Piccoli frutti protagonisti. A Milano è stato presentato Berry Swing, Little European Heroes Against Climate Change, promosso da Cso Italy e cofinanziato dall’Unione Europea, un progetto triennale di promozione e informazione del valore complessivo di oltre 1,7 milioni di euro. Tra le aziende aderenti, Apofruit, Apo Scaligera, Mediterraneo Group, Gullino, Lagnasco Group, Mazzoni: il 30% della loro produzione di piccoli frutti è biologica e il restante 70% a produzione integrata.
I giovani come target, aumentare le vendite di 20 milioni di euro
Attraverso una strategia articolata e multicanale, il progetto punta a raggiungere un pubblico stimato di 28,6 milioni di persone, di cui 17,9 milioni in Italia (fascia 20-54 anni) e 10,7 milioni in Germania (fascia 18-35 anni). L’obiettivo è generare un incremento nei consumi, con vendite aggiuntive stimate in oltre 20 milioni di euro entro la fine del programma, di cui 15,2 milioni in Italia e 5,5 milioni in Germania.
L’acronimo Berry richiama i frutti rossi, ma rappresenta anche uno slogan che ne sintetizza valori e qualità: Best European Resilience, Reliability and Youthfulness. Il programma mira a rafforzare nel lungo periodo l’intera filiera ortofrutticola europea, sostenendo in particolare la crescita dei principali Paesi produttori, Italia, Spagna, Polonia, Portogallo, Grecia e Germania.
Si guarda in particolare a promuovere il consumo tra i giovani, contrastando l’attuale calo: secondo l’Istituto Piepoli, il 27% dei giovanissimi (14-20 anni) non consuma frutta perché “non piace”. E si punta anche a sensibilizzare sui benefici ambientali delle coltivazioni di piccoli frutti, spesso localizzate in zone marginali o pedemontane. Il progetto affianca, infatti, alle attività di comunicazione anche un’azione simbolica: la realizzazione di una Foresta Urbana con sottobosco di piccoli frutti a Milano. Nel corso del triennio saranno piantati 270 alberi ad alto fusto e 270 arbusti di mirtilli e lamponi, selezionati per creare un ecosistema armonico capace di assorbire le emissioni generate dalle attività del progetto.
La comunicazione a sostegno dei piccoli frutti
La campagna di comunicazione sostenuta dall’Unione Europea mira ad accrescere la consapevolezza del pubblico sui benefici nutrizionali dei berry europei, considerati superfood. Si articolerà con un mix coordinato di online, offline, Pr e marketing esperienziale. Nel triennio verranno selezionati degli ambasciatori (tra cui chef, sportivi, giovani produttori agricoli) che racconteranno il progetto con un linguaggio diretto e autentico.
Sono previste esperienze dirette, con visite nelle aziende agricole per un contatto con la filiera produttiva. Il progetto sarà inoltre presente in appuntamenti di alto profilo, come le Olimpiadi Invernali di Cortina, il Festival dello Sport di Trento e le Megamarsch in Germania. Accanto a queste manifestazioni, se ne aggiungeranno anche altre, come la Gran Fondo di Ciclismo Fausto Coppi in programma a fine giugno a Cuneo.
Sul piano commerciale, il progetto prevede la partecipazione a eventi di settore di rilevanza strategica, come Fruit Logistica e l’International Berry Congress e verranno organizzate diverse campagne nei punti di vendita della distribuzione moderna.
Il mercato
In un’Europa che registra un calo generalizzato dei consumi di ortofrutta fresca (pari al -9% in Italia nel 2023, anche se oggi sono in ripresa) i piccoli frutti (fragole, mirtilli, lamponi, more e ribes) mostrano una capacità di tenuta. Il consumo pro capite di berry in Europa resta però inferiore rispetto ai livelli registrati in Nord America, dove raggiunge 1,5 kg annui negli Stati Uniti e addirittura 3-4 kg in Canada.
In Italia nel 2023 i consumi di piccoli frutti in Italia hanno registrato un incremento significativo: +4,9% a volume e +7,6% a valore, per un giro d’affari che ha superato i 184 milioni di euro. I mirtilli guidano la classifica della spesa con una quota del 62%, seguiti da lamponi (18%), more (5%) e ribes (3%), con una maggiore frequenza d’acquisto nel Nord Italia.
Nonostante questi segnali positivi, la superficie coltivata rimane ancora relativamente contenuta: nel 2024 si contano 4.068 ettari destinati alla fragola (-1% rispetto al 2023) e 2.500 ettari ai piccoli frutti (-2% sul 2022), con il mirtillo che domina il comparto (1.586 ettari), seguito da lampone (464 ettari) e mora (246 ettari).
L’84% della produzione di fragole avviene in serra, mentre il restante 16% è in pieno campo, con una forte concentrazione nel Sud Italia, in particolare in Basilicata e Campania, che coprono il 50% della produzione nazionale. I piccoli frutti, invece, inizialmente confinati alle aree montane e collinari, si stanno progressivamente spostando verso le pianure e le coltivazioni in serra.
Il mercato è però sempre più competitivo, l’aumento della produzione globale – proveniente da Paesi come Marocco, Cile, Perù e Messico – esercita una forte pressione al ribasso sui prezzi. La Germania rappresenta il più grande mercato agroalimentare in Europa e si posiziona come secondo importatore mondiale di fragole dopo gli Stati Uniti. Tra i piccoli frutti, la domanda di mirtilli è in forte espansione. Per quanto riguarda le fragole, due terzi delle importazioni tedesche provengono dalla Spagna, seguita da Grecia e Italia.
La ricerca
Il 95% degli italiani consuma, spesso o a volte, piccoli frutti, la percentuale sale al 96,9% nella fascia d’età 55-64 anni. Ma sono soprattutto la Gen Z e Millenial a consumarli più frequentemente (Sì, spesso): 18-24 anni 56,1%; 25-34 anni, 59,6%; 35-44 anni, 62,2%. Lo rivela una instant survey condotta nei giorni scorsi da Sec Newgate Italia su un campione rappresentativo della popolazione italiana.
A livello geografico, sono le regioni del Sud e le Isole quelle che rivelano un maggior consumo di piccoli frutti e in generale sono più informati gli uomini (47,2%) delle donne (30,1%). Il 44,8% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni ha poi messo al primo posto delle loro scelte il consumo di piccoli frutti freschi e trasformati, superando di quasi 12 punti percentuali la classe di età che va dai 45 ai 54 anni che invece al 62,5% preferisce il consumo di frutta fresca e di quasi 21 punti percentuali gli over 64 di età.
La fascia più giovane (18-24) fa più attenzione al gusto (72,9%) e li apprezza di più come snack (44,5%, 20 punti in più rispetto agli over 64), mentre l’interesse ai benefici nutrizionali sale con l’età e raggiunge il massimo per gli over 64 (66,3%).
Anche rispetto alla domanda della ricerca sulla conoscenza che le coltivazioni di piccoli frutti riducano l’impatto ambientale, contribuiscono alla tutela delle aree in cui vengono coltivati, contrastando il loro spopolamento, le classi di età più giovani sono informate. Tra chi ha risposto Sì, ne sono al corrente, spiccano i 18-24enni col 43,7% delle risposte, che sommati al Sì, ne ho sentito parlare spingono questa classe d’età al 67,7%: più di 9 punti percentuali sopra la media delle risposte (58,5%).











