Frutta estiva, inizio difficile per la campagna 2017

Giancarlo Minguzzi, presidente di FruitImprese Emilia Romagna

Secondo Minguzzi di Fruitimprese Emilia Romagna a pesche, nettarine, albicocche serve più qualità


Il mercato non premia la frutta estiva che accusa un inizio di stagione difficile, contrariamente a quanto avveniva lo scorso anno per pesche, nettarine e albicocche.  “Il caldo precoce e le quantità superiori allo scorso anno di albicocche, pesche e nettarine provenienti da Spagna e Sud Italia hanno preso in contropiede la Gdo europea che aveva gli scaffali pieni di altri articoli”. E’ il commento di Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia Romagna, l’associazione che riunisce le grandi imprese private commerciali dell’ortofrutta della regione, per un fatturato globale di 900 milioni di euro l’anno (realizzato per il 60% dall’export), e della Op Minguzzi di Alfonsine (Ra).

Per quanto riguarda le albicocche, come ha fatto notare Minguzzi, primo prodotto della frutta estiva ad arrivare sul mercato, la Gdo ha dovuto iniziare con varietà dal Sud Italia quali Ninfa e Tyrinthos di scarsa qualità che hanno bloccato il consumo. Quindi varietà ottime che si stanno raccogliendo ora quali Bora, Mediabel, Kioto e Lady cot subiscono le conseguenze di un inizio di stagione sbagliato. I prezzi si posizionano a 45-50 cent al kg per le albicocche.

 

Basse quotazioni per pesche e nettarine

“Con le pesche e le nettarine – prosegue Minguzzi – si è incominciato con buona qualità organolettica, ma di scarsa pezzatura, per cui i prezzi si sono stabilizzati in basso. Fino a metà giugno si è sentita la pressione del prodotto spagnolo, con volumi superiori allo scorso anno del 30%. Da questa “impasse” potrebbe uscirne illeso il prodotto del Centro e Nord Italia, con l’arrivo del mese di luglio, quando la pressione dal Sud Italia e dalla Spagna si sarà allentata. Al momento i prezzi alla produzione sono assestati a 30-40 cent al kg per le pesche”.

Sta invece mantenendosi su buoni livelli la vendita di meloni e cocomeri grazie ad una scarsa offerta e a una buona richiesta in tutto il Nord Europa. Diversamente, il mercato delle ciliege sta soffrendo causa una concentrazione di raccolto, fatte salve alcune buone varietà nella zona tipica di Vignola.

“Come altri anni è capitato, la sovrapposizione produttiva tra Spagna e Italia ha giocato un brutto scherzo alle quotazioni delle nostre drupacee in avvio di stagione, cui si è aggiunta la presenza sul mercato di prodotto non sempre all’altezza delle attese di qualità e gusto dei consumatori. Con l’arrivo del caldo e l’entrata sul mercato delle produzioni del Nord, dovrebbero riprendersi sia i consumi che le quotazioni.

 

Necessaria più qualità

Conclude Minguzzi: “La frutta estiva è esposta ogni anno alle variabili del clima e della competizione commerciale tra i paesi produttori del mediterraneo. L’Italia deve poi fare i conti col continuo calo dei consumi che, assieme a quotazioni al di sotto dei costi di produzione, rappresenta una miscela micidiale che mette a rischio il futuro di un comparto in cui l’Italia era leader in Europa. Sia per pesche e nettarine che per le albicocche –  un frutto sempre più apprezzato per la facilità con cui lo si può mangiare – vale un solo criterio: qualità innanzitutto.  Bisogna abbandonare le varietà produttive ma di scarsa qualità e puntare invece sulle tipologie più gustose. Solo proponendo frutta buona si può sperare di invertire il trend del calo dei consumi e di tornare a conquistare’ il consumatore”.


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