che già vengono realizzate dal sistema ortofrutticolo organizzato in OP. Uno standard di questo tipo non si costruisce da soli. Ha bisogno di massa critica, di visione comune. Ed è qui che si gioca il nostro ruolo come Italia Ortofrutta, un ruolo di aggregazione e di regia che mettiamo al servizio di tutto il settore ortofrutticolo”.
A sostegno finanziario del progetto interverranno poi circa 148 milioni di euro, in parte provenienti dal PNRR e in parte dal Fondo Complementare del Ministero, che verranno destinati a 28 organizzazioni di produttori pilota distribuite nelle varie regioni italiane, per un totale di oltre 4mila produttori e circa 33mila ettari coltivati.
Le realtà coinvolte saranno in Piemonte Rivoira, nel Lazio Hortoidea, OP Kiwi Sole e Zeoli Fruit, in Emilia-Romagna EUR.OP.FRUIT, in Campania Costieragrumi, AOA, OP Secondulfo e Terra degli Orti, in Sicilia Agrologica, Terra e Sole Sicilia, OP Viva di Natura, Albani OP, APO Sicilia, OP Platinum, OP La Deliziosa, CAI, Moncada OP e OP Esperidio, in Calabria OP Pianagri, COPAM Toc, OP Monte e OP Orizzonte, in Sardegna Produttori di Arborea e S’Atra Sardigna, in Basilicata Asso Fruit Italia e in Puglia Assodaunia e Prima OP Bio. I criteri introdotti dallo standard completano il percorso che è stato avviato da tempo con il Sistema di qualità nazionale della produzione integrata (SQNPI). Tant’è che, relativamente alla fase agricola, si farà riferimento proprio al SQNPI. I criteri aggiuntivi includono aspetti relativi all’ottimizzazione di ulteriori fattori di produzione, come carburanti, acqua ed energia, il miglioramento delle condizioni di lavoro e lo sviluppo di politiche di welfare aziendale. Si tratta quindi di un approccio che considera la sostenibilità in tutte le sue dimensioni, ambientali, economiche e sociali. Accanto alla dimensione operativa, Generazione Ortofrutta prevede anche un articolato programma di comunicazione, con un portale dedicato ai temi della sostenibilità (www.generazioneortofrutta.it) che accompagnerà tutte le fasi del progetto. L’obiettivo è diffondere maggiore consapevolezza sui temi della sostenibilità nel settore ortofrutticolo e rendere accessibile il lavoro svolto dalle imprese a tutti gli stakeholder, fino al consumatore finale.
Un’idea di sostenibilità per tutti: nasce Generazione Ortofrutta
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