Dopo cinque anni di ricerca, il progetto Kvds (Kiwifruit Vine Decline Syndrome), promosso da Zespri con università, centri di ricerca e organizzazioni di produttori, mette a disposizione del comparto nuove conoscenze scientifiche e indicazioni operative per contrastare la morìa del kiwi, fenomeno che negli ultimi anni ha causato la perdita di oltre 8.000 ettari coltivati in Italia. I risultati sono stati presentati nel corso del secondo Open Day del progetto, evidenziando come una gestione integrata di suolo, acqua e apparato radicale possa contribuire a prevenire e contenere il declino degli impianti.
Il ruolo decisivo del microbiota e salute del suolo
Uno dei risultati più rilevanti riguarda la comprensione delle cause del fenomeno. Le attività di ricerca coordinate dall’Università della Basilicata indicano che la morìa non è provocata da un singolo patogeno, ma da un insieme di fattori legati al deterioramento della struttura del terreno, agli eccessi idrici e alla carenza di ossigeno nell’apparato radicale. In queste condizioni possono svilupparsi squilibri microbiologici che favoriscono la proliferazione di funghi e batteri già presenti nel suolo. La ricerca evidenzia quindi l’importanza della gestione della sostanza organica, della biodiversità microbica e della struttura del terreno per aumentare la resilienza degli impianti.
Agricoltura digitale al servizio

Le sperimentazioni hanno inoltre confermato il ruolo strategico della gestione dell’acqua. Un’irrigazione eccessiva può favorire lo stress radicale e aggravare i sintomi della morìa, mentre un apporto calibrato sulle reali esigenze delle piante migliora la funzionalità dell’apparato radicale e può contribuire anche al recupero degli impianti nelle fasi iniziali del fenomeno. In questo contesto acquistano sempre maggiore importanza gli strumenti di monitoraggio, le tecnologie digitali e l’agricoltura di precisione. Parallelamente le prove sui nuovi portainnesti, tra cui Bounty, hanno evidenziato una maggiore tolleranza agli stress ambientali e agli eccessi idrici, pur confermando che nessuna innovazione genetica può sostituire una corretta gestione agronomica.
Irrigazione di precisione e nuovi portainnesti
Negli ultimi cinque anni Zespri ha investito oltre un milione di euro nel programma di ricerca, sviluppato insieme a un network di partner tra cui Crea, i.Ter, Università della Basilicata, Università di Bari e Karposia. Il progetto proseguirà con nuove attività dedicate all’irrigazione di precisione, allo studio dei portainnesti e all’approfondimento delle relazioni tra biodiversità del suolo e resilienza degli impianti.
“Cinque anni fa la morìa rappresentava un fenomeno ancora poco compreso -ha dichiarato Dario Vegetti, Head of innovation & productivity per l’Emisfero Nord di Zespri-. Oggi disponiamo di conoscenze molto più solide che ci permettono di supportare i produttori con indicazioni tecniche concrete e basate sull’evidenza scientifica. Il nostro obiettivo è continuare a trasformare la ricerca in innovazione applicata, contribuendo a rendere la coltivazione del kiwi sempre più resiliente e sostenibile”.




