Green Farm Innovation, il programma di accompagnamento alla transizione verde per le filiere agroalimentari

Lanciato da Sg Project e Sg Marketing, vuole essere un supporto al cambiamento sostenibile secondo la roadmap strategica della Commissione Europea

Secondo la strategia dell'Unione Europea, il 25% dei terreni agricoli deve diventare biologico entro il 2030
Secondo la politica Ue il 25% dei terreni agricoli deve diventare biologico entro il 2030

Sviluppare progetti su misura per le singole filiere e affiancare le imprese nell’attuazione di processi produttivi economicamente sostenibili. È questo l’obiettivo di Green Farm Innovation, programma di Sg Project, spin off di Sg Marketing per la progettazione Ue, che intende supportare le imprese e le filiere italiane agroalimentari, comprese quella dell’ortofrutta, nella transizione verde.

Green Farm Innovation, che è stato presentato in una conferenza stampa online, si avvarrà di un gruppo di lavoro altamente qualificato riunito in un comitato scientifico istituzionale. Darà le linee guida e controllerà la coerenza dei progetti in relazione agli obiettivi di Farm to Fork.  Il comitato scientifico è composto da Simona Caselli, presidente di Areflh, Ersilia di Tullio (senior project manager di Nomisma), Flaminia Ventura e Angelo Frascarelli (Università di Perugia) e Raffaello Bernardi (consulente senior Sg Marketing). “Vogliamo affiancarci alle filiere italiane nelle trasformazioni green. Il nostro obiettivo è costruire un hub, una piattaforma di incontro di diverse personalità, coinvolgendo le eccellenze al servizio dei progetti di innovazione delle filiere per l’obiettivo della sostenibilità (ambientale, sociale ed economica)” ha sottolineato Claudio Scalise, managing partner di Sg Marketing e Sg Project.

Il piano strategico comunitario

Ancora lento il passaggio dell'Italia all'agricoltura 4.0
Ancora lento il passaggio delle imprese italiane all’agricoltura digitale

La molla del cambiamento è la strategia del Green Deal approvata a dicembre 2019 che punta all’impatto climatico zero per il 2050.  Ma soprattutto le strategie Farm to Fork, Biodiversity e Circular economy al centro del Green Deal. Il primo prevede, in particolare, entro il 2030, di ridurre del 50% i pesticidi chimici e i più pericolosi e di altrettanto le vendite di sostanze antimicrobiche; per i fertilizzanti  il taglio è del 20%. Inoltre il 25% della superficie deve essere bio entro quella data.

“La maggior parte degli imprenditori sono contrari a questi numeri che ha spaccato il mondo agricolo -ha dichiarato Angelo Frascarelli (Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali, Università degli Studi di Perugia)-. Ma i numeri devono essere percepiti come cambiamento verso un’economia intelligente. La parola chiave è agricoltura smart: dobbiamo essere più sostenibili producendo di più. La filiera smart deve essere competitiva sul valore e oggi significa origine: il consumatore percepisce il prodotto di prossimità come un valore”. Al progetto Green Farm Innovation ha aderito Simona Caselli, presidente di Areflh, l’assemblea delle Regioni europee frutticole, orticole e floricole composta da 18 regioni e 28 Aop/Op di 10 Paesi Ue (circa il 40% della produzione ortofrutta europea rappresentata).

“Nella parte agricola della strategia Ue c’è molta preoccupazione per la riduzione dei pesticidi, fertilizzanti e numeri sul bio -ha concordato-.: in realtà l’Italia ha un vantaggio competitivo. Sulla Sau bio siamo già al 17% rispetto al 3% della Polonia. La strategia Ue prevede anche l’equa remunerazione degli agricoltori attraverso un intervento legislativo, una svolta epocale. Le nostre aziende hanno bisogno di conoscere la strategia Farm to Fork che non è un atto normativo ma un insieme di atti che verranno, già calendarizzati. Fondamentale che le imprese conoscano questa scala di interventi. La strategia riguarda la parte agricola ma ha componente rilevante su imballaggi e logistica, per poi arrivare a iniziative sui consumatori”.

L’Italia più avanti sulle politiche sostenibili dettate dall’Ue

L'Italia ha già avviato da anni la transizione green
L’Italia ha già preso da anni la strada della sostenibilità

Sulla trasformazione green l’Italia non è certo all’anno zero, anzi, appare più avanti rispetto ai competitor. “Nell’uso dei fertilizzanti -ha ricordato  Claudio Scalise- la posizione è più virtuosa della media Ue: circa 83 kg/ha nel 2019 contro i 120 della media Ue. Sulle emissioni dei gas serra è seconda solo a Malta (0,90 kg di gas serra contro 1,93 della media Ue, dato al 2018). Sui fitofarmaci il 59% prodotti sono esenti, solo il 2% supera il limite”.

Più nel dettaglio un’indagine presentata da Ersilia Di Tullio (Nomisma), su un campione di circa un migliaio di imprese agricole con una media di 63 ettari, ha fotografato la situazione. In merito alla superficie bio l’Italia è già al 16% (fonte Sinab). Su fertilizzanti e agrofarmaci la riduzione nei dieci anni di kg per ettaro è a doppia cifra: -17% azoto, -40% fungicidi, -38% insetticidi, -19% erbicidi. Meno evidente il cambiamento digitale nelle imprese agricole avanzate: il 10% adotta software gestionali, l’8% macchine con guida assistita, il 6% centraline meteo, solo il 2% ha messo sensori in suolo: minima la parte che usa i droni. Risultati più incoraggianti nelle tecniche di agricoltura conservativa (incidenza 20%) e produzione energie rinnovabili  (il 33% ha già impianti di questo tipo). Sul programma investimenti nel 2020 il 31% li ha posticipati a causa della pandemia, il 38% li ha rimodulati e solo il 31% li ha sostenuti. La maggioranza si è concentrata su impianti e macchinari, poi digital, l’ultimo posto la sostenibilità ambientale. Nelle tendenze sugli imballaggi, una ricerca  Nomisma sul largo consumo fa riflettere: sul packaging il 55% mette al primo posto il senza overpackaging, il 43% con materiale riciclabile, 42% con materiale da fonti rinnovabili, 41% con materiale compostabile o biodegradabile, 32% plastic free.  Ma il 53% non è disposto a pagare di più (nulla o quasi) per avere prodotti con pack sostenibili.

La partita dei fondi Ue

I nuovi driver di consumo post lockdown
I nuovi driver di consumo

Partecipare a progetti europei  è un modo per attingere alle innovazioni. Green Farm Innovation intende fornire opportunità anche a livello di accesso ai finanziamenti che saranno messi a disposizione dalla Commissione Europea.  Sulla Biodiversità strategy 20 miliardi/anno saranno sbloccati da fondi Ue, finanziamenti nazionali e privati. Per From Farm to Fork 10 miliardi nell’ambito di Horizon Europe saranno investiti in attività di ricerca e innovazione connesse ad agroalimentare, bioeconomia, agricoltura. Il pacchetto Next generation Eu (672 miliardi di euro) per la ripresa dalla pandemia prevede poi un cospicuo pacchetto di finanziamenti anche per l’Ue verde.

“Dieci miliardi di euro sono già disponibili nell’ambito della politica agraria già dal 2021 (Feasr) -ha ricordato Scalise-: 1,2 miliardi arriveranno agli agricoltori italiani. E potranno essere utilizzati attraverso il Psr. C’è un pacchetto importante di supporti finanziari. Vogliamo utilizzare al meglio questi fondi in funzione degli obiettivi sostenibili: questa è la filosofia che ci guida”. “Altro obiettivo di Areflh  -ha aggiunto Caselli- è favorire partenariati sui fondi europei di promozione e sui progetti Horizon Europe (ne abbiamo 4 in corso su Horizon 2020)”.

 

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