Coldiretti, stop a prodotti stranieri che sfruttano il lavoro minorile

Nella black list nocciole e agrumi dalla Turchia; fagioli, cipolle e zucchine dal Messico; uva e aglio dall’Argentina

Secondo i dati dell’Unicef, lo sfruttamento del lavoro minorile, a livello globale, colpisce quasi 1 bambino su 10
Secondo l’Unicef, lo sfruttamento del lavoro minorile, a livello globale, colpisce quasi 1 bambino su 10

Nocciole e agrumi dalla Turchia; fagioli, cipolle e zucchine dal Messico; uva e aglio dall’Argentina. Sono alcuni dei prodotti simbolo dello sfruttamento minorile secondo la denuncia di Coldiretti.

Ettore Pradini “Tutti i prodotti che entrano nei confini europei devono rispettare gli stessi criteri”

Il neopresidente nazionale dell'associazione Coldiretti, Ettore Prandini
Il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini

La denuncia arriva in occasione della Giornata contro lo sfruttamento del lavoro minorile istituita dall’Organizzazione Internazionale del lavoro per il 12 giugno. La black list è elaborata sulla base della lista dei prodotti ottenuti con il lavoro minorile, stilata per il 2018 dal Dipartimento del lavoro statunitense. “È  necessario – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali, ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro ”.

La preoccupazione per l’accordo di libero scambio tra Ue e i Paesi del Mercosur

A preoccupare Coldiretti  è anche l’accordo di libero scambio che l’Unione Europea sta per siglare con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela). “Su alcuni – fa notare Coldiretti – gravano pesanti accuse del Dipartimento del lavoro Usa per sfruttamento del lavoro minorile per prodotti che arrivano anche in Italia. Per l’Argentina sono segnalati preoccupanti casi, dalla produzione dell’uva a quella di aglio”. Lo sfruttamento, a livello globale, colpisce quasi 1 bambino su 10, secondo l’Unicef.

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