Planet Farms, packaging monomateriale compostabile e piano di espansione in Europa e Usa

Sei nuovi stabilimenti per sostenere la crescita internazionale e accrescere i volumi in Italia. Nuovo confezionamento entro sei mesi, nuova ricetta per Mix Vivace e altri sviluppi di prodotto in arrivo

Una delle camere di crescita dell'impianto di vertical farming, a Cirimido, di Planet Farms
Una delle camere di crescita dell'impianto di Cirimido di Planet Farms

Planet Farms (quest’anno per la prima volta a Fruit Attraction e prossimamente a Marca) punta a crescere e a differenziare la propria offerta, in Italia e all’estero. Entro sei mesi arriverà un nuovo packaging monomateriale compostabile, mentre Mix Vivace passa da tre a quattro varietà con l’introduzione della mizuna.

Intanto prosegue il percorso di internazionalizzazione: il 35% delle vendite è già realizzato all’estero e il piano di sviluppo prevede sei nuovi stabilimenti in Europa, oltre alla successiva replicazione del modello negli Stati Uniti. L’obiettivo è anche quello di liberare capacità produttiva al nuovo impianto di Cirimido, oggi arrivato alla saturazione, per aumentare la presenza sul mercato italiano.

Nuovo packaging e più biodiversità

Nuova ricettazione per la referenza Mix Vivace
Nuova ricettazione per Mix Vivace

Il nuovo packaging monomateriale compostabile rappresenta una delle prossime tappe del percorso di innovazione di Planet Farms. La novità si inserisce in una strategia che punta a sviluppare soluzioni sempre più sostenibili e funzionali.

Sul fronte dell’offerta, cambia anche la ricetta di Mix Vivace, che passa da tre a quattro varietà. La mizuna, dal gusto fresco, tenero e delicatamente pepato, entra nel mix insieme a lattuga romana, foglie di senape e komatsuna, sostituendo la lattuga rossa.

“Con il Mix Vivace abbiamo lavorato sulla ricerca del gusto a partire dalle singole varietà e dal loro perfetto equilibrio -spiega Mara Valsecchi ceo di Planet Farms-. L’introduzione della mizuna ci ha permesso di arricchire la ricetta mantenendo la spiccata personalità che da sempre contraddistingue questo prodotto”.

L’innovazione di prodotto è parte di una strategia più ampia, che punta anche sulla biodiversità e sulla possibilità di proporre varietà differenti rispetto a quelle tradizionalmente presenti nel mercato della quarta gamma. “I dati confermano un interesse crescente verso il vertical farming: un segmento che ha raggiunto quasi 31,5 milioni di euro con una crescita superiore all’80% e che è arrivato a pesare ad agosto 2026 oltre il 6% del mercato delle insalate in busta. Questo ci spinge a continuare a investire in innovazione di prodotto, portando sui banchi proposte sempre più distintive per qualità, freschezza e sapore”.

In arrivo topping, booster e insalate in formato snack

Daniele Benatoff e Luca Travaglini guidano Planet Farms
Luca Travaglini e Daniele Benatoff, co-founder di Planet Farms

La scelta di puntare sulla biodiversità e sull’innovazione di prodotto trova una conferma concreta nell’esperienza maturata nel Regno Unito con Marks & Spencer. “In Inghilterra, dopo soli tre mesi di distribuzione con questo player, abbiamo superato i volumi di cinque anni sul territorio italiano” sottolinea il co-founder Luca Travaglini.

Il mercato inglese si dimostra particolarmente recettivo alle innovazioni, come dimostra la proposta di mix con acetoselle, verdure a foglia agrumate o il garlic kale, che stanno riscuotendo successo. Un risultato che rafforza la convinzione che proposte distintive possano accelerare l’interesse del mercato. Da qui l’idea di ampliare prossimamente l’offerta, lavorando su topping, booster e insalate in formato snack.

La proposta si rivolge soprattutto alla pl, che rappresenta circa il 20% dell’attività, e al canale out of home. La società si avvale di quattro centri di ricerca, di cui uno in Olanda, oltre ad avere sviluppato attività di ricerca nella farm dei fratelli Cerea, dove sperimentare varietà e combinazioni destinate anche alla ristorazione.

Sei nuovi stabilimenti in Europa

L'impianto di Cirimido
Lo stabilimento di Cirimido

Lo stabilimento di Cirimido, inaugurato nel 2024, produce oggi tra 85 mila e 90 mila confezioni al giorno ed è arrivato alla piena capacità produttiva. “Siamo al massimo della nostra produttività, con una saturazione del 100%. L’apertura dello stabilimento nel Regno Unito ci consentirà di liberare capacità e di aumentare anche la presenza sul territorio nazionale”. Il piano prevede i primi prodotti nel nuovo stabilimento britannico, nel Kent, nel 2027 e a sei mesi nasceranno anche in Svezia e negli Usa.

A sostegno del progetto è entrato Swiss Life Asset Managers, fondo di investimento infrastrutturale che, attraverso una joint venture con Planet Farms, mette a disposizione fino a 125 milioni di euro di capitale per la crescita.

La crescita internazionale è già una componente significativa del business: circa il 35% delle vendite viene realizzato fuori dall’Italia: “Esportiamo in Svizzera, Uk e da poco siamo entrati in Spagna presso Corte Inglés”.

Non solo insalate

Il modello sviluppato da Planet Farms vuole rispondere alle problematiche di diverse filiere con l’innovazione per garantire sostenibilità, qualità e approvvigionamento della materia prima: “Non abbiamo fondato Planet Farms per essere leader mondiale delle insalate ma per sviluppare una tecnologia di coltivazione”.  Cosmetica, caffè e cotone sono quelle al momento oggetto di attività di ricerca e sviluppo. La società ha già avviato collaborazioni con Estée Lauder, nel primo caso, studiando l’utilizzo di estratti ottenuti da piante coltivate in ambiente controllato. Analogamente la tecnologia viene studiata per altre colture, compresa la fase di nursery delle piante da frutto. L’obiettivo, dunque, è costruire un modello multifiliera.

65 milioni per una fabbrica senza stagioni

Lo stabilimento di Cirimido, alimentato esclusivamente da fonti rinnovabili, si estende su 11.500 metri quadrati, con 20 mila metri quadrati dedicati alle coltivazioni verticali e una capacità produttiva equivalente a circa 600 ettari di agricoltura tradizionale. La visita è una sorta di viaggio nel futuro: si tratta di uno degli esempi di vertical farm più avanzati al mondo.  Tecnologie proprietarie basate su sensoristica sofisticata, automazione spinta, software che operano con Ai  predittiva lavorano in simbiosi con una perfezione dei movimenti per contribuire alla totale sicurezza e alla qualità del prodotto.

La struttura è organizzata come una vera camera bianca, con filtrazione dell’aria e sovrapressione per impedire l’ingresso di contaminanti. Il prodotto non viene mai toccato fisicamente dall’uomo lungo il processo produttivo: è l’innovazione del “non lavato pronto al consumo”. La luce è completamente controllata, grazie ai led del partner Philips: “Simuliamo l’alba, il tramonto, cambiamo lo spettro della luce e non abbiamo la parte di raggio Uv dannosa”.

Uno dei vantaggi del modello è la possibilità di garantire volumi stabili, 7 giorni su 7 per 365 giorni l’anno, perché le colture sono protette dagli effetti delle condizioni meteorologiche e dagli shock climatici che possono compromettere le produzioni in campo aperto. E l’assenza di utilizzo di fitofarmaci e fertilizzanti rende meno pesante la chiusura dello Stretto di Hormuz.

La tecnologia permette inoltre di ridurre il consumo di acqua del 96-98% rispetto all’agricoltura tradizionale e quello di suolo del 92%. Un modello che punta a “cambiare il paradigma dell’approvvigionamento agricolo”.

 

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato iscriviti alla newsletter gratuita.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome