Fruit Logistica 2026, le richieste dell’ortofrutta alla politica Ue

Si è chiusa la prima giornata di Fruit Logistica 2026 a Berlino, e dal mondo dell’ortofrutta, in particolare italiano, emergono con richieste di maggiore attenzione da parte delle istituzioni Ue. Sul tavolo, i due grandi temi del momento: la nuova Politica agricola comune (Pac) e il regolamento sugli imballaggi, il cosiddetto Ppwr (Packaging and packaging waste regulation).

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, presente alla rassegna, ha visitato diversi stand italiani, ma gran parte del dibattito si è concentrato sulle decisioni in corso a Bruxelles e sul loro impatto per la competitività del comparto.

Fini (Cia): “La Pac così com’è non soddisfa”

Tra le voci più critiche quella di Cristiano Fini, presidente della Cia-Agricoltori italiani, che non ha nascosto la preoccupazione per la proposta attuale.

La proposta rispetto alla nuova Pac non ci soddisfa per nulla -ha dichiarato Fini-. Il nodo principale resta quello del fondo unico, che metterà in competizione non solo gli Stati membri, ma anche i diversi settori produttivi. Siamo fortemente contrari e lavoreremo per migliorare questo aspetto”.

Fini ha sottolineato inoltre le incertezze legate alla programmazione e all’aggregazione, oltre al dubbio sull’effettiva attuazione del cofinanziamento nazionale al 30%: “Molte ombre e pochissime luci -ha aggiunto- anche perché i fondi e le tempistiche non sono ancora chiari”.

Ppwr, Pro Food: servono tempi realistici

Altro tema caldo a Berlino è stato il regolamento imballaggi, affrontato da Pro Food. La normativa, ancora in fase di definizione, lascia spazio a dubbi su modalità di applicazione e tempi di adattamento per le imprese.

Secondo Roberto Zanichelli, consigliere di Pro Food, la partita si giocherà tutta sulla legislazione secondaria e sugli atti delegati, da cui dipenderanno le liste di esenzione, attese per il 2027.

“Il divieto sugli imballaggi in plastica scatterà nel 2030 -ha spiegato Zanichelli-. Da quel momento, l’industria avrebbe solo tre anni per riconvertirsi: tempi troppo stretti, non solo per i produttori, ma per tutta la filiera, dai confezionatori ai distributori”.

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