L’innovazione, nell’ortofrutta, non è un vezzo: è una necessità e la quarta gamma lo dimostra meglio di molte altre categorie. Quando è nata, ha cambiato il modo di comprare e consumare frutta e verdura: non ha inventato un prodotto nuovo, ma ha aggiunto ciò che oggi conta più di tutto, il servizio. Insalate lavate, pulite, pronte all’uso: sembrava un dettaglio, in realtà era una piccola rivoluzione.
Poi però una parte del comparto si è seduta e, quando l’innovazione rallenta, lo scaffale si appiattisce, le referenze si somigliano, il consumatore non coglie più differenze e resta un solo arbitro: il prezzo.
È così che molte insalate in busta sono finite nel purgatorio delle commodity. Non a caso oggi soffrono soprattutto i mix più tradizionali, mentre crescono monovarietà, verdure pronte da cuocere, piatti completi, insalate arricchite e frutta ready-to-eat.
La quarta gamma, che nel 2025 ha superato il miliardo di euro, sta dunque cambiando pelle: da semplice prodotto di servizio a risposta più ampia ai nuovi tempi del consumo. La notizia interessante è che questa categoria sembra ritrovare slancio proprio tornando a fare ciò che l’aveva resa forte: innovare. In campo, con nuove varietà più resistenti, più croccanti, più stabili nel post-raccolta; a scaffale, con prodotti che non vendono solo ortofrutta, ma tempo risparmiato, praticità, nuove occasioni di consumo e perfino una spesa che dura di più.
La lezione è semplice: anche in questo reparto si possono costruire margini migliori, ma solo se il valore aggiunto è reale. Il premium, qui, non vive di etichette: vive di servizio, sorpresa e tempo restituito al cliente.
Cristina Lazzati
Editoriale di Fresh Point Magazine, n. 2 – 2026








