Fragole: dati, varietà, export e le “due Italie” della produzione

L’innovazione varietale è importante per un settore in ripresa sia in termini di superfici coltivate sia di consumi, mentre la destagionalizzazione favorisce l’export

di Vittorina Fellin

La fragola italiana, dopo alcuni anni di difficoltà, è in ripresa grazie a una spinta innovativa che parte dal miglioramento varietale e dalla messa a punto di tecniche produttive che consentono un calendario di produzione più ampio, sfruttando al meglio le straordinarie caratteristiche del territorio italiano con le variazioni climatiche, ideali per la diversificazione della produzione.

I dati delle fragole in Italia

La campagna 2017 conferma il trend positivo della fragolicoltura meridionale, che registra circa 2.300 ettari dedicati a questa importante primizia. Basilicata e Campania dominano la scena con quasi la metà dell’intera produzione nazionale, mentre Emilia Romagna e Veneto, le due regioni settentrionali più rappresentative, registrano un calo significativo in termini produttivi.

IL DIVARIO
NORD E SUD ITALIA
Quasi la metà della  superficie destinata
alla fragolicoltura nel nostro Paese è
concentrata in Basilicata e Campania
Al Sud si coltivano maggiormente
piante in pieno campo
mentre al Nord in coltura protetta

Nord e Sud si differenziano nettamente per il sistema produttivo. Quello meridionale più concentrato su piante fresche mira alla qualità del prodotto a seguito di una prolungata raccolta di pochi frutti per stacco. Il Nord invece, più incline a piante frigoconservate, è orientato verso la quantità concentrata in stacchi medi di 200-300 grammi per volta (al Sud questi quantitativi si raggiungono in 7-8 interventi di raccolta).

La forte correlazione negativa tra resa e qualità ha indotto i produttori del Nord a scegliere varietà molto produttive, ma spesso caratterizzate da frutti di qualità poco elevata con ovvie ripercussioni in termini di prezzo.

Costi di produzione ancora troppo elevati, in particolare al Nord, sovrapposizione delle produzioni più precoci del Nord con quelle del Sud, difficoltà legate alla logistica, forte segmentazione del mercato data dalla differenziazione delle varietà e concorrenza estera sulla base di prezzo e qualità, Spagna in primis, limitano le possibilità di espansione del settore. La risposta risiede nella capacità dei produttori di organizzare il mercato e creare un vero e proprio sistema della fragola italiana, oggi mancante.

La produzione di fragole suddivisa per regioni

Secondo gli ultimi dati Istat (aggiornati al 2016), la produzione nazionale di fragole si attesta attorno alle 135mila tonnellate, 100mila sotto serra e 35mila in pieno campo mentre nel 2017 le superfici sono arrivate a poco più di 3.640 ettari, segnando un aumento del 3% rispetto agli investimenti del 2016 (indagine condotta da Cso Italy di Ferrara sul proprio campione di aziende in Italia). Di queste, l’84% riguardano impianti in coltura protetta (+ 4% rispetto al 2016) mentre il rimanente 16% in pieno campo (- 2%).

La Basilicata è la prima regione di produzione con 892 ettari, territorio che in un decennio è passato a una crescita di prodotto di ben dieci punti (dal 14% al 24%).In linea con gli incrementi registrati già negli ultimi anni, rafforza gli investimenti del 4% rispetto al 2016. Segue la Campania, con circa 860 ettari, che incrementa gli investimenti nel settore del 5% rispetto allo scorso anno. Da sole le due regioni rappresentano il 47% della fragolicoltura nazionale. Stabili gli investimenti in Sicilia, terza regione in ordine di importanza, con 315 ettari e, poco distante, con 312 il Veneto che aumenta del 5%.

Prosegue la flessione della coltivazione in Emilia Romagna, -3% rispetto all’anno precedente, mentre scende del 6% in Calabria; in aumento del 3% il Piemonte. Costanti le provincie di Trento e Bolzano dove sono impegnati consorzi importanti come Sant’Orsola e Melinda nella prima e Vi.P. Val Venosta nella seconda.

Le nuove varietà e l’export che cresce

L’introduzione delle nuove varietà ha favorito, in parte, la destagionalizzazione del prodotto anche in favore dell’export.  Infatti se in Italia il consumo di fragole è ancora molto legato alla stagione primaverile e si riduce ampiamente negli altri mesi dell’anno, i consumatori del Nord Europa sono più inclini all’acquisto tutto l’anno.

La disponibilità di prodotto su tutti i mesi dell’anno diventa, pertanto, una risorsa fondamentale per strutturare le politiche di export.

In Italia si parte da gennaio-febbraio con le coltivazioni precoci in serra del sud Italia, per proseguire nei mesi primaverili, sempre nel Meridione, e procedere alle raccolte successive, nel mese di maggio in Emilia-Romagna e Veneto, anche in piena aria, e ancora con le produzioni piemontesi, dell’Alto Adige e calabresi in agosto e settembre. Il ciclo ricomincia poi con le produzioni invernali dal sud Italia.

Negli ultimi anni si è ristretto il panorama varietale in quanto i produttori stanno privilegiando cultivar qualitativamente superiori, valorizzate e comunicate al mercato grazie all’adozione di marchi commerciali.

I casi di successo di Candonga e Sabrina la fragola italiana

È il caso del marchio Candonga Fragola Top Quality, che identifica la fragola della cultivar Sabrosa prodotta in Basilicata dai produttori riuniti nel Club Candonga un brand Premium Price, che si distingue per provenienza, tecniche di produzione e cultivar.

La cultivar Sabrosa nasce in Spagna dopo sette anni di prove ed incroci naturali nei centri sperimentali di Planasa, leader mondiale nella produzione di asparagi e piante di
fragole. Nel 2004 inizia la commercializzazione e oggi è una delle varietà più coltivate nei Paesi del Mediterraneo tra cui la Basilicata, dove nel Metapontino ha trovato il suo habitat naturale (80% della produzione).

Nel 2013 grazie all’intuito e alla volontà di Carmela Suriano, imprenditrice agricola e manager lucana, nasce il Club Candonga un consorzio volto alla valorizzazione e promozione della varietà Sabrosa, coltivata da un gruppo di produttori lucani secondo un rigido disciplinare di produzione. Il marchio registrato con cui viene commercializza la cultivar del club è Cand onga Fragola Top Quality.

L’obiettivo del Club è di valorizzare la produzione di qualità attraverso strategie di marketing e comunicazione e con una struttura orizzontale dove progetti, obiettivi e valori vengono condivisi da tutti i soci.

Grazie al progetto del Club Candonga, la fragola è diventata il frutto del riscatto dell’ortofrutta italiana e sinonimo di qualità e territorialità. In un solo anno le Candonga Fragola Top Quality convincono il mercato italiano, raggiungendo un prezzo di listino che le
posiziona nella fascia Premium.

Nel 2017 il Club annovera ben 20 soci e una superficie investita a cultivar Sabrosa di circa 380 ettari, oltre la metà degli ettari di Sabrosa coltivati in Basilicata. Significativo anche l’incremento produttivo con circa il 30% di ettari in più rispetto al 2016 ed una produzione di circa 20.000 tonnellate di Candonga Fragola Top Quality.

Altro esempio di valorizzazione e differenziazione dell’offerta, proviene dal Casertano dove la Cooperativa Sole, azienda leader nella produzione di fragola, ha puntato sulla cultivar Sabrina, offrendo al mercato un prodotto di alta qualità con il marchio “Sabrina la fragola italiana”.

In Basilicata, Campania e Calabria il 70% della coltivazione di fragole appartiene a queste due varietà. Per le coltivazioni dell’Emilia-Romagna, che arrivano sul mercato in un periodo successivo, si confermano varietà particolarmente adatte all’esportazione come Clery e una novità che sta prendendo piede in questi anni, Sibilla.

Le fragole di alta montagna della Val Martello

La Val Martello, sul fianco sud della Val Venosta, rappresenta una nicchia fragolicola di raro pregio qualitativo. La produzione di fragole che si estende dai 900 ai 1800 metri di quota – da qui l’appellativo fragole di montagna – è concentrata su circa 50 ettari mentre altri 30 ettari sono dedicati a mirtilli, more, ribes, lamponi, albicocche e ciliegie.

Le fragole della Val Martello hanno la peculiarità di giungere a maturazione molto lentamente, rendendosi così disponibili tardivamente rispetto alle colture tradizionali. Il periodo di raccolta va dalla seconda settimana di giugno fino a metà settembre per le aree più vicine ai ghiacciai, ma il 60% della raccolta si concentra nel mese di luglio.

Südtirol Erdbeerernte im Martelltal Copyright by Institut für Wirtschaftsförderung Bozen und SMG Bozen Fotografie: Frieder BlickleLe varietà prodotte in Val Martello sono principalmente della varietà olandese Elsanta (70% della superficie coltivata), Marmolada Onebor (20%) e Darselect, tutte varietà dalle ottime caratteristiche organolettiche, qualitative e di conservabilità. Negli ultimi anni sono allo studio anche una trentina di nuove varietà da introdurre, tra cui Gallia, Arosa e Alba.

Il mercato di riferimento continua ad essere quello italiano (90%), con la restante percentuale distribuita tra Germania e Austria. I principali canali distributivi sono quelli tradizionali all’ingrosso o la vendita diretta, mentre la gdo registra un trend in aumento. Vi.P, l’associazione produttori ortofrutticoli della Val Venosta, si occupa della commercializzazione e valorizzazione del prodotto.

Quando e chi compra le fragole in Italia

I consumi di fragola rappresentano solo il 2% degli acquisti annuali di frutta fresca delle famiglie italiane, a causa della stagionalità che ancora contraddistingue il frutto. Il trend però è in aumento sia per gli acquisti al dettaglio che per gli acquisti fuori casa e fuori stagione. Nel 2016 l’indice di penetrazione risale all’81%; le famiglie italiane che almeno una volta nell’arco dell’anno hanno acquistato fragole tornano ai livelli di tre anni fa. Escludendo l’exploit del 2008, quando si raggiunse il 90%, il valore attuale si posiziona tra i più elevati nella serie storica. Ogni nucleo familiare acquista mediamente circa 4,14 kg per una spesa totale di 14,4 euro.

Lo scorso anno il mese con il maggior consumo di fragole è stato quello di aprile, arrivato a superare la soglia delle 25mila tonnellate, dato che lascia il segno se si pensa che solo dieci anni fa il consumo superava di poco le 10mila tonnellate.

Negli acquisti il Sud Italia dimostra una certa variabilità, mentre il frutto perde appel nelle regioni del Centro. Il Nord, in particolare in Nord Ovest, mantiene alta la percentuale di penetrazione (88%).

Le famiglie composte da 1 o 2 soggetti accentrano oltre il 60% dei volumi totali di fragole acquistate in Italia, le prime nel corso del 2016 lo hanno fatto spendendo mediamente 3,56 euro/Kg (il prezzo più elevato) mentre per le bicomponenti il prezzo medio di acquisto scende a 3,44/Kg. Nei nuclei più ampi, più attenti alla spesa, il prezzo scende a 3.34/Kg.

Interessante notare come i forti acquirenti di fragole sono i 65 enni e oltre con il 39% degli acquisti, seguono i responsabili acquisti con età compresa fra i 45 ed i 54 anni con il 21% delle fragole nazionali, mentre gli under 34 si attestano sul 6% in forte contrazione rispetto al passato (dati CSO Italy su dati Gfk Italia, “Report Fragole 2016: l’analisi completa degli acquisti per il consumo domestico di fragole fresche in Italia“).

Sempre per quanto riguarda gli acquisti, il consumatore italiano è fortemente propenso all’acquisto d’impulso, caratteristica rara all’interno del reparto ortofrutta, e incline al prodotto biologico (ricerca Monitor Ortofrutta 2016).

Predilige frutti caratterizzati da elevati contenuti zuccherini e da una media acidità e una buona aromaticità della polpa. Per questo le nuove varietà, più attente ai requisiti organolettici, trovano maggiore diffusione.

Il concorrente più agguerrito della fragola lo ritroviamo all’interno della sua stessa categoria: e sono i mirtilli (berries), sempre più amati dai consumatori globali per lo status di “superfood” e per la versatilità del consumo.

Dal 2006 la grande distribuzione organizzata ha conquistato stabilmente la fetta più grossa degli acquisti di fragole nel nostro Paese. Iper, super, discount e superette hanno visto un crescendo inarrestabile, in termini di volume sul totale, attualmente al 67%. In valori assoluti si tratta di oltre 58mila tonnellate di merce di cui il 40% è rappresentato dai supermercati, il 13% dai discount, il 12% dagli iper e il 2% dalle superette. Anche nel caso specifico delle fragole, si segnala l’impennata dei discount che nell’arco di dieci anni hanno raddoppiato il volume.

Sul piano dei canali cosiddetti tradizionali qualcosa si muove, a fronte di un volume di acquisti di quasi 27 mila tonnellate, scendono ancora una volta gli ambulanti che rappresentano il 12% del totale acquisti, mentre sale dal 17 al 19% l’importanza dei dettaglianti specializzati.

La fragola nel mondo, Italia dodicesima

Il primo produttore mondiale di fragole, secondo i dati Faostat aggiornati al 2014, è la Cina, che con i suoi 3,1 milioni di tonnellate stacca ampiamente il secondo produttore, gli Stati Uniti, che si attestano con una “modesta” produzione di 1,4 milioni.

A seguire, il Messico con 459mila ton, la Turchia (376mila ton), e la Spagna (quasi 292mila ton) mentre per trovare l’Italia dobbiamo scendere fino alla 12esima posizione.

Gli Usa hanno le risorse per spedire il loro prodotto praticamente ovunque nel mondo compresa l’India, anche se gli scambi commerciali interessano, come per il Messico, maggiormente l’area Panamericana.

Tra i principali esportatori mondiali di fragole, figurano molti paesi dell’Europa e dell’area Mediterranea. La Spagna (leader mondiale) è seguita dai Paesi Bassi e Belgio che esportano in parte la produzione nazionale ed in parte riesportano il prodotto proveniente da altri Paesi.

L’Italia si colloca al nono posto tra i principali esportatori mondiali di fragole. Il differenziale tra i vari Paesi è rappresentato dall’epoca di raccolta che determina a sua volta le politiche di prezzo in corrispondenza della disponibilità del prodotto sul mercato.

Spagna, Egitto, Israele, Grecia ed Italia concentrano le quantità raccolte tra la fine dell’inverno e la primavera. Francia, Paesi Bassi, Germania e Polonia entrano sul mercato a fine primavera ed in estate.

Nonostante il saldo commerciale, i dati confermano che è in atto, anche nell’export, un’inversione di tendenza, spinta dalle ottime performance di alcune varietà che stanno riscuotendo l’attenzione di consumatori e operatori, considerando che nel 2017 l’Italia è comunque cresciuta sui mercati internazionali.

La breve shelf life delle fragole limita l’area di interesse italiano ai Paesi europei. L’86% del totale è, infatti, ancora verso Germania e Austria mentre la restante parte è indirizzata principalmente verso la vicina Svizzera.

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