Lotta al Caporalato, operazione Demetra in Calabria e Basilicata

Il blitz della Guardia di Finanza tra Cosenza e Matera: 60 arresti e 14 aziende agricole sequestrate. Bellanova: "Conferma della giustezza della legge"

Lavoratori stranieri nei campi di pomodoro
Lavoratori stranieri nei campi

Sessanta persone raggiunte da un’ordinanza di misura cautelare e 14 imprese agricole finite sotto sequestro tra Cosenza e Matera. È questo il bilancio dell’operazione Demetra, condotta alle prime luci di questa mattina dalla Guardia di Finanza in Calabria e Basilicata. Le persone sono indagate di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

“Un’operazione fortemente significativa che conferma –se mai ce ne fosse il bisogno- la giustezza della legge contro il caporalato approvata nel 2016 e l’urgenza della norma su regolarizzazione ed emersione del lavoro italiano e straniero approvata con il Decreto Rilancio. Il quadro illustrato stamane è eloquente: oltre un anno di attività investigativa, 60 misure cautelari emesse a carico di altrettanti soggetti, 14 aziende sequestrate e così 20 automezzi utilizzati per il trasporto dei braccianti agricoli, oltre 200 braccianti agricoli rinominati dai caporali scimmie, fatti dissetare con l’acqua dei canali di scolo. Sfruttati sui campi con turni di lavoro massacranti, lesi nella loro dignità, subendo violenze fisiche, senza dispositivi di sicurezza, per 80 centesimi a cassetta di agrumi, a fronte di guadagni illeciti degli indagati che le stesse Forze dell’Ordine hanno definito rilevanti. Per non parlare dei finti matrimoni per ottenere illecitamente permessi di soggiorno, con buona pace di chi finge di non sapere e non vedere”, commenta la ministra Teresa Bellanova.

“Il Colonnello Nastasi, comandante provinciale della Gdf di Cosenza -prosegue Bellanova- ha descritto contesti degradanti e fatiscenti, parlando di persone considerate alla stregua di oggetti di proprietà. Dinanzi a tutto questo, la norma su emersione e regolarizzazione voluta dal Governo si conferma come inderogabile. Soprattutto emerge con sempre più evidenza la necessità di una informazione corretta e puntuale rivolta a questi lavoratori e su cui devono sentirsi impegnati tutti: intera filiera istituzionale, associazioni di volontariato laiche e cattoliche attive nel welfare di prossimità, tutti coloro che si sentono moralmente e politicamente coinvolti in questo cambio di passo per la dignità, la giustizia sociale, la regolarità del lavoro e la concorrenza virtuosa tra le imprese. Solo svuotando la platea del lavoro sommerso e clandestino si toglie acqua ai caporali e alla concorrenza sleale tra imprese che avvelena e inquina i rapporti di filiera. Il caporalato, come si dimostra nuovamente oggi, è mafia, è criminalità. Lavoriamo tutti per sconfiggerlo definitivamente”.

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