Nel primo semestre 2026 l’export italiano di ortofrutta non trasformata ha generato più valore nonostante la contrazione dei volumi: le esportazioni sono aumentate del 4,4% a valore, mentre le quantità sono diminuite del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Import in crescita e saldo commerciale negativo

Un andamento che segnala una maggiore incidenza del valore medio delle merci esportate, ma che si accompagna a un quadro meno favorevole sul fronte dei quantitativi e a una crescente pressione dei costi. Sul versante opposto, le importazioni sono cresciute dell’1,6% in volume e del 7,1% in valore, determinando una bilancia commerciale negativa per 20,4 milioni di euro.
I dati, elaborati da Fruitimprese sulla base delle rilevazioni Istat relative al commercio estero italiano, mostrano inoltre un saldo negativo anche nel rapporto tra import ed export in quantità: le importazioni hanno superato le esportazioni di quasi 300.000 tonnellate, precisamente 297.478 tonnellate.
Frutta fresca, bene kiwi e fragole

La frutta fresca, principale voce dell’export italiano, ha registrato una riduzione dello 0,8% dei volumi, a fronte di una crescita del 3,1% del valore esportato. All’interno del comparto, le mele, che rappresentano oltre la metà delle esportazioni, segnano un rallentamento rispetto agli ottimi risultati degli anni precedenti: -4,34% in volume e -0,79% in valore.
Di segno opposto l’andamento dei kiwi, sostenuti dall’affermazione sui mercati delle nuove varietà gialle e rosse: le esportazioni sono cresciute del 12,32% in quantità e del 16,93% in valore. Bene anche le fragole, prodotto tipico dei primi sei mesi dell’anno, con un incremento del 15,76% in volume e del 14,92% in valore. Resta invece negativo l’export delle pere, per le quali si guarda alla possibile ripresa nella campagna autunnale.
Alla frenata di alcune produzioni corrisponde una maggiore necessità di approvvigionamento dall’estero. Le importazioni di frutta fresca sono infatti aumentate del 5,9% in volume e del 7,5% in valore, con le aziende che, in mancanza di prodotto nazionale, sono state costrette a rivolgersi sempre più ai mercati esteri.
Agrumi sotto pressione, cresce il ricorso all’estero
È negli agrumi che il fenomeno emerge con maggiore evidenza. Nei primi sei mesi dell’anno i volumi esportati sono diminuiti del 14,7%, mentre i valori hanno tenuto meglio, scendendo del 3,4%. Sul fronte delle importazioni, invece, si registra una crescita del 29,5% in quantità e del 32,4% in valore, con una bilancia commerciale negativa per oltre 20 milioni di euro.
A pesare sull’export è anche il quadro produttivo legato al ciclone Harry e alle altre problematiche che hanno interessato il comparto. I limoni, meno soggetti agli effetti del fenomeno, hanno visto crescere il valore delle esportazioni del 17,04%. Per le arance, al contrario, il calo è stato del 21,61% in volume e del 17,50% in valore.
Particolarmente vivace la frutta secca, che nel semestre ha registrato un aumento dell’export del 4,5% in volume e del 37,2% in valore. Ancora più marcato l’incremento delle importazioni: +8,6% in quantità e +18,1% in valore, con il valore dell’import che ha superato quota 1 miliardo di euro. Per Fruitimprese si tratta di un recupero significativo dopo due anni nei quali il comparto aveva smesso di crescere ai ritmi precedenti.
Ortaggi e tropicali, segnali contrastanti. Avocado inarrestabile
Per tuberi, legumi e ortaggi l’andamento delle esportazioni è pressoché analogo a quello generale: i volumi sono diminuiti del 4%, mentre il valore è cresciuto del 2,6%. Le importazioni del comparto sono scese del 5,9% in quantità e dell’11,6% in volume, mentre il valore dei pomodori importati è aumentato del 23,24%, nonostante una riduzione del 2,51% dei volumi.
Sul fronte della frutta tropicale, l’import cresce del 2,3% in quantità e del 5,3% in valore. L’ananas registra una ripresa del 9,95% in volume e del 15,45% in valore; in calo invece le banane, con quantità a -5,1% e valori a -2,35%. Continua infine la crescita dell’avocado, con volumi in aumento del 19% e valori del 7,13%.
Salvi: costi e logistica pesano sulla nuova campagna

“Sono soddisfacenti i risultati dell’export italiano di ortofrutta del primo semestre del 2026 -riflette il presidente di Fruitimprese Marco Salvi- ma testimoniano come già nei primi mesi dell’anno fossero tangibili gli effetti sfavorevoli delle guerre in atto, che hanno provocato un aumento generalizzato dei costi di produzione e importanti difficoltà logistiche, in particolare per chi si rivolge ai mercati asiatici.
In queste settimane stanno salpando i primi carichi di mele e, al momento, non vengono segnalate difficoltà per il passaggio del Canale di Suez; per quanto riguarda invece i Paesi Arabi siamo costretti a utilizzare il trasporto combinato nave-treno dal porto di Al Fujairah, oppure quello di Jedda e proseguire con i Tir con tragitti di oltre 2.000 km.
In pratica all’incremento generale dei costi di produzione, dovuti all’aumento dei combustibili, dobbiamo aggiungere quelli logistici per una campagna di esportazione che registrerà un aggravio per gli operatori tra il 20 e il 30%”. A queste difficoltà si aggiungono quelle produttive. “Le vendite dell’uva da tavola non stanno rispettando le aspettative, mentre la raccolta è ostacolata dal caldo e dall’umidità che non consentono di conservare a lungo il prodotto. Per quanto riguarda i kiwi, in Italia si prevede un raccolto in aumento per le varietà gialle e una riduzione della produzione per il kiwi verde; intanto in Grecia, nostro principale competitor, si stanno facendo i conti con una produzione in aumento del 30%”.
Per quanto riguarda gli agrumi – continua Salvi – in Spagna si prevedono due settimane di anticipo sulla raccolta ed è probabile che anche da noi il caldo stravolgerà i calendari produttivi. “Segnali incoraggianti per le pere Abate, con una produzione assolutamente non paragonabile a quella di 10 anni fa, ma leggermente in crescita rispetto alle recenti annate disastrose. Novità positive arrivano sul fronte dell’apertura dei nuovi mercati. Nel corso dell’estate si sono concluse le trattative per l’apertura del mercato vietnamita per i nostri kiwi e di quello dell’Ecuador per le pere; inoltre, nelle prossime settimane potremo spedire la prima uva da tavola italiana in Sudafrica, risultato ottenuto con la missione istituzionale del ministro Lollobrigida dello scorso mese di giugno a cui Fruitimprese ha preso parte”.
Da Bruxelles non arrivano invece buone notizie, prosegue Salvi. “Mentre per le Ngt (Nuove Tecniche Genomiche) ci sarà ancora molto da attendere per avere i primi risultati ed è in stallo la riforma delle norme sugli agrofarmaci, contrariamente a quanto dichiarato dal Commissario Hansen si continuano a togliere principi attivi dal mercato e non si forniscono alternative valide agli agricoltori”.
Un cenno, infine, al Ppwr sugli imballaggi che dal 12 agosto sta producendo i primi effetti, con una serie di regole e complicazioni. “La presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, nel corso del recente meeting di Rimini, ha definito il regolamento europeo sugli imballaggi come un insieme di norme rigide e controproducenti per le piccole e medie imprese. Samo totalmente d’accordo”.





