Si riduce la forbice import-export F&V

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Nei primi nove mesi del 2015, la carenza di offerta di alcuni prodotti è compensata da un aumento delle importazioni a fronte di un calo dei volumi esportati che però garantiscono una buona redditività


Nei primi nove mesi del 2015 abbiamo importato di più e a prezzi più cari ma, complessivamente anche l’export è andato bene dal momento che a fronte di una flessione di volumi (nei comparti di legumi, ortaggi, agrumi) si registra, per contro, una buona redditività delle operazioni con una tendenza alla crescita dei valore (medio per tutte le categorie) superiore al 12%.

I dati. In termini commerciali, questa premessa si traduce in un saldo commerciale sì in attivo (pari a 436 milioni di euro) ma con una tendenza al restringimento della forbice tra export ed import del 25,7% rispetto allo stesso periodo del 2014.

Complessivamente da gennaio a settembre le imprese italiane hanno importato circa 2,6 milioni di tonnellate di ortofrutticoli (+6,9%) per un valore di 2,8 miliardi di euro (+22,4%).

Tra i singoli comparti incremento in volume per frutta fresca (9,1%), agrumi (39,4%) e ortaggi (4,8%); in calo frutta secca (-5,4%) e frutta tropicale (-2,3%). In valore segno positivo per tutti i comparti con gli agrumi in testa (42,4%), seguito da frutta secca (37,4%) e frutta fresca (17,5%).

Gli agrumi. «Per quanto riguarda il picco di import di agrumi – ci spiega Carlo Bianchi, coordinatore di Fruitimprese – si tratta di uno strascico dalla prima parte dell’anno, nel periodo da gennaio ad aprile quando abbiamo registrato una certa scarsità di prodotto in Italia data in parte dal virus tristeza che ha colpito le produzioni siciliane ma anche dal cattivo tempo che hanno determinato il fatto che c’è statop un fabbisogno non coperto dalla nostra produzione interna. Per quest’anno prevediamo di tornare in linea con gli standard produttivi».

La frutta secca. In calo i volumi importati di frutta secca (-5,4%) ma aumentano le quotazioni (più del 37%). Questo dipende molto anche del cambio sfavorevole euro-dollaro se si considera, precisa Bianchi, che «dei tre principali prodotti della frutta secca, noci, nocciole e mandorle, che complessivamente raggiungono circa 110mila tonnellate importate, 40mila provengono dagli Usa, soprattutto noci e mandorle, e 30mila dalla Turchia per la sola categoria delle nocciole».

Per quanto riguarda le esportazioni, invece, hanno riguardato quasi 3 milioni di tonnellate di prodotti (+6,2%) per un valore di poco inferiore a 3,2 miliardi di euro (+12,4%).

L’export. In flessione i flussi di esportazione di ortaggi (-1,7%) e di agrumi (-4,4%); segno positivo per la frutta fresca (11%) e la frutta secca (0,3%). Mentre in termini economici si è registrato un incremento per tutti i comparti: ortaggi 13,5%, agrumi 6,5%, frutta fresca 12,3% e frutta secca 18,7%.

«L’incremento delle quotazioni in export – chiarisce Bianchi – dipende molto dalle potenzialità dei mercati e dalle dinamiche tra domanda e offerta sicché la chiave di lettura è che evidentemente, in questo periodo, si è registrata una carenza di offerta di prodotti ortofrutticoli».


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