Il climate change continua a condizionare la produzione. L’ondata di caldo e la persistente assenza di precipitazioni stanno mettendo a dura prova l’ortofrutta italiana. Secondo la mappa della sete elaborata da Coldiretti, lo stress idrico sta determinando una riduzione delle rese che, per diverse produzioni orticole, raggiunge il 20%, mentre la frutta registra perdite significative in numerose aree del Paese. Una situazione destinata a pesare sulla disponibilità di prodotto e sui costi di produzione.
Cipolle, albicocche e susine le più colpite
L’emergenza interessa soprattutto le regioni del Centro-Nord, dove ortaggi e frutta sono sottoposti a un forte stress idrico, mentre l’aumento dei costi per irrigazione ed energia aggrava ulteriormente il quadro economico delle aziende agricole.
Le criticità sono diffuse lungo tutta la Penisola. In Emilia-Romagna le cipolle registrano una riduzione delle rese di circa il 20%, mentre nelle aree collinari soffrono anche albicocche e susine. In Liguria il caldo provoca fenomeni di cascola dei frutti e, nelle aree non irrigue, le perdite potrebbero raggiungere il 20-30% della produzione. In Toscana si stima una riduzione del 20% delle produzioni orticole nelle aree meridionali e costiere, mentre nel Lazio e in Puglia la carenza idrica sta mettendo sotto pressione l’ortofrutta in pieno campo. Anche Basilicata e Sicilia segnalano criticità per diverse colture orticole e frutticole.
Costi in aumento e irrigazione sempre più strategica
Oltre al calo produttivo, le imprese devono sostenere costi sempre più elevati per mantenere le colture in produzione. In molte aree del Paese si ricorre a irrigazioni straordinarie e a tecniche di mitigazione per limitare gli effetti delle alte temperature, con un impatto crescente sui costi aziendali.
Secondo Coldiretti, in alcune zone gli agricoltori sono ormai costretti a decidere quali colture irrigare e quali sacrificare per garantire una minima disponibilità d’acqua alle produzioni considerate prioritarie. Una situazione che evidenzia la crescente pressione sulle risorse idriche e la necessità di una gestione sempre più efficiente.
Invasi e infrastrutture, la priorità per affrontare la siccità
Di fronte a uno scenario destinato a peggiorare in assenza di piogge, Coldiretti rilancia la richiesta di investire rapidamente in una rete di invasi per la raccolta dell’acqua piovana, nel potenziamento delle infrastrutture irrigue e nella riduzione delle perdite della rete.
“Oggi l’Italia trattiene appena l’11% dell’acqua piovana che cade sul territorio, una percentuale insufficiente per garantire la sicurezza idrica di agricoltura, cittadini e imprese in un contesto di eventi climatici sempre più estremi”. Per l’organizzazione agricola, aumentare la capacità di accumulo dell’acqua rappresenta una priorità strategica per salvaguardare la competitività dell’ortofrutta italiana e affrontare gli effetti sempre più frequenti dei cambiamenti climatici.
Legacoop: frutti più piccoli e pesche in calo fino al 30%

Un quadro analogo emerge anche dal monitoraggio di Legacoop Agroalimentare, che segnala gli effetti delle temperature estreme su diverse produzioni. In Emilia-Romagna le pesche potrebbero registrare riduzioni produttive fino al 30%, mentre per la frutta destinata alla raccolta fino a metà agosto è prevista una diminuzione del peso del 10%, con un impatto sui calibri e quindi sulle dimensioni dei frutti, pur a fronte di una qualità ritenuta migliore. A pesare sono anche i costi: nel Ravennate le cooperative segnalano un incremento delle spese per l’irrigazione fino al 30%.
“Quello che ci arriva dai territori è un quadro che non lascia più spazio a dubbi: siccità, caldo estremo e fenomeni meteorologici improvvisi e violenti si stanno sommando, colpendo insieme agricoltura, pesca e acquacoltura, da nord a sud del Paese”, osserva il presidente di Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti, che chiede un’accelerazione sugli investimenti in infrastrutture idriche e strumenti di tutela per le imprese agricole.






