L’albicocca della Val Venosta cresce nel segno della qualità: 380 tonnellate e +15% #vocidellortofrutta

La campagna in corso conferma come territorio, raccolta manuale e valorizzazione dell'origine siano i punti di forza di una referenza di montagna che risponde alla crescente domanda di prodotti locali e ad alto valore aggiunto. A raccontarlo è Joachim Rabensteiner, direttore vendite di Vip Val Venosta

Albicocche di montagna Vip Val Venosta
Albicocche di montagna Val Venosta

Filiera corta, origine certificata e qualità sono oggi tra i principali driver d’acquisto nel reparto ortofrutta. Un orientamento sempre più marcato dei consumatori, alla ricerca di prodotti autentici, territoriali e capaci di raccontare una storia. L’albicocca della Val Venosta interpreta pienamente questa esigenza, grazie a una produzione limitata, coltivazioni in quota e una forte attenzione alla qualità lungo tutta la filiera. A raccontare l’andamento della campagna e le strategie di valorizzazione è Joachim Rabensteiner, direttore vendite di Vip Val Venosta.

Come sta procedendo la campagna dell’albicocca di montagna? Quali sono le vostre aspettative in termini di volumi e qualità rispetto alla scorsa stagione e quali fattori climatici hanno inciso maggiormente sull’annata?

La raccolta dell’albicocca di montagna della Val Venosta è iniziata quest’anno con un anticipo di circa sette-dieci giorni rispetto alla media stagionale (23 giugno, con le Orange Red bio, ndr). Con una produzione prevista di circa 380 tonnellate, stimiamo un incremento del 15% rispetto alla scorsa stagione. La qualità dei frutti è complessivamente molto buona. Le temperature elevate e persistenti delle ultime settimane hanno però accelerato sensibilmente il processo di maturazione. Questo comporta una maggiore concentrazione della raccolta e una conseguente riduzione del periodo di commercializzazione. Attualmente prevediamo una stagione di vendita più breve di circa una settimana rispetto agli anni normali (fino a inizio agosto, ndr).

L’albicocca di montagna della Val Venosta è apprezzata per il suo profilo gustativo. Quali caratteristiche organolettiche la distinguono dalle produzioni di pianura e quanto questo valore aggiunto viene percepito dal consumatore?

L'altitudine dona colore e aroma
L’altitudine conferisce colore

L’albicocca di montagna della Val Venosta si distingue già dal punto di vista estetico per la sua colorazione intensa e uniforme. L’altitudine e le temperature più fresche, soprattutto durante le ore notturne, favoriscono infatti uno sviluppo ottimale del colore. Le particolari condizioni climatiche consentono inoltre di ottenere un equilibrato rapporto tra zuccheri e acidità. Il risultato è un frutto dal sapore intenso, aromatico e armonioso, caratterizzato da una piacevole freschezza. Un’altra peculiarità molto apprezzata è la sua elevata succosità, che rende l’albicocca di montagna un prodotto di grande qualità e particolarmente gradito dai consumatori.

La coltivazione in quota richiede tecniche e attenzioni particolari. Quali sono le principali sfide del lavoro in campo, dalla gestione del frutteto fino alla raccolta, per garantire un prodotto di qualità costante?

Joachim Rabensteiner, direttore vendite di Vip Val Venosta
Joachim Rabensteiner

La coltivazione dell’albicocca di montagna in Val Venosta avviene prevalentemente in impianti estensivi e, in molti casi, secondo il tradizionale sistema dei frutteti sparsi. Una delle operazioni più importanti durante la stagione è il diradamento manuale dei frutti, analogo a quanto avviene nel comparto melicolo. Le condizioni di coltivazione in quota consentono solo in misura limitata l’utilizzo della meccanizzazione, rendendo il lavoro particolarmente impegnativo e caratterizzato da un elevato impiego di manodopera. Proprio questa attenzione manuale contribuisce in maniera determinante all’elevata qualità del prodotto finale.

Anche la raccolta viene effettuata con grande cura: le albicocche vengono colte mediamente in quattro o cinque passaggi, così da raccogliere ogni frutto nel momento ideale di maturazione. Questo garantisce al consumatore un’esperienza gustativa ottimale. La sfida principale rimane il rischio di gelate primaverili. Poiché l’albicocco fiorisce molto precocemente, eventuali abbassamenti delle temperature nel mese di aprile possono compromettere significativamente la produzione.

Qual è oggi il ruolo della gdo nella valorizzazione dell’albicocca di montagna? State sviluppando progetti con i retailer, attività promozionali o soluzioni di packaging pensate per raccontare meglio l’origine e le peculiarità del prodotto?

Considerati i volumi limitati di produzione, l’albicocca di montagna della Val Venosta viene commercializzata soprattutto attraverso la grande distribuzione locale. In questo contesto è possibile valorizzare al meglio l’origine regionale del prodotto e garantirne un adeguato posizionamento sul mercato. I consumatori apprezzano particolarmente la provenienza locale, la filiera corta e l’elevata qualità delle albicocche.

A supporto della commercializzazione realizziamo anche attività promozionali mirate. L’intensità di queste iniziative dipende tuttavia dalla disponibilità del raccolto, che può variare sensibilmente di anno in anno a causa delle caratteristiche dell’agricoltura estensiva e delle condizioni climatiche.

Come si compone oggi la vostra offerta varietale e quali sono le caratteristiche distintive delle diverse cultivar? In prospettiva, vedete margini di crescita per questa referenza sia in termini produttivi sia di presenza sugli scaffali?

L’offerta varietale è dominata dall’Albicocca della Val Venosta, che rappresenta circa il 60% della produzione totale. Si tratta della varietà autoctona e tradizionale del territorio, commercializzata esclusivamente a livello locale e considerata un elemento distintivo dell’identità agricola della valle.

A questa si affiancano la varietà Goldrich, con circa il 30% della produzione, e Orange Red, che rappresenta il restante 10%. Per il futuro non sono previsti significativi ampliamenti produttivi. La nostra strategia punta infatti non all’aumento dei volumi, bensì al mantenimento di elevati standard qualitativi e alla valorizzazione dell’origine regionale del prodotto.

 

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