Zespri in guerra con gli agricoltori

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I coltivatori della Nuova Zelanda chiedono a gran voce un giro di boa sul funzionamento dell’industria del kiwi a cominciare da una ristrutturazione del colosso Zespri, che rappresenta un interlocutore unico sul mercato per i quasi 2.500 produttori. E questo messaggio è arrivato a Zespri e al governo come una sberla vista la quasi totalità registrata nell’affluenza al voto per il referendum proposto da Kisp, Kiwifruit Industry strategy project.

La trattativa. Ci sono voluti 18 mesi di trattativa, 650 sottoscrizioni e un centinaio di incontri tra produttori e industria perché si arrivasse ad una soluzione così condivisa che, poiché supera il 75% degli azionisti, potrà essere discussa nella prossima assemblea.

Ok a mantenere un interlocutore unico per l’accesso al mercato (votato dal 98% dei coltivatori) ma deve essere rivisto tutto il sistema delle partecipazioni azionarie del colosso neozelandese che, nella sua struttura attuale, che dovrebbe rappresentare i produttori, permette che di fatto il potere decisionale (e i dividendi) siano prerogativa di un ristretto numero di coltivatori.

I dati. Secondo la relazione annuale 2010 di Zespri, a fronte di 2.350 agricoltori dell’industria kiwi esistenti nel paese, 2.133 hanno azioni in Zespri e solo 658 di loro detiene il 74,7%delle azioni.

La composizione dell’azionariato e la conseguente ripartizione dei dividendi, però, non rispecchia esattamente il contributo produttivo di ciascuna azienda. Per due motivi: il primo è che ci sono 555 produttori che non riescono ad accedere al mercato delle azioni perché monopolizzato da una ristretta cerchia. Il secondo è che all’interno dell’azionariato, c’è la stragrande maggioranza degli investitori–produttori che non partecipa in maniera proporzionata al proprio apporto produttivo.

I privilegi. In pratica, con il vecchio sistema i dividendi del giro d’affari del kiwi neozelandese da 1,3 miliardi di dollari l’anno (a cui si aggiungono i diritti per la proprietà intellettuale sulle nuove cultivar sviluppate con soldi pubblici per 35 milioni di dollari neozelandesi), venivano spartiti tra pochi azionisti o destinati alla promozione del marchio indipendentemente dalla loro quota di mercato.

Con il referendum che si è chiuso lo scorso 20 marzo e i cui risultati definitivi saranno resi noti il prossimo 30 marzo, i coltivatori hanno chiesto di volere riprendere in mano le redini della situazione. E in questo senso, lo scandalo dell’evento di incoming del mese scorso, costato a Zespri mezzo milione di dollari per ospitare alcuni buyer internazionali, avrà sicuramente giocato a favore di chi voleva il cambiamento perché è servito a scaldare gli animi alla vigilia del voto.

Le nuove regole. Le proposte caldeggiate dagli agricoltori riguardano un tetto alla rappresentanza azionaria ossia che ad ogni azione devono corrispondere massimo 4 casse di prodotto (prima non c’erano limiti) in questo modo si cerca di ridistribuire più equamente il peso degli azionisti, tentando di ridurre quello degli azionisti non produttori e degli azionisti sovra-rappresentati rispetto alla quota produttiva. Non è un caso che, come segnala la stampa neozelandese, alla vigilia del voto ci sia stata una corsa all’acquisto di frutteti da parte dei vertici di Zespri come Paul Jones, direttore e Craig Greenlees, ex presidente, entrambi anche membri di Kisp.

I maori. Tra le novità introdotte dal referendum che ridisegneranno lo statuto di Zespri, c’è la previsione di una rappresentanza nel board, dei produttori Maori che fino ad ora rimasti sempre fuori.

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