Un “gran consulto” per ristrutturare la filiera del fungo Pleurotus

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Raffella Lucato (azienda Mancon): “Da cinque anni registriamo cali produttivi importanti nella seconda parte della stagione e non ne conosciamo ancora le ragioni. Rischiamo di perdere quote di mercato a vantaggio dei competitor stranieri”


Un gran consulto per tentare di ristrutturare la filiera del fungo Plautorus ostreatus, il secondo fungo più coltivato in Italia, che da quattro cinque anni a questa parte accusa cali di produttività importanti che arrivano anche al 30% in meno dei volumi.

Una situazione grave che determina significative ripercussioni sul mercato dal momento che i produttori italiani non riescono più a rispondere come un tempo, alle richieste di continuità della fornitura tra maggio e giugno, imposte dalla gdo.

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Il calo dei volumi. “Non sappiamo ancora quali siano le ragioni – spiega Raffaella Lucato dell’azienda produttrice Mancon di Loreggia in provincia di Padova che fa parte della galassia di Opo Veneto – che stanno determinando questi cali produttivi importanti nella seconda parte della campagna. In pratica succede che quando le temperature cominciano ad aumentare i funghi non escono oppure vengono male causando, fra l’altro, anche un aumento dei costi di produzione dato dal maggiore ricorso alla manodera”.

Per far fronte a tutte queste problematiche, nel 2014 Lucato ha creato un gruppo di studio che, insieme alle considerazioni portate al tavolo di lavoro da parte di esperti nazionali e internazionali, parteciperà al gran consulto in programma il prossimo 21 luglio a Legnaro di Padova, nella sede di Agripolis (ore 15.30 edificio pentagono, primo piano, aula 14).

Il gran consulto. Si tratta, commenta Francesco Arrigoni di Opo Veneto – che interverrà al convegno con  una relazione  “Gdo, le richieste del mercato” – di creare condizioni ottimali di produzione attraverso la sperimentazione di nuovi metodi di coltivazione che portino a superare le attuali criticità. Raffaella Lucato, che presenterà una “analisi dell’attuale  situazione produttiva del Pleurotus”, sottolinea come il momento sia favorevole per questo fungo, la cui disponibilità è sensibilmente inferiore alle richieste.

Complessivamente in Italia si producono ogni anno più di 65mila tonnellate. Più della metà dei produttori (61%) sono situati in Veneto e l’intera produzione italiana (realizzata prevalentemente da circa un centinaio di grandi aziende) arriva a soddisfare solo una quota della domanda del Paese (distribuita prevalentemente nelle regioni del centro-sud) che oscilla intorno al 50%.

I competitor. “A causa dei cali produttivi, negli ultimi anni siamo costretti, nella seconda parte della campagna, a dire di no alle richieste della gdo e questo è molto rischioso perché ci fa perdere terreno a vantaggio di altri grandi competitor stranieri come ad esempio l’Olanda che è molto all’avanguardia dal punto di vista tecnologico o la Polonia che si propone sul mercato con prezzi competitivi dal momento che il costo della manodopera, che è quello che incide maggiormente per questa coltura, è inferiore del 60% rispetto a quello dell’Italia.

E’ importante lavorare nella direzione di “ristrutturare” la filiera che può guadagnare un ruolo di tutto rispetto anche perché garantisce buoni margini al produttore intorno ai 65 centesimi al chilo. Basti pensate che anche in considerazione della domanda sempre alta, il Pleurotus non si vende mai a meno di 2,10 euro al chilo”.

“Da questo consulto ci aspettiamo – conclude Lucato – la sinergia, la collaborazione tra gli attori della filiera ossia tra produttori di micelio, produttori di compost, aziende produttrici di funghi, in modo da ottimizzare le rese di produzione e la costanza nell’offerta. Con il conseguente aumento della reddività delle fungaie per permettere ulteriori investimenti in innovazione e tecnologie”.


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