
Simone Zerbinati, classe 1985, ceo dell’azienda Zerbinati di Casale Monferrato, è stato recentemente eletto presidente del Gruppo prodotti ortofrutticoli di IV e V gamma di Unione Italiana Food, subentrando ad Andrea Battagliola. Con il nuovo presidente affrontiamo le tante tematiche del settore, dalla filiera alle nuove normative Ue, guardando agli sviluppi futuri.
Quali sono oggi gli aspetti positivi e le criticità del settore quarta e quinta gamma?
Gli aspetti positivi sono riferibili ai numeri del settore, in valore (+6%) e volumi (+0,4%) che crescono nel 2024: significa che il consumatore cerca ancora questa tipologia di prodotto per i suoi consumi. In valore supera il miliardo e duecento mila euro e solo la quarta gamma vale oltre un miliardo. Nella quinta gamma le zuppe hanno un peso di 175 milioni.
Importante all’interno della quarta gamma è anche il segmento della frutta pronta. È un mercato più piccolo, vale circa 56 milioni, ma cresce del 6%: ci sono aziende associate che hanno fatto grandi investimenti industriali anche dal punto di vista logistico.
Riguardo le criticità, si sta affrontando, in tutti i settori, il problema della restrizione dei margini lungo tutta la filiera, dovuto agli aumenti dei costi e alla difficoltà di ribaltarli sul mercato.
Energia, logistica, quali i fattori prevalenti?
Sono molteplici. Ci sono più costi energetici, che sono aumentati nel periodo Covid e post Covid, poi si sono un po’ assestati, ma non sono tornati a livelli pre-pandemia; poi ci sono i costi di trasporto e delle materie prime. Tutti i nostri fornitori di servizi o di materie prime si sono trovati a fronteggiare un aumento che hanno in parte riversato su di noi; noi però abbiamo assorbito quasi tutto andando a ridurre i nostri margini. E questo è stato sicuramente di impatto per tutta la filiera.
Un mercato maturo che a un certo punto bisogna anche stimolare. Come presidente del Gruppo prodotti ortofrutticoli di IV e V gamma di Unione Italiana Food dove e come si concentrerà la sua azione? Ci sono richieste che farà alle istituzioni?
Premetto che la mia presidenza, come quella dei predecessori, non può cambiare gli esiti di nessun settore. Un obiettivo è cercare di ampliare la base associativa, perché credo molto nel tema associativo: gli associati a oggi sono una decina. Insieme si possono affrontare alcune tematiche. Da mesi è sul tavolo di Uif quello della corretta interpretazione del Regolamento di origine. Stiamo ragionando sui dettagli di questo regolamento Ue, che non è nato per la quarta gamma e determinerebbe alcune difficoltà dal punto di vista industriale, per esempio nella gestione delle origini sui mix.
Secondo una ricerca realizzata ad agosto 2024 da AstraRicerche per il Gruppo Prodotti Ortofrutticoli di IV Gamma di Unione Italiana Food, l’87% degli under 29 crede che i prodotti di quarta gamma contengano conservanti (contro il 75% della media totale) e solo il 16% del campione sa esattamente cosa significa la dicitura quarta gamma. Cosa si può fare per ridurre queste fake news e carenza informativa che poi frenano i consumi?
Il termine quarta gamma è convenzionale, alla fine bisognerebbe parlare di verdure, insalate, frutta pronte al consumo, per rendere un pochino più semplice la categoria. Il settore, dove la pl incide per il 64%, per quello che vale, per com’è cresciuto e per il servizio che dà, sicuramente ha un grosso potenziale di comunicazione. Uif da qualche anno ha attivato un piano media con l’obiettivo di evidenziare gli aspetti positivi della quarta gamma e i vantaggi reali di un settore che gode di un altissimo contenuto di servizio. La sfida è vedere se tra qualche anno la stessa ricerca riporterà alcuni di questi dati negativi in calo. Un target da attenzionare è sicuramente quello degli under 29. Il piano di comunicazione è ancora da costruire, ma mi piacerebbe, per esempio, andare a parlare nelle università o comunque far arrivare lì dei messaggi importanti.
Dal punto di vista della sicurezza, c’è ancora qualcosa che si può fare? Le ricerche dicono che il consumatore non è attento alla catena del freddo quando acquista il prodotto, può confondere il prodotto di prima gamma evoluta con quello della quarta gamma.
Anche questo tema è legato alla comunicazione, che si potrebbe sicuramente migliorare sia dal punto di vista dei contenuti sia dal punto di vista della frequenza e della profondità. Anche a scaffale qualcosa si potrebbe fare, magari separando la quarta gamma. Parliamo di un settore che per i retailer ha un significato importante, di conseguenza salvaguardarlo sia dal basso, per quanto riguarda la filiera, ma anche dall’alto per quanto riguarda il consumatore, è indubbiamente nell’interesse di tutti.
La quarta gamma è già una soluzione contro lo spreco: le tecnologie attuali permetterebbero di aumentare la shelf-life in etichetta. Sarebbe un ulteriore plus.
In merito a questo aspetto va fatta una distinzione tra prodotto brand e prodotto private label, perché ci sono diversi fattori, che variano da referenza a referenza e da struttura a struttura, che possono giocare un ruolo fondamentale nella shelf-life del prodotto. Alcune aziende, tra cui la nostra, su alcuni prodotti garantiscono una shelf-life più lunga. Oggi mediamente è di 5-6 giorni. Su alcuni prodotti, penso all’insalata mista, l’insalata adulta, croccante, si potrebbero garantire anche 7-8 giorni con le proprietà invariate: ci sono delle tecnologie che lo consentono. E non nego che qualche retailer oggi comincia a chiederlo. Vi sono dei Paesi dove si estende la shelf-life anche a 9-10 giorni. È chiaro che ci deve essere tutta la filiera adeguata per far sì che questo possa essere sostenibile, già dall’arrivo della materia prima fino alla consegna al punto di vendita.
La quinta gamma continua a espandersi: quali sono le categorie per l’ortofrutta a emergere?
Il mondo delle zuppe sta prendendo piede in maniera importante: nell’arco di 5 anni è quasi raddoppiato, oggi vale circa 175 milioni di euro, in crescita del 5% rispetto all’anno prima. Poi ci sono segmenti che oggi valgono meno, ma hanno dei tassi di crescita importanti, come le insalate di riso e cereali, che sono nel reparto ortofrutta e danno sempre un servizio al consumatore, o le verdure cotte, che sicuramente negli ultimi due anni si sono affermate.
Il Ppwr ha risparmiato le insalate in busta dai divieti: la soluzione futura sarà sempre più l’Rpet, in base al nuovo regolamento, la carta o le bioplastiche?
A oggi il regolamento non ha ancora risparmiato l’insalata: è una deroga che potrà essere applicata alla quarta gamma ma non è ancora definita e proprio su questo Uif sta lavorando. La tendenza è quella di prendere in considerazione sempre più materiali riciclati, anche se non è così semplice per gli imballi flessibili che sono comunque 100% riciclabili. Sulla bioplastica i numeri del mercato hanno detto che il consumatore non apprezza quel tipo di imballaggio perché spesso porta la confezione ad “appannarsi” riducendo la visibilità del contenuto. Sulla carta c’è il problema dell’accoppiato e poi della gestione dell’umidità e dei relativi costi.
L’Italia è prima al mondo per l’esportazione di verdure lavorate, ortaggi freschi e legumi. Che spazio c’è all’estero per la quarta e quinta gamma?
La quarta gamma paga un po’ il limite della shelf-life e della territorialità. Nel tempo sono nate aziende in tutti i Paesi, più o meno piccole, e questo ha fatto sì che l’esportazione della quarta gamma non sia così stimolante come potrebbe essere quella di un prodotto pronto con una shelf-life più lunga, come per esempio le zuppe o i piatti pronti, dove occorre anche andare incontro a ricettazioni che possono essere più consone al mercato di riferimento. Ci sono però aziende che da anni, in maniera molto virtuosa, fanno esportazione nei Paesi limitrofi e nell’Est, con ottimi risultati: in Spagna, Francia, Svizzera, Austria, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia.
Fresh-cut and ready-to-eat fruit and vegetables are growing, and this sector’s value exceeds one billion Euros
Simone Zerbinati, new president of UIF’s Fresh-cut and Ready-to-eat Fruit and Vegetable Products Group, talked about the upcoming challenges
Cost reduction along the supply chain, packaging transformation, shelf-life extension, and how to combat fake news by improving relationships with young consumers. Simone Zerbinati, born in 1985, CEO of Zerbinati a company whose headquarters are in Casale Monferrato, was recently elected president of the Fresh-cut and Ready-to-eat Fruit and Vegetable Products Group of Unione Italiana Food, having succeeded to Andrea Battagliola. This sector has to face many issues as it looks to the future, amidst many positives, new challenges, and some critical issues. The new president explained: ‘The positive aspects are attributable to this sector’s data in terms of value (+6%) and volume (+0.4%), which increased in 2024. This means that consumers are still seeking this type of product for their consumption. Their value exceeded 1.2 billion Euros, and the fresh-cut range alone is worth over 1 billion Euros. The ready-to-eat fruit segment is also important within the fresh-cut range. It is a smaller market, worth around 56 million Euros, but it increased by +6%: some member companies have made significant industrial investments, including in logistics. In the fresh-cut range, soups are gaining significant importance: in the space of five years, they have almost doubled in size and are now worth around 175 million Euros, with an increase by +5% compared to the previous year. Then there are segments that are currently worth less, but are enjoying significant growth rates, such as rice and grain salads, or cooked vegetables, which have established themselves in the last two years’. It almost goes without saying that the critical issues relate to the problem, common to other sectors, of shrinking margins throughout the supply chain, due to rising costs and the difficulty of passing them on to the market. ‘Energy costs, which had already risen during the Covid and post-Covid periods, have increased, then stabilized somewhat, but have not returned to pre-pandemic levels; transport and raw material costs have also risen. One goal of my presidency is to try to expand the membership base; there are currently around ten members. Together, we can address some issues. For example, the correct interpretation of the Regulation of Origin has been on UIF’s agenda for months. We are discussing the details of this EU regulation, which was not designed for the fresh-cut sector and would create some difficulties from the industrial perspective, for example, in managing the origins of mixes’. Another goal concerns communication. According to a survey conducted in August 2024 by AstraRicerche for the Fresh-Cut Fruit and Vegetable Products Group of Unione Italiana Food, 87% of under-29s believe that fresh-cut products contain preservatives (compared to the overall average of 75%), and only 16% of the sample knew exactly what the term ‘fresh-cut’ means. ‘The sector, where private label account for 64% of the total, has significant communication potential. A target audience worth focusing on is certainly the under-29s. The communication plan is still being developed, but I would like, for example, to go and speak at universities’. Fresh-cut products are currently a waste-reducing solution: however, current technologies would further increase the shelf life declared on the label. Some companies, including ours, guarantee a longer shelf life for some products. Today, the average is 5-6 days. For some products – I am thinking of mixed salad, mature, crunchy salad – we could guarantee even 7-8 days with unchanged properties: there are technologies that allow this. And I do not deny that some retailers are starting to ask for it today’. Regarding packaging, ‘the trend is to increasingly consider recycled materials, although it is not so simple for flexible packaging, which is still 100% recyclable. Regarding bioplastics, market data shown that consumers do not appreciate that type of packaging, because it often causes the package to ‘fog up’. As for paper, there is the issue of lamination, and then there is the problem of humidity management and the related costs’. Finally, a look at exports. ‘There are companies that have been exporting very successfully to European and Eastern European Countries for years, with excellent results, such as Spain, France, Switzerland, Austria, the Netherlands, Poland, and Slovenia’.











