Crisi dei trasporti e innovazione varietale: le sfide dell’Uva di Puglia Igp #Luv26

Il comparto dell’uva da tavola pugliese sta attraversando una fase di forte complessità, stretta tra le tensioni logistiche e l’impatto dei rincari energetici sui costi di produzione. A delineare lo scenario è Michele Laporta, presidente del Consorzio dell’Uva di Puglia Igp, che abbiamo incontrato alla fiera Luv, in svolgimento a Bari in questi giorni. Non possiamo che partire dalla situazione contingente, con le ragioni alla base delle mobilitazioni degli autotrasportatori: “È un momento di confusione, ma sicuramente le motivazioni delle proteste hanno delle fondamenta giuste. Assistiamo tutti al costo del carburante che sta mettendo in crisi non solo il mondo del trasporto, ma tutte le filiere, che utilizzano fonti energetiche con costi ormai incredibili”.

I riflessi del blocco dell’autotrasporto sulla filiera dell’uva di Puglia Igp

Le criticità emergono soprattutto quando le manifestazioni bloccano gli snodi viari, con ricadute immediate sulla movimentazione delle merci: “L’80% del trasporto viene fatto su gomma, quindi quando si blocca la gomma diventa un problema per tutti quanti. A causa di questi blocchi stradali quello che era già per strada è rimasto fermo, aggiungendo danni ai disagi che si erano già creati”.

Per una coltura altamente deperibile come l’uva da tavola, i riflessi nei campi sono immediati. “L’ortofrutta è un prodotto fresco e il 90% si raccoglie in giornata”, ricorda Laporta, evidenziando come l’interruzione della catena distributiva abbia costretto i produttori a sospendere i tagli: “Il prodotto è rimasto in campo e adesso ci vorrà qualche giorno in più per poterlo raccogliere. La crisi della manodopera si somma a questo problema, perché perdere giornate di lavoro vuol dire non riuscire più a recuperarle. Confidiamo in una tenuta a livello climatico, in modo da avere il tempo utile per completare la raccolta”.

Disciplinare rivisto e apertura a nuove varietà per l’uva di Puglia Igp

Oltre all’emergenza contingente, il Consorzio continua a lavorare sulle linee di sviluppo strategico della denominazione, puntando sull’aggiornamento varietale. “Abbiamo presentato una modifica al disciplinare che permetterà ai consumatori e ai nostri clienti di gustare uve che non sono più soltanto quelle della tradizione”, spiega il presidente. Si tratta di cultivar moderne, con caratteristiche calibrate sulle nuove abitudini di acquisto: “Aumenteranno la possibilità di consumo non solo durante i pasti principali, ma anche in tante altre maniere. Questo non farà altro che far volare i consumi dell’uva da tavola, che resta un prodotto straordinario e che fa davvero molto bene alla salute”.

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