Un mattoncino alla volta, come nella costruzione di un Lego, per guardare al futuro di un prodotto strategico nel reparto ortofrutta, a partire dalle parole chiave espresse dai partecipanti al Summit Anguria organizzato a Roma da Basf Nunhems, il brand sementiero della multinazionale tedesca, che ha riunito in un interessante confronto tutti gli attori della filiera, dal mondo della produzione a quello distributivo, con un’analisi su produzione e consumo guardando in particolare i consumatori in Italia e in Germania.
La gdo e l’anguria tra Italia e Germania
Partiamo dall’ultimo anello della filiera, da sempre nostro focus, per capire come due gruppi distributivi come Pac2000A Conad e Rewe, attraverso Eurogroup Italia, stanno gestendo l’anguria nella categoria ortofrutta all’interno delle catene, sia in Italia sia in Germania.
Giordano Giorgi ha incentrato il suo intervento sui due principi chiave della sua attività: qualità e prezzo. Ha illustrato la complessità operativa di Pac2000A Conad, che copre cinque regioni, dall’Umbria fino alla Sicilia, gestendo di conseguenza esigenze dei consumatori molto eterogenee. Se negli ipermercati lo spazio permette un assortimento più profondo, nei negozi di vicinato come Margherita e Conad City, gli spazi ridotti impongono un assortimento molto più ridotto e scelte mirate. Per l’anguria, questo si traduce in una preferenza netta per i formati medio-piccoli, come l’anguria midi e la mini. Giorgi ha sottolineato che questa tendenza risponde anche a un cambiamento sociale: le famiglie non sono più numerose e un’anguria intera tradizionale è “più difficile da gestire” nel frigorifero. Riguardo ai trend di mercato, ha osservato che l’anguria nera prende sempre più piede e gode di un forte appeal. Tuttavia, la regina delle vendite rimane l’anguria tradizionale.
Gordan Toleveski head of source and sales di Eurogroup Italia ha esordito con il motto del gruppo: “Prima la qualità e dopo viene la disponibilità del prodotto“. Ha insistito sull’importanza di mantenere la promessa fatta al cliente: se un prodotto non raggiunge lo standard richiesto, “non viene messo nei negozi”. Ha evidenziato i controlli rigorosi, sottolineando come il 70% dei prodotti provenienti dall’Italia sia controllato dai tecnici Rewe. Toleveski ha descritto il consumatore tedesco come estremamente consapevole e concreto. La prima percezione del prodotto è visiva: il cliente si aspetta un prodotto “pulito, senza imperfezioni sulla buccia“. Le richieste sulla qualità interna sono altrettanto precise: l’anguria deve essere dolce, di colore rosso, croccante e, tassativamente, “senza semi”. Ha specificato che i consumatori (soprattutto i bambini) non gradiscono nemmeno i micro-semi. La sfida principale, secondo Toleveski, è la difficoltà nel controllo qualità non invasivo, poiché “sono passati i tempi in cui l’anguria veniva tagliata a triangolino”. Il rischio è alto: un consumatore che riceve una “delusione” due volte (per esempio un prodotto “farinoso”) è un cliente perso, che non viene la terza volta.
La timeline dell’evoluzione dell’anguria secondo Basf Nunhems
I lavori della giornata sono stati introdotti dall’intervento di Mirco Barbieri, head of region Emea per Nunhems, che ha ribadito come l’innovazione sia il pilastro dell’azienda, definendola come una ricerca genetica “fortemente proiettata verso il mercato e il consumatore finale” Barbieri ha ripercorso gli ultimi 25-30 anni di evoluzione dell’anguria, tracciando una timeline precisa dell’impegno di Nunhems.
Anni 2000: Focus sullo sviluppo del senza semi, mantenendo però forti investimenti sul tradizionale precoce.
2005: La prima vera rivoluzione con l’introduzione del microseme (super small seed), che ha trasformato sia il prodotto sia gli impollinatori dedicati.
2017: Un netto cambio di paradigma con l’arrivo sul mercato italiano dell’anguria nera senza semi SugarBaby
2025: L’affermazione della mini senza seme, definita “l’uovo di Colombo” per la sua capacità di rispondere perfettamente alle richieste del consumatore moderno, per cui Nunhems offre ora un assortimento completo.
Guardando al futuro, la ricerca si sta concentrando su due segmenti chiave: le mini con microseme, puntando a un’altissima qualità organolettica, e le angurie “personal”. Queste ultime, descritte come un formato pret-a-porter, sono pensate per aprire e conquistare nuovi momenti di consumo.
L’anguria sta crescendo a livello produttivo
L’analisi di Elisa Macchi del Cso Italy ha fatto il punto sulla produzione di angurie nel nostro paese, “L’Italia ha visto una notevole espansione delle superfici dedicate all’anguria, raggiungendo circa 18.000 ettari. Questa crescita, registrata almeno fino al 2025, sta progressivamente colmando il divario con la Spagna, il principale produttore europeo, che si è invece stabilizzata sui 21-22.000 ettari. La produzione italiana si attesta stabilmente intorno al milione di tonnellate, con un picco recente nel 2025 vicino a 1,2 milioni di tonnellate. A livello geografico, la coltivazione è suddivisa per circa il 20% al Nord (Lombardia ed Emilia-Romagna) e l’80% nel Centro-Sud (Lazio, Puglia, Sicilia, Campania). Parallelamente, si è assistito a una significativa evoluzione varietale: c’è stato uno spostamento significativo dalle tipologie tradizionali verso i formati mini e midi.
I principali mercati di destinazione europei mostrano una domanda in forte crescita. La Germania, nostro principale sbocco, continua ad aumentare le importazioni. L’Italia è riuscita ad approfittare di un calo spagnolo, mantenendo le quote di mercato acquisite anche dopo il ritorno della concorrenza. Anche Francia e Regno Unito (quest’ultimo con crescita “quasi esponenziale”) sono mercati molto dinamici.
Consumatore italiano e tedesco di anguria a confronto
L’analisi presentata da Sergio Grasso di Nielsen IQ si concentra sul consumatore di anguria in Italia e Germania, basandosi su una ricerca mirata esclusivamente a famiglie che hanno acquistato il prodotto nell’ultimo anno. Emergono diverse motivazioni d’acquisto: il driver principale comune per entrambi i paesi è il gusto, seguito dall’associazione con l’estate e le vacanze. Esistono però delle differenze, infatti il consumatore italiano vede l’anguria come un prodotto dissetante e salutare, mentre in Germania prevale la versatilità, poiché è considerata un acquisto sicuro che “piace a tutti, grandi e piccini”.
Riguardo le occasioni di consumo, entrambi i mercati percepiscono il frutto come “sano e salutare“, ma l’Italia mostra un legame quasi doppio con la convivialità, intesa come prodotto da condividere con ospiti e famiglia. Il target demografico principale in entrambi i paesi è composto dai bambini tra i 4 e i 13 anni e dalla fascia adulta centrale, presumibilmente i loro genitori; si nota invece una difficoltà nell’attrarre i giovani adulti tra i 20 e i 24 anni.
Al momento dell’acquisto, la qualità visiva e la maturazione percepita sono al primo posto per tutti, tuttavia l’italiano è molto più attento all’origine e alla provenienza del prodotto, mentre il consumatore tedesco risulta più sensibile al fattore prezzo. L’analisi sui formati evidenzia una forte fedeltà alla tipologia: il numero medio di formati diversi acquistati è solo 1,3, suggerendo che il consumatore tende a rimanere sulla sua scelta abituale. La Germania mostra una preferenza per formati piccoli, e anche l’anguria “a cubetti”, seppur una nicchia, è molto più diffusa che in Italia, dove il mercato resta più “tradizionale”.
Per quanto riguarda il seedless, circa il 50% delle famiglie è “misto”, acquistando sia la versione con semi che quella senza, spinta dalla praticità. Infine, le aree di miglioramento richieste dai consumatori mostrano le differenze più nette: il consumatore italiano chiede “aiuto” e una “leva comunicazionale” forte, desiderando più informazioni su origine, tracciabilità e su come scegliere il prodotto giusto. Al contrario, il consumatore tedesco è “molto più consapevole”, non chiede comunicazione ma un “miglioramento del prodotto” stesso, richiedendo formati ancora più piccoli e un frutto “privo di imperfezioni”.
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