Fragole sempre più precoci

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È entrata nel vivo la campagna di commercializzazione della fragola per la stagione 2023/24 con i primi quantitativi in arrivo dai principali player italiani. La stagione è iniziata con le produzioni del sud Italia, che grazie alla difficoltà della Spagna, in particolare la zona di Huelva, potrebbero avere dei margini di vantaggio. 

In questo periodo Apofruit, attraverso i marchi Solarelli e Piraccini, porta sul mercato un prodotto 100% made in Italy, proveniente dalla Basilicata -nello specifico dagli areali di Policoro e di Scanzano Jonico – dove la cooperativa negli ultimi anni ha operato forti investimenti, a partire dal nuovo magazzino di lavorazione a Scanzano Jonico, attivo 12 mesi l’anno. 

L’azienda conferma le buone performance delle piantine a cima radicata della varietà Marimbella (la varietà più precoce sviluppata da Nova Siri Genetics), messe a dimora già a metà settembre.

Nel giro di un solo anno si è passati da 119 a 124 ettari, ovvero da 9,20 a oltre 10,2 milioni di piantine. Di queste, i due terzi sono costituiti dalla varietà Sabrosa, sviluppata dalla spagnola Planasa e nota commercialmente come Candonga, mentre il restante terzo è rappresentato da piantine di Rossetta, altra proposta di Nova Siri Genetics.

In aumento del 5% anche gli impianti per la campana Coop Sole, leader nel settore con 200 ettari. L’azienda può contare su diverse varietà tra cui Melissa, NSG 465 (Rossetta) e Elide (CIV). Sul convenzionale, il 55% della produzione è costituita da Melissa, il 40% da Rossetta e dal restante 5% da altre varietà sperimentali. Sul bio, invece il 70% è rappresentato dalla variante biologica di Melissa e il 30% da Elide. Gli ultimi anni hanno visto un aumento importante delle superfici coltivate, grazie agli investimenti che hanno interessato soprattutto la Basilicata, nel Metapontino che, secondo i dati diffusi da CSO Italy, ha avuto un aumento del 20%. In aumento anche la Campania (+6%), nella zona fra Casertano e Piana del Sele, e la Sicilia (+4%). Il sud Italia raccoglie, da solo, oltre il 66% della produzione nazionale. 

Resistono bene l’Emilia-Romagna, che dopo i cali registrati negli anni scorsi si è stabilizzata sui 200 ettari, e l’area del Veronese con 250 ettari. Restano importanti le produzioni di Piemonte (140), Trentino (119) e Alto Adige (110). 

Per quanto riguarda i quantitativi prodotti l’Italia, con oltre 117 mila tonnellate, si posiziona al 4° posto, preceduta da Spagna, Polonia e Germania, mentre a livello mondiale le produzioni nazionali occupano solo la 14° posizione. Secondo dati Fao la produzione mondiale, nel 2021, ha superato i 9 milioni di tonnellate con Cina, Stati Uniti, Messico, Egitto e Turchia che si attestano tra i primi 5 paesi produttori.

Gli investimenti nell’ambito della vertical farm e delle produzioni fuori suolo si fanno interessanti anche nella fragolicoltura. La vertical farm spagnola AloAlto, con sede a Barcellona, è passata dalle verdure a foglia ai piccoli frutti e in particolare alle fragole, con una varietà giapponese che punta sul gusto. Sempre all’estero Tesco, l’insegna britannica della gdo, ha iniziato già nel 2021 la distribuzione di fragole prodotte in vertical farm grazie ad un fornitore storico come Direct Produce Supplies Ltd (Dps), che da più di 40 anni rifornisce Tesco di prodotti freschi. Dps ha sperimentato da alcuni anni la coltivazione in vertical farm per le sue fragole, un sistema di produzione, sviluppato e pianificato in esclusiva con Tesco, che richiede il 50% di acqua in meno e una riduzione del 90% dell’impronta di carbonio per chilo di frutta. 

In Piemonte, dove l’95% delle fragole sono coltivate sotto serra, si stanno sviluppando  coltivazioni fuori suolo in vertical farming. Tra le aziende pioniere che producono in verticale, c’è l’azienda Agricola DeMarchi che ha piantato i primi 3mila mq per una produzione di 16 tonnellate di fragole della varietà rifiorente Cantus.

Oggi questo tipo di coltivazione non arriva neanche a rappresentare il 4% del totale delle superfici coltivate a fragola in tutto il Paese, considerati gli elevati costi di installazione che vanno da 30 ai 60mila euro per ettaro.

Ma i vantaggi sono tanti, come ad esempio, una maggiore produttività, una maggiore continuità della produzione, la gestione del rischio legato agli eventi metereologici avversi e l’eliminazione  delle fitopatologie. Inoltre, il vertical farming ottimizza lo sfruttamento del suolo perché non richiede un’espansione orizzontale delle superfici come invece sta avvenendo nel Sud Italia ed al Centro Nord come in Romagna o nel Veronese.

Anche le colture fuori suolo, nelle loro diverse forme, sono l’ultima frontiera dell’innovazione applicata all’agricoltura, un vero e proprio cambio di prospettiva per ottenere prodotti alimentari sani riducendo al minimo i consumi di terreno, acqua e risorse. 

Queste tipologie di impianti sono in via di perfezionamento ormai da alcuni anni, grazie all’introduzione di tecnologie sempre più avanzate applicate alle esigenze delle piante, dall’illuminazione alla fornitura mirata di sostanze nutritive.

Negli ultimi anni il fuori suolo ha guadagnato il riconoscimento della FAO per il suo contributo nell’aumentare la produzione agroalimentare in modo sostenibile. Tra gli aspetti premianti e in via di messa a punto, ci sono la possibilità di accorciare le catene logistiche, l’eliminazione dei residui e la destagionalizzazione dell’offerta.

Attenzione alla sostenibilità, al packaging e al residuo zero

I consumatori, sempre più sensibili alla sostenibilità manifestano una crescente attenzione alle tematiche della filiera produttiva, al biologico, al packaging finale. 

Secondo l’Osservatorio Nomisma sul Packaging del Largo Consumo un italiano su due, in futuro cercherà prodotti senza eccessi di imballaggio e possibilmente con confezioni sostenibili.

In un contesto come quello attuale è necessario attuare strategie di innovazione che portino ad una maggiore sostenibilità, sia in termini economici che ambientali, della filiera. La fragola guadagna così valore con packaging eleganti e soprattutto sostenibili. Come quello in cartone di SìBon, brand di proprietà della campana Coop Sole, che oltre al bio produce anche un prodotto a residuo zero certificato e quello della Op Primo Sole (brand Made in Lucania) che per le varietà premium ha scelto una foodbag in cartone e, per il 500 grammi, il monostraro in social PlasticPlastic, un progetto promosso da @plasticbank, un’organizzazione nonprofit che si impegna a raccogliere e riciclare plastica dispersa nell’ambiente. 

L’Agricola Campidanese di Terralba (Oristano), sul mercato con il brand L’Orto di Eleonora, ha lanciato le Fragolose 0.0, un prodotto senza tracce di residui di fitofarmaci e nichel free (certificato). Lo stesso per l’azienda di Fondi (LT) Aop Luce che porta sul mercato una quota di fragole certificate a residuo zero.

Ever earlier strawberries

The cultivated areas and varieties are increasing, extending the marketing period

The strawberry marketing campaign for the 2023/24 season has begun in earnest with the first quantities arriving from the main Italian players. 

The season began with productions from Southern Italy, which, thanks to the difficulty of Spain, in particular in the Huelva area, could have some margins of advantage. 

In this period, Apofruit, through Solarelli and Piraccini brands, brings to the market an entirely made in Italy product, coming from Basilicata – specifically from the areas of Policoro and Scanzano Jonico – where the cooperative has made strong investments in recent years, starting with the new processing warehouse in Scanzano Jonico, active 12 months a year. 

The company confirms the good performance of the rooted top seedlings of Marimbella variety (the earliest variety developed by Nova Siri Genetics), planted as early as mid-September. 

In the space of just one year, the company went from 119 to 124 hectares, or from 9.20 to over 10.2 million seedlings. Two thirds of these sedlings belong to Sabrosa variety, developed by the Spanish company Planasa and commercially known as Candonga, while the remaining third is represented by Rossetta seedlings, another variety proposed by Nova Siri Genetics. 

The plants for Coop Sole in Campania region, leader in the sector with 200 hectares, also increased by 5%. The company can count on several varieties, including Melissa, NSG 465 (Rossetta), and Elide (CIV). As for conventional varieties, 55% of the production consists of Melissa, 40% of Rossetta, and the remaining 5% of other experimental varieties. As for organic production, 70% is represented by the organic variant of Melissa and 30% by Elide. 

Recent years have seen a significant increase in cultivated areas, thanks to investments that have mainly involved Basilicata, in the area of Metaponto, which, according to data released by CSO Italy, had an increase by 20%. 

Campania (+6%), in the area between Caserta and Piana del Sele, and Sicily (+4%) also increased. Southern Italy alone collects over 66% of national production. 

Emilia-Romagna, which after the declines recorded in recent years has stabilized at 200 hectares, is holding up well, and the same is true for the area of Verona, with 250 hectares. The productions of Piedmont (140), Trentino (119) and Alto Adige (110) remain important. 

As regards the quantities produced, Italy, with over 117 thousand tonnes, ranks 4th, preceded by Spain, Poland and Germany, while at a global level Italian production only occupies 14th position. 

According to FAO data, global production in 2021 exceeded 9 million tonnes, and China, the United States, Mexico, Egypt and Turkey rank among the top 5 producing Countries. 

Investments in vertical farming and soilless production are becoming interesting in strawberry growing, too. 

AloAlto, Spanish vertical farm based in Barcelona, has moved from leafy vegetables to small fruits and in particular strawberries, with a Japanese variety that focuses on taste. 

Also abroad, Tesco, British large-scale retail trade brand, began the distribution of strawberries produced in vertical farms in 2021 thanks to such a historic supplier as Direct Produce Supplies Ltd (DPS), which has been supplying Tesco with fresh products for more than 40 years. DPS has been experimenting with vertical farm cultivation for its strawberries for some years. This production system, developed and planned exclusively with Tesco, requires 50% less water and a reduction by 90% in the carbon footprint for kilo of fruit. 

In Piedmont, where 95% of strawberries are grown under greenhouses, soilless vertical farming is being developed. Among the pioneer companies that produce vertically, there is DeMarchi agricultural company, which planted its first 3 thousand square metres for a production of 16 tonnes of strawberries of the ever-flowering Cantus variety. 

Today this type of cultivation does not even represent 4% of the total strawberry cultivation areas throughout the Country, considering the high installation costs ranging from 30 to 60 thousand Euros per hectare. 

However, the advantages are many, such as, for example, greater productivity, greater production continuity, management of the risk linked to adverse weather events, and elimination of phytopathologies. Furthermore, vertical farming optimizes the exploitation of the soil, because it does not require a horizontal expansion of the surfaces as it happens in Southern Italy and in the Centre-North of the Country, as in Romagna region or the area of Verona. 

Soilless crops, in their different forms, are also the last frontier of innovation applied to agriculture, a real change of perspective for obtaining healthy food products while minimizing the consumption of land, water, and resources. 

These types of plants have been perfected for some years now, thanks to the introduction of increasingly advanced technologies applied to the needs of plants, from lighting to the targeted supply of nutrients. 

In recent years, soilless cultivation has gained FAO recognition for its contribution to increasing agri-food production in a sustainable way. Among the rewarding aspects that are being developed, there are the possibility of shortening logistics chains, elimination of waste, and deseasonalization of the offer. 

Attention to sustainability, packaging, and zero residue 

Consumers, increasingly sensitive to sustainability, show growing attention to the issues of the production chain, to organic products, and to final packaging. 

According to Nomisma Observatory on Consumer Packaging, in the future, one Italian out of two will look for products without excess packaging and possibly with sustainable packaging. 

In a context like the current one, it is necessary to implement innovation strategies that lead to greater sustainability, both in economic and environmental terms, of the supply chain.

Strawberry thus gains value with elegant and above all sustainable packaging, as the cardboard one proposed by SìBon. This brand owned by the Campania-based Coop Sole, which, in addition to organic products, also produces a certified zero residue product, as well as that of Primo Sole PO (Made in Lucania brand), which has chosen a cardboard foodbag for its premium varieties and, for the 500g package, a single layer element in social PlasticPlastic, a project promoted by @plasticbank, non-profit organization that is committed to collecting and recycling plastic dispersed in the environment. 

Agricola Campidanese of Terralba (Oristano), on the market with ‘L’Orto di Eleonora’ brand, has launched Fragolose 0.0, a product without traces of pesticide residues and (certified) nickel free. 

The same is true for AOP Luce based in Fondi (Latina), company which brings to the market a quota of certified zero residue strawberries.

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