Carciofo violetto foggiano, riconoscimento Igp nel mirino

Venerdì scorso a San Ferdinando di Puglia le principali aziende produttrici di 10 comunità hanno siglato il protocollo di intesa

Una regione ricca di eccellenze produttive con incredibili potenzialità, legate alle numerose denominazioni di origine (58 riconoscimenti Ig di cui 20 nel food) ma, in parte, ancora inespresse. Questa è la Puglia e queste sono le fondamenta del ragionamento sviluppato la settimana scorsa a San Ferdinando di Puglia (Barletta-Andria-Trani) in occasione della 59esima Fiera nazionale del carciofo mediterraneo.

L’obiettivo era riunire le più importanti aziende produttrici e farle lavorare insieme per l’avvio dell’iter per l’ottenimento dell’Igp del Carciofo violetto foggiano.

“E, dopo anni di confronto, finalmente venerdì scorso, al termine dell’incontro L’importanza del marchio Igp nel mercato nazionale e internazionale, il protocollo d’intesa è stato sottoscritto da 13 realtà produttive”, spiega a FreshPoint Magazine Salvo Garipoli, direttore di SgMarketing, che ha moderato il workshop.

La cultura del territorio fa da volano

“Questo è il primo step necessario per attivare l’iter di riconoscimento europeo di una tra le più rilevanti eccellenze ortofrutticole di Puglia e trova coese ben dieci comunità, a cominciare da San Ferdinando e Trinitapoli – continua Garipoli – Alla base c’è la presa di coscienza dell’importanza della valorizzazione dei prodotti legati alla cultura del territorio attraverso lo strumento di garanzia delle Indicazioni di origine comunitarie”.

Dopo avere analizzato gli step burocratico-amministrativi necessari per ottenere la Denominazione d’origine protetta e predisposto la documentazione utile per attivare l’iter, l’incontro è proseguito con gli interventi di Antonio Elia e Giancarlo Colelli dell’Università di Foggia, che hanno illustrato le caratteristiche agronomiche del carciofo dell’areale foggiano, evidenziandone i connotati di territorialità e storicità, e le applicazioni tecnologiche all’avanguardia in grado di monitorare ed identificare il prodotto anche da trasformato. Michele Zema, sales manager di CSQA, ha approfondito gli aspetti della gestione dei controlli di prodotto a sostegno e garanzia della qualità.

A chiusura lavori, la chiave esperienziale. Cristiana Furiani, presidente del Consorzio del radicchio di Verona Igp, ha raccontato il percorso intrapreso nel 1995 e concluso nel 2008 con l’ottenimento dell’Igp, evidenziando le opportunità economiche per gli operatori. “Cristiana Furiani – prosegue Garipoli – ha portato esempi concreti di valorizzazione per fare conoscere al grande pubblico l’eccellenza veronese attraverso il racconto del processo produttivo e delle modalità di consumo, fuori e dentro il punto di vendita. A seguire, Leonardo Odorizzi ha testimoniato l’efficacia della rete d’impresa La Grande Bellezza Italiana, come modello di valorizzazione commerciale. Sei aziende della produzione hanno deciso di collaborare per raggiungere nuovi mercati e nuovi clienti anche grazie alla qualità che le eccellenze Igp sono in grado di offrire”.


Garipoli tiene a sottolineare il ruolo del territorio nel percorso garantito: “Proprio il territorio rappresenta uno dei volani più efficaci per soddisfare sia le aspettative del consumatore finale, sempre più orientato a qualificare il proprio percorso di spesa, sia del retailer. Retailer che sa bene come provenienza e innovazione di prodotto siano fondamentali per un posizionamento distintivo”.

Il prossimo appuntamento è tra 12 mesi, alla 60esima edizione della Fiera del carciofo mediterraneo, quando i promotori intendono presentare il logo e la protezione nazionale transitoria dell’Igp.

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