Triplicare la shelf-life di fragole e mirtilli attraverso un additivo ottenuto dagli scarti della lavorazione della liquirizia e integrato nelle plastiche industriali per il packaging alimentare. Alkelux, startup deeptech, ha sviluppato un additivo naturale, appartenente alla famiglia dei nanomateriali, con attività antimicrobica contro virus, batteri e funghi. L’azienda sta ora lavorando alla fase di certificazione e industrializzazione: l’impianto pilota di 4 tonnellate annue, a Sassari, è previsto nel primo trimestre del 2027, con l’obiettivo di arrivare sul mercato nell’estate dello stesso anno. Nel 2028, l’obiettivo è realizzare nella zona di Cosenza, nel cuore della filiera della liquirizia, un impianto industriale con una capacità iniziale di almeno 40 tonnellate annue. Ne parliamo con Matteo Poddighe, fondatore e ceo di Alkelux.
A che punto è il percorso di industrializzazione di Alkelux?

Abbiamo avuto qualche ritardo nella costruzione dell’impianto a causa di alcuni aspetti burocratici: ci sarà qualche mese di slittamento nell’ultimazione della realizzazione. Quello di Sassari sarà operativo nel primo trimestre del 2027. La performance rimane invariata: 4 tonnellate annue.
Come sarà organizzato l’impianto dal punto di vista energetico e quali saranno i prossimi passi sul piano industriale?
Da un punto di vista energetico il nostro impianto funziona esclusivamente tramite energia elettrica, con sistemi di riscaldamento sempre elettrici. Ci affidiamo a compagnie che usano principalmente energia rinnovabile e l’obiettivo è quello di poter costruire degli impianti fotovoltaici: stiamo partecipando a dei bandi per poterli acquistare e autosostenere l’impianto.
Il passo successivo sarà poi l’impianto industriale in Calabria, nella zona di Cosenza, dove nasce la nostra materia prima. L’obiettivo è il 2028, con una produzione minima di 40 tonnellate l’anno. L’impianto sarà progettato per poter essere ampliato senza problemi, lavorando in serie con più reattori contemporaneamente, così da raddoppiare ogni volta la capacità produttiva, passando poi a 80 tonnellate, 120 e così via.
Qual è lo stato delle certificazioni e dell’iter per la commercializzazione?
In questo momento il nostro prodotto non è ancora sul mercato perché siamo in fase di valutazione e certificazione necessarie per poterlo commercializzare: stiamo seguendo l’iter relativo ai materiali a contatto con gli alimenti (Moca), nell’ambito delle valutazioni di sicurezza dell’Efsa. Dovrebbe arrivare intorno all’estate del 2027, quando avremo ultimato l’impianto pilota. Ottenendola, siamo pronti per produrre e vendere subito. Nel 2027 vogliamo poi aprire un round di investimento, di serie A, che avrà un valore tra i 3 e i 5 milioni.
Quali risultati sono stati conseguiti sui prodotti ortofrutticoli?
Dopo le fragole, per cui abbiamo triplicato la shelf-life, abbiamo testato i mirtilli, ottenendo gli stessi risultati: aumentiamo di circa 6 giorni la vita a scaffale del frutto, circa tre volte. L’additivo agisce principalmente su un fungo, la Botrytis cinerea, una muffa. Puntiamo a testare anche la quarta gamma, come le insalate, dove il problema è l’Escherichia coli.
Come avviene lo sviluppo e la validazione dell’additivo?

Prima testiamo in laboratorio, in vitro, il nostro additivo su determinati patogeni. Una volta individuata la formulazione più efficace per inibire quel patogeno, lo inseriamo all’interno di un imballaggio. A quel punto possiamo fare dei test in vivo, ovvero realizziamo il packaging e lo mettiamo in laboratorio a contatto con il frutto o con il vegetale che vogliamo proteggere, per verificarne l’efficacia.
Una volta definite le condizioni ideali per garantire la protezione dell’alimento, sviluppiamo un vero imballaggio, lo utilizziamo per contenere il prodotto in quantità commerciali e lo testiamo in condizioni reali, quindi all’interno di un frigo, di un bancone o, ad esempio, di un supermercato.
Quali sono le prospettive commerciali e il rapporto con gdo e altri materiali?
Stiamo cercando di creare un canale comunicativo con la gdo, perché vorremmo inserire il nostro additivo nel maggior numero di imballaggi alimentari possibili. C’è molto interesse nei coating: ci stiamo anche spostando verso aziende che utilizzano plastiche compostabili. Una volta che viene certificato per la plastica, l’obiettivo è quello di utilizzarlo anche per la carta, anche se è molto più complesso da un punto di vista normativo.
Qual è, in prospettiva, l’obiettivo dell’innovazione di Alkelux?
La nostra innovazione non porta solo un’innovazione nel modo di conservare l’ortofrutta, ma punta a rivoluzionare il paradigma delle leggi che limitano l’utilizzo di determinati materiali o l’esposizione di determinati alimenti sui banconi dei supermercati per questioni di durata. Per esempio le fragole non possono stare più di 4 giorni sul bancone del frigo del supermercato. Noi puntiamo a cambiare questo: c’è uno spreco minore e un guadagno maggiore per tutti. La nostra tecnologia vuole supportare quella che è la sostenibilità a 360 gradi.





