Goji italiano, una scommessa che parte dal sud

In poco più di un anno è riuscito a mettere insieme 15 ettari su scala nazionale e a fare di una bacca praticamente assente dalle tavole degli italiani perché poco conosciuta, un brand nazionale in forte ascesa che candida il goji a diventare uno dei prodotti di punta del made in Italy ortofrutticolo.

Il progetto. “Goji italiano” è una scommessa che parte dal sud Italia. L’idea è di Rosario Previtera, imprenditore di Reggio Calabria che dal 2015 ha lanciato la sua personale sfida produttiva con l’avvio di una filiera del tutto innovativa in grado di garantire margini più che doppi agli agricoltori locali rispetto a quelli che si ottengono con le colture tradizionali. In poco più di 12 mesi di lavoro hanno già aderito al progetto una trentina di aziende agricole di tre regioni (oltre alla Calabria anche la Basilicata e la Sicilia) e la previsione è quella di coinvolgere entro l’anno anche nuovi impianti in Sardegna e Puglia per arrivare a 20 ettari complessivi a fine del 2016 e raddoppiarli ulteriormente entro il 2018.

“Da anni assistiamo ad un progressivo abbandono dei campi – ci ha spiegato Rosario Previtera nel corso dell’evento veronese Fruit&Veg System, dove ha lanciato ufficialmente il brand “Goji italiano” -. I 15 ettari dei nostri impianti sono per lo più riconversioni di campi abbandonati o in cui erano state precedentemente espiantate colture di agrumi o kiwi considerate non più redditizie. Il confronto non regge se si considera che mentre gli agrumi, ad esempio, fruttano 15 centesimi al chilo oppure il kiwi 1,60 euro, con il Goji italiano si garantisce una remuneratività ai produttori di venti euro al chilo”

I vantaggi. In termini di redditività, nelle regioni in cui è stata avviata la coltura – si parla di un fatturato che arriva anche a 40mila euro per ettaro, destinato a raddoppiare dopo un anno di coltura con l’aumentare progressivo della produttività della pianta, e a triplicare il terzo anno. “Attualmente – continua Previtera – tutto il goji consumato in Italia e in Europa viene esclusivamente dalla Cina ed è solo prodotto trasformato. Quella che noi stiamo lanciando è una nuova filiera del made in Italy che ha standard qualitativi più elevati anche in ragione del fatto che produciamo solo prodotto Bio, ma che soprattutto punta sull’introduzione del prodotto fresco nelle abitudini alimentari degli italiani facendo leva sulle importanti proprietà nutraceiche di questo frutto noto con il nome di Lycium barbarum”.

Le prospettive. Il piano di sviluppo del brand “Goji italiano” prevede una vera e propria corsa alla crescita per i prossimi otto anni con un’unica condizione. “Chiediamo – precisa Previtera – che ogni aderente alla nostra rete, non possieda più di uno o due ettari. Questo serve per dividere equamente il rischio di impresa e evitare che si creino squilibri nella filiera. Unico gap: sappiamo già che non riusciremo mai a raggiungere la capacità produttiva richiesta dal mercato perché se anche arrivassimo a coltivare 10 ettari di Goji italiano per ogni regione in cui siamo presenti, non riusciremo mai a soddisfare la crescente richiesta del mercato nazionale, europeo e, in prospettiva, anche nordamericano”.

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