Uva da tavola italiana, la Thailandia apre le porte all’export

La missione ispettiva coordinata da Cso Italy si è conclusa con esito positivo, avvicinando l’accesso al mercato asiatico. Le prime spedizioni potrebbero partire già dalla prossima campagna commerciale. Nel 2025 i consumi interni sono cresciuti del 12%

Simona Rubbi (Cso Italy, responsabile legislazione e certificazioni), l'ispettrice thailandese, Vito Claudio Nerini (Servizio Fitosanitario Regione Puglia), Massimiliano Del Core (presidente Cut- Commissione Uva da Tavola), Giacomo Suglia (vicepresidente Fruitimprese e Presidente Apero), l'ispettore thailandese;
Simona Rubbi (Cso Italy, responsabile legislazione e certificazioni), l'ispettrice thailandese, Vito Claudio Nerini (Servizio Fitosanitario Regione Puglia), Massimiliano Del Core (presidente Cut- Commissione Uva da Tavola), Giacomo Suglia (vicepresidente Fruitimprese e presidente Apero), l'ispettore thailandese

La Thailandia si avvicina all’apertura del proprio mercato all’uva da tavola italiana. La visita ispettiva di tre giorni delle autorità fitosanitarie thailandesi si è conclusa con esito positivo, segnando un passaggio fondamentale per l’avvio delle esportazioni. Le condizioni tecniche sono state sostanzialmente definite e restano da completare alcuni adempimenti amministrativi da parte delle autorità asiatiche, che hanno manifestato la volontà di accelerare l’iter autorizzativo.

La missione, coordinata da Cso Italy, ha coinvolto gli stabilimenti e i frutteti delle aziende pugliesi Agricoper, Op Giuliano e Sop, con verifiche sulle procedure adottate lungo la filiera produttiva. L’iniziativa è frutto della collaborazione tra Cso Italy, Cut, Fruitimprese/Apeo, le imprese e i Servizi fitosanitari regionali e nazionali.

Controlli e tracciabilità sotto esame

Gli ispettori hanno espresso apprezzamento per gli standard qualitativi e organizzativi delle imprese, i sistemi di tracciabilità, i controlli fitosanitari e le procedure di conservazione e trattamento a freddo (cold treatment), previste per il controllo della mosca mediterranea della frutta.

Particolare attenzione è stata riservata anche alla registrazione dei frutteti e degli stabilimenti autorizzati all’esportazione. Le modalità sono state approfondite con il Servizio fitosanitario della Regione Puglia e definite durante l’incontro conclusivo presso il ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf). La delegazione ha inoltre visitato la fiera Luv di Bari, occasione di confronto con gli operatori del settore.

“La visita -commenta Simona Rubbi, responsabile Legislazione e Certificazioni di Cso Italy- ha confermato la professionalità della filiera italiana e l’efficacia dei controlli e della tracciabilità. Restano alcuni adempimenti amministrativi delle autorità thailandesi, ma puntiamo a completare l’iter in tempo per avviare le prime esportazioni già dalla prossima campagna“.

Un comparto da quasi un milione di tonnellate

La prospettiva di accesso al mercato thailandese si inserisce in una strategia di diversificazione delle destinazioni commerciali. La produzione nazionale di uva da tavola è vicina al milione di tonnellate e, secondo Cso Italy, il comparto sta vivendo un rinnovamento varietale, con nuove cultivar apprezzate anche dai consumatori più giovani. Nel 2025 i consumi interni sono cresciuti del 12%, mentre le esportazioni restano dirette soprattutto verso i mercati europei.

La direttrice di Cso Italy, Elisa Macchi, sottolinea la necessità di ampliare gli sbocchi commerciali: “Ora è fondamentale diversificare i mercati di sbocco, rafforzare la competitività del comparto e valorizzare il lavoro di squadra che ha reso possibile questo risultato”.

Sull’importanza dell’internazionalizzazione interviene Giacomo Suglia, vicepresidente di Fruitimprese e presidente di Apeo: “L’Italia è il primo produttore europeo di uva da tavola e tra i primi cinque al mondo. Dobbiamo valorizzare questo primato aprendo nuovi mercati, creando opportunità per le imprese e tutelando l’occupazione. La qualità, la sicurezza e la sostenibilità della nostra produzione sono un punto di forza sui mercati internazionali e siamo gli unici che possiamo offrire uva sia con semi che senza semi”.

Il lavoro comune per superare le barriere

L’apertura della Thailandia rientra nel percorso avviato per ampliare le opportunità di esportazione e superare gli ostacoli fitosanitari che limitano l’accesso a nuovi Paesi.

Pietro Mauro, direttore di Fruitimprese, evidenzia il contributo organizzativo delle associazioni e delle istituzioni coinvolte: “In tempi strettissimi, Cso Italy, Fruitimprese e Cut hanno organizzato la visita degli ispettori thailandesi, colpiti dall’eccellenza dell’uva da tavola italiana. È stata una sfida tecnica e logistica affrontata con successo, grazie anche al contributo decisivo dei Servizi fitosanitari nazionale e pugliese e delle aziende, che confermano la qualità e la sicurezza della nostra produzione”.

Massimiliano Del Core, presidente della Commissione italiana uva da tavola, inquadra il risultato nella strategia di sviluppo del comparto: “L’apertura di nuovi mercati è una priorità della strategia che Cut ha avviato con Cso Italy. Lavoriamo insieme su due fronti: analizzare meglio il potenziale produttivo del comparto, attraverso la realizzazione e l’aggiornamento del catasto varietale, e superare le barriere fitosanitarie che limitano l’export, così da ottenere l’apertura di nuovi mercati. Quest’anno lo sblocco dell’export verso il Sud Africa e la visita degli ispettori thailandesi sono stati risultati importanti in questa direzione”.

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