Presente e futuro per il pomodoro da mensa italiano

Che cosa c’è nel futuro della filiera italiana del pomodoro da mensa? Non un semplice ortaggio, ma un simbolo dell’eccellenza tricolore che la gdo sempre più spesso usa come biglietto da visita del proprio reparto ortofrutta. Ma che, al tempo stesso, si trova alla vigilia di scelte strategiche fondamentali. Secondo il rapporto Nomisma presentato al convegno “Come valorizzare il pomodoro, dal seme allo scaffale”, tenutosi a Rimini nel corso della 43esima edizione di Macfrut in cui abbiamo messo a confronto la filiera (ve ne parleremoin un altro articolo con gli interventi dei retailer presenti: Conad, Coop e Gruppo VèGé), in Italia sono presenti oltre 25mila ettari coltivati a pomodoro da mensa, di cui circa un terzo in coltura protetta in serra e il rimanente in campo aperto.

Ersilia Di Tullio, head of strategic advisor di Nomisma ha presentato la ricerca durante il convegno

I dati sul pomodoro da mensa in Italia

Una componente importantissima del comparto ortofrutticolo che si giova di una bilancia commerciale decisamente in attivo ma che sta iniziando a sperimentare dinamiche differenziate. Se infatti la quota di pomodoro prodotto in campo aperto è sostanzialmente stabile, quella prodotta in serra registra una crescita anche del 16%, segno di maggiore attenzione per le colture protette, capaci di garantire rese migliori, più cicli produttivi annui e disponibilità di prodotto nazionale per tutto l’anno. Cionondimeno le colture protette sono quelle con un margine di redditività più risicato: gli ingenti investimenti iniziali che queste richiedono, infatti, rischiano di non trovare adeguata ammortizzazione a causa delle oscillazioni dei prezzi. Anche le zone di produzione sono diverse: le aree da cui provengono i pomodori prodotti in campo aperto sono concentrate nel Centro-Sud e Sicilia, Calabria, Puglia e Lazio, da sole, valgono l’80% della produzione nazionale. Al Nord – Veneto ed Emilia-Romagna perlopiù – si trova invece il polo delle produzioni in serra, con un vasto impiego dell’idroponica e dell’energia geotermica.

Import export del pomodoro da mensa

Un altro elemento di disparità riguarda il ritmo di crescita del rapporto fra import ed export. Infatti la bilancia commerciale è in attivo solo riguardo il valore economico, perché il pomodoro italiano è un’eccellenza che si fa ben pagare dal consumatore estero, tanto che il valore medio unitario tocca 1,27 euro/unità, ben al di sopra del prodotto di altre origini.  Ma per quanto concerne i volumi, nonostante l’export nell’ultimo anno sia cresciuto del 9%, l’importazione di pomodoro dall’estero nello stesso periodo è aumentata del 24%: di conseguenza importiamo più pomodoro da mensa di quanto non ne esportiamo. Le ragioni? Il pomodoro, nelle abitudini del consumatore italiano, è un articolo di frequente e costante acquisto. E quindi il pomodoro è un’eccellenza italiana ma non ce ne è abbastanza per tutti gli italiani. Che fare? Breeders, produttori e GDO stanno dialogando per riscrivere il futuro di una filiera che gode di un presente in salute ma che non può permettersi di tirare i remi in barca.

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