Alkelux raccoglie 1 milione per l’innovazione naturale che prolunga la shelf-life

La startup di Sassari accelera sul packaging funzionale grazie ai nuovi capitali destinati all’impianto pilota, alle certificazioni e allo sviluppo industriale del composto ottenuto dagli scarti della liquirizia

Matteo Poddighe, founder di Alkelux
Matteo Poddighe, ceo di Alkelux

Alkelux chiude un primo round di finanziamento da 970 mila euro e punta a scalare nel mercato globale degli imballaggi funzionali per alimenti. La startup deeptech di Sassari, specializzata nello sviluppo di materiali sostenibili per il packaging alimentare, utilizzerà le risorse raccolte per costruire un impianto pilota, ottenere le certificazioni necessarie alla commercializzazione ed espandere il team aziendale.

Tra gli investitori figurano Foodtech Accelerator, veicolo promosso da Cdp Venture Capital ed Eatable Adventures, insieme ad Accelera Ventures nell’ambito del programma FoodSeed, oltre a Banco di Sardegna tramite il fondo Spoke4Fin e a La Gemma Venture.

I maggiori risultati sui piccoli frutti

Fondata nel 2024 da Matteo Poddighe insieme a Davide Sanna, Emina Bilanovic e Carlo Usai, Alkelux ha sviluppato un additivo industriale ottenuto dalla peluria delle radici di liquirizia, sottoprodotto della filiera calabrese oggi privo di valore commerciale.

La tecnologia si basa sui nano-polymer dots, nanoparticelle carboniose con proprietà antimicrobiche integrate direttamente nelle plastiche o nella polpa di cellulosa durante la produzione degli imballaggi, senza richiedere modifiche agli impianti industriali esistenti.

Secondo i test condotti internamente e certificati da enti terzi, l’additivo consente di estendere fino a tre volte la shelf-life delle fragole, portandola da 3 a 8-9 giorni, con risultati analoghi anche su piccoli frutti ad alta deperibilità come i mirtilli. Sul piano produttivo, un grammo di polvere è sufficiente per funzionalizzare un chilogrammo di plastica, con un dosaggio dello 0,1%.

Il programma di crescita

Le risorse raccolte saranno impiegate soprattutto per la realizzazione dell’impianto pilota di Sassari, la cui conclusione è prevista tra settembre e ottobre 2026. Il nuovo sito consentirà di passare dagli attuali 10 chilogrammi annui prodotti in laboratorio a una capacità produttiva di 4,5 tonnellate annue di additivo.

Una quota del round sarà inoltre destinata alle certificazioni per la commercializzazione, attese entro la fine del 2026, e all’ampliamento dell’organico. La startup ha già inserito i primi due dipendenti, tra cui una ricercatrice rientrata in Italia dopo sei anni di attività in Slovenia attraverso un percorso di “rientro dei cervelli”.

Produzione su scala globale entro l’inizio del 2028

Alkelux ha già attivato accordi di sperimentazione con due operatori globali del packaging e avviato contatti commerciali in Messico, Cile e Thailandia. Sul fronte delle forniture, collabora con le aziende italiane Liquirgam e Naturmed per il recupero degli scarti di lavorazione della liquirizia.

Tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 la società prevede l’apertura di un round di Serie A da almeno 3 milioni di euro, finalizzato alla costruzione di un impianto industriale in Calabria, nel cuore della filiera della liquirizia, con l’obiettivo di avviare la produzione su scala globale entro l’inizio del 2028.

“Nei prossimi mesi porteremo Alkelux dalla scala di laboratorio a quella industriale -dichiara Matteo Poddighe, ceo e founder di Alkelux-, condizione necessaria per chiudere i contratti con le aziende che da mesi stanno aspettando di testare l’additivo su volumi significativi. La nostra ambizione è costruire un’infrastruttura che inizi in Sardegna, valorizzi gli scarti della Calabria e generi posti di lavoro qualificati per chi ha studiato in queste regioni e oggi molto spesso è costretto ad andarsene”.

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