Benedetti, Unitec: in Italia poca innovazione

«La tecnologia è indispensabile al settore ortofrutticolo per non tradire la fiducia dei consumatori, condizione fondamentale per invertire il trend negativo dei consumi». Ne è convinto Angelo Benedetti, presidente di Unitec, azienda ravennate leader nel campo delle macchine per processare frutta e verdura.

Durante il Macfrut di Cesena Benedetti ha illustrato il proprio punto di vista sul futuro dell’ortofrutta, spiegando che uno dei problemi maggiori è la difficoltà nel consegnare sempre un prodotto con qualità standard. «Questo è un fattore che destabilizza il consumatore, facendogli perdere fiducia e che alla lunga incide negativamente sui consumi. Per raggiungere un livello elevato e standardizzato dei prodotti che arrivano nei reparti ortofrutta è indispensabile la tecnologia, quella più avanzata. Oggi, infatti, esistono macchine in grado di selezionare frutta e verdura come nessun occhio umano è in grado di fare, perché riescono a “vedere” all’interno dei prodotti, valutandone il grado di maturazione, la durezza, l’acidità e la quantità di zucchero».

Secondo Benedetti la tecnologia è importantissima anche per l’internazionalizzazione del consumo di ortofrutta. Un frutto maturo non può sostenere un viaggio di 40 giorni, quindi una selezione accurata può scegliere quali sono i prodotti più adatti a lunghe spedizioni e quali no. «La frutta italiana si è spesso giocata la faccia a causa di raccolti sbagliati – afferma il numero uno di Unitec – per esempio perché i frutti erano troppo acerbi: ci sono frutti che maturano anche dopo colti, altri no, come i kiwi».

Il marchio di Lugo ha presentato all’expo cesenate le ultime novità in fatto di tecnologie per la selezione della frutta: dallo svuotamento al confezionamento, fino alla strategica fase di selezione non distruttiva dei frutti. E i ragionamenti di Benedetti sono supportati dai numeri: Il fatturato 2014 è previsto in crescita a 62 milioni di euro, 12 in più rispetto al 2013, che già aveva visto un aumento del 25% sul 2012. Il 95% del giro d’affari è all’estero. Per l’Italia Benedetti spende parole dure: «Mentre gli altri corrono noi camminiamo, manca la volontà di essere rapidi e stare al passo con i tempi, con i cambiamenti. All’estero si aggiornano, ad esempio in Spagna e in Cile, noi siamo troppo lenti».

Per quanto riguarda i mercati esteri più strategici, Benedetti non ne ha indicati di particolari, mentre ha ammesso che Cina e Russia sono piazze difficili: «In Cina avevamo anche una filiale, ma abbiamo chiuso. Sia a Pechino che a Mosca manca la mentalità per fare impresa in modo adeguato. Secondo uno studio – rivela – la Cina risulta essere il paese meno affidabile, seguito proprio dall’Italia».

Stuzzicato dai giornalisti, il presidente di Unitec non si è sottratto a dire la sua sul capitolo fiere, a partire dall’ormai certo trasloco di Macfrut da Cesena a Bologna: «Sono molto legato a Cesena, se penso che Macfrut non sarà più qui mi viene una stretta al cuore, ma il mondo si evolve e se vogliamo davvero un’internazionalizzazione della rassegna dobbiamo renderla raggiungibile nel minor tempo possibile. Avere vicino un aeroporto è fondamentale».

Per quanto riguarda la proliferazione delle rassegne (nel 2015 oltre a Macfrut dovrebbero esserci Fruit Innovation a Milano e Fruit Gourmet Expo a Verona), Benedetti è chiaro: «Si va in ordine sparso, questo mette in evidenza la scarsa creatività italiana. Un settore come quello dell’ortofrutta non può permettersi tre fiere. Servirebbe un unico appuntamento fatto bene, con grandi numeri».

Nella foto una delle selezionatrici di Unitec in esposizione allo stand allestito dall’azienda ravennate durante l’ultima edizione di Macfrut.

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