Mercosur, bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

L’accordo di libero scambio con i Paesi sudamericani del Mercosur è una grande opportunità per l'export ma le associazioni chiedono controlli

Ue Mercosur
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L’Ue cerca di allentare la pressione dei dazi statunitensi: in questa direzione si muovono gli accordi di libero scambio con il Mercosur e l’avvio dei negoziati con l’India, volti a ridurre le barriere tariffarie e non tariffarie. Dopo oltre vent’anni, l’intesa Ue-Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), in particolare, sembrava un dato di fatto ed è entrata in vigore in via provvisoria. Ma per la ratifica del Parlamento Ue restano ancora da chiarire alcuni passaggi giuridici, legati alla decisione della Corte di Giustizia Ue, e politici, necessari alla sua approvazione.

La posta in gioco è la creazione di una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, con oltre 700 milioni di consumatori e un interscambio commerciale che vale più di 110 miliardi di euro. Per l’Italia il valore è di circa 14 miliardi, che la collocano tra i principali Paesi esportatori europei verso il Mercosur, dopo la Germania, e al quarto posto tra gli importatori. Oltre il 90% delle esportazioni italiane riguarda però beni industriali, a cominciare dai macchinari: motivo per cui l’industria ha spinto per la firma. L’accordo prevede la liberalizzazione di oltre il 90% delle linee tariffarie. Comprende poi il riconoscimento delle indicazioni geografiche: per l’Italia circa 50-60 Dop e Igp tutelate, seppure con alcune deroghe transitorie. Tra queste il Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino e la Mela Alto Adige. Il surplus, almeno sul fronte agricolo, appare però a vantaggio dei Paesi sudamericani.

Nei primi dieci mesi del 2024, l’import agroalimentare italiano dal Mercosur è stato di quasi 3 miliardi di euro, trainato soprattutto dalle materie prime (+17% rispetto allo stesso periodo del 2023), mentre l’export agroalimentare italiano verso la stessa area si è attestato intorno ai 488 milioni. Per quanto riguarda l’ortofrutta, per cui non sono previste quote ma vige l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine, “sta diventando sempre più importante, in particolare, il mercato per le mele del Sud e Centro America, soprattutto il Brasile”, ricorda Marco Salvi, presidente di Fruitimprese.

L’interesse è testimoniato dall’attenzione crescente che Macfrut sta dedicando ai Paesi sudamericani. Le barriere non tariffarie (come quelle fitosanitarie) rimangono poi uno dei maggiori ostacoli alle nostre esportazioni. Tanto è vero che Salvi ha chiesto che sia l’Ue a presentarsi come interlocutore unico per negoziare i dossier fitosanitari. “Sicuramente gli accordi di libero scambio, se ben governati, possono rappresentare una risorsa per Paesi come il nostro, vocato da sempre all’export, ma vanno liberalizzati tutti gli aspetti, pretendendo il rispetto del principio della reciprocità, altrimenti si rischia di far pendere la bilancia solamente a favore di una parte -fa notare Salvi-. Fruitimprese rappresenta da 77 anni gli operatori internazionali del settore ortofrutticolo e trova scritto nel proprio dna una propensione naturale all’apertura dei mercati agli scambi con il resto del mondo.

Ovviamente le regole devono essere chiare e uguali per tutti, altrimenti si finisce col creare disparità e concorrenza sleale. La tutela delle nostre Dop e Igp rimane fondamentale: bisognerà fare attenzione a includere tutte quelle presenti e anche quelle che si costituiranno in futuro.

Per quanto riguarda l’accordo con il Mercosur, per il settore ortofrutticolo gli effetti sono molto limitati anche perché, purtroppo, come avvenuto per altri accordi di libero scambio, l’intesa doganale non è accompagnata da un accordo fitosanitario. Parlando del Brasile, che al momento rappresenta il mercato più interessante, continueremo a non poter esportare uva da tavola, per esempio, finché non verrà approvato il dossier fitosanitario da parte delle autorità sudamericane.

L’anno scorso finalmente abbiamo ottenuto il via libera per esportare le prugne: ci sono voluti 10 anni per arrivare a questo risultato”.

Il mondo agricolo si è dimostrato critico all’intesa, solo in parte rassicurato da una Politica agricola comune più generosa e da misure compensative europee. Le principali associazioni di categoria, da Coldiretti a Confagricoltura fino a Cia-Agricoltori Italiani, temono più perdite che guadagni nella partita e i timori riguardano altre future intese sullo stesso schema.

La richiesta di reciprocità è stata la parola chiave più invocata dalle associazioni di categoria che hanno protestato a Bruxelles. Oltre ai problemi ambientali, come la deforestazione, e le violazioni dei diritti dei lavoratori, Coldiretti ha ricordato che “nei campi sudamericani si usano ancora ampiamente sostanze bandite da anni in Ue, da fungicidi a insetticidi fino a erbicidi: in Brasile il 30% dei prodotti chimici è vietato nel Vecchio Continente”.

Il presidente Prandini ha ricordato che attualmente l’Europa controlla solo una quota limitata delle merci (circa il 3%, secondo Coldiretti), di qui la proposta di avere in Italia un’Autorità delle dogane europee.

Va ricordato che, anche su impulso italiano, nel negoziato sono state rafforzate le clausole di salvaguardia che consentono alla Commissione europea di intervenire in caso di turbative di mercato (è stata richiamata una soglia indicativa del 5% come possibile segnale di allerta sul calo dei prezzi).

“L’accordo con il Mercosur ha una portata storica ma gli agricoltori europei chiedono una concorrenza leale. Per questo la vera partita si giocherà nella fase di attuazione- ha commentato Paolo De Castro, presidente di Nomisma-. Negli ultimi vent’anni l’agricoltura europea ha visto una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci. Un insieme di regole che ha reso i prodotti europei più sicuri e sostenibili, ma anche più costosi da produrre. Solo un controllo rigoroso alle frontiere, l’applicazione effettiva delle clausole di salvaguardia e la pretesa di standard equivalenti potranno garantire che l’apertura dei mercati non si traduca in un danno”. Il dibattito sull’accordo Ue-Mercosur ha trovato spazio anche a Fruit Logistica. Luigi Scordamaglia (Filiera Italia), in un evento organizzato all’Italian Fruit Village, ha ribadito la necessità della reciprocità: “Gli accordi di libero scambio sono un’opportunità solo se la competizione è davvero alla pari”.

Per l’ortofrutta la reciprocità è decisiva perché, a differenza di altri prodotti agricoli, in gran parte non è considerata “sensibile” e non beneficia di contingenti tariffari.

Il nodo centrale resta quello delle regole ambientali e fitosanitarie. Lo sguardo va anche ai negoziati Ue-India, dove l’ortofrutta trova un’impostazione più equilibrata: prodotti agricoli sensibili esclusi e nelle proposte negoziali una forte riduzione dei dazi: succhi di frutta dal 55% allo 0% e kiwi e pere dal 33% al 10%. Un mercato con grandi potenzialità seppur ancora piccolo (il nostro export agroalimentare è di soli 142 milioni di euro). Ma un esempio di come il libero scambio possa funzionare, se accompagnato da reciprocità reale, tutele mirate e regole comuni.

Mercosur: glass half full or half empty?

After 26 years of negotiations, the free trade agreement with some South American Countries represents a major export opportunity, but trade associations ask for checks on compliance with reciprocity rules

The EU is seeking to ease the pressure of US tariffs: the free trade agreements with Mercosur and the launch of negotiations with India, aimed at reducing tariff and non-tariff barriers, are moving in this direction. After more than twenty years, the EU-Mercosur (Argentina, Brazil, Paraguay, and Uruguay) agreement, in particular, seemed a matter of fact and entered into force provisionally. However, some legal and political steps required for its approval by the EU Parliament, linked to the ruling of the European Court of Justice, remain to be clarified. At stake is the creation of one of the world’s largest free trade areas, with over 700 million consumers and trade worth more than 110 billion Euros. For Italy, the value is approximately 14 billion Euros, placing it among the leading European exporters to Mercosur, after Germany, and fourth among importers. However, over 90% of Italian exports are industrial goods, especially machinery, which is why the industry pushed for the agreement. The agreement provides for the liberalization of over 90% of tariff lines. It also includes the recognition of geographical indications: for Italy, approximately 50-60 PDO and PGI products are protected, albeit with some transitional exemptions. These include San Marzano tomato from Agro Sarnese-Nocerino and Alto Adige apple. The surplus, at least on the agricultural front, however, appears to benefit South American Countries. In the first ten months of 2024, Italian agri-food imports from Mercosur amounted to nearly 3 billion Euros, driven primarily by raw materials (+17% compared to the same period in 2023), while Italian agri-food exports to the same region stood at around 488 million Euros. Regarding fruit and vegetables, for which there are no quotas, but the Country of origin must be indicated on labels, Marco Salvi, president of Fruitimprese, said: ‘The market for apples from South and Central America, especially Brazil, is becoming increasingly important. This interest is evidenced by the growing attention Macfrut is devoting to South American Countries. Non-tariff barriers (such as phytosanitary ones) remain one of the major obstacles to Italian exports. So much so that Salvi has called for the EU to act as the sole interlocutor for negotiating phytosanitary dossiers. Salvi pointed out: ‘Free trade agreements, if well-managed, can certainly be a resource for Countries like ours, which have always been oriented towards exports. However, all aspects must be liberalized, requiring respect for the principle of reciprocity, otherwise we risk tipping the scales in favor of one side only. Fruitimprese has represented international operators in the fruit and vegetable sector for 77 years and has a natural propensity to open markets to trade with the rest of the world written into its DNA. Obviously, the rules must be clear and equal for everyone, otherwise we end up creating inequality and unfair competition. The protection of our PDO and PGI products remains fundamental: we must be careful to include all existing ones and those that will be established in the future. Regarding the agreement with Mercosur, the effects on the fruit and vegetable sector are very limited, also because, unfortunately, as with other free trade agreements, the customs agreement is not accompanied by a phytosanitary agreement. Speaking of Brazil, which currently represents the most interesting market, we will continue to be unable to export table grapes, for example, until the phytosanitary dossier is approved by the South American authorities. Last year, we finally obtained the green light to export plums: it took 10 years to achieve this result’.

The agricultural sector has been critical of the agreement, only partially reassured by a more generous Common Agricultural Policy and European compensatory measures. The main trade associations, from Coldiretti to Confagricoltura to Cia-Agricoltori Italiani, fear more losses than gains in the deal, and their concerns refer to other future agreements along the same lines. The request for reciprocity was the key word most frequently invoked by the trade associations protesting in Brussels. In addition to environmental problems, such as deforestation, and violations of workers’ rights, Coldiretti recalled that ‘in South American fields, substances banned for years in the EU are still widely used, from fungicides to insecticides to herbicides: in Brazil, 30% of chemical products used are banned in the Old Continent’. President Prandini recalled that Europe currently controls only a limited share of goods (about 3%, according to Coldiretti), hence the proposal to establish a European Customs Authority in Italy. It should be noted that, on the impulse of Italy, the safeguard clauses that allow the European Commission to intervene in the event of market disruptions were strengthened in the negotiations (an indicative threshold of 5% was mentioned as a possible warning signal of price drop). Paolo De Castro, president of Nomisma, said: ‘The agreement with Mercosur is historic, but European farmers are demanding fair competition. This is why the real challenge will be in the implementation phase. Over the past twenty years, European agriculture has seen a drastic reduction in the use of pesticides. This set of rules has made European products safer and more sustainable, but also more expensive to produce. Only rigorous border controls, the effective application of safeguard clauses, and the demand for equivalent standards can ensure that market opening does not result in damage’. The debate on the EU-Mercosur agreement also found space at Fruit Logistica. Luigi Scordamaglia (Filiera Italia), in an event organized at the Italian Fruit Village, reiterated the need for reciprocity: ‘Free trade agreements are an opportunity only if competition is truly equal’. For fruit and vegetables, reciprocity is crucial because, unlike other agricultural products, most of them are not considered ‘sensitive’ and do not benefit from tariff quotas. The central issue remains environmental and phytosanitary rules. The focus also goes to the EU-India negotiations, where fruit and vegetables find a more balanced approach: sensitive agricultural products are excluded and the negotiating proposals include a strong reduction in duties: fruit juices from 55% to 0% and kiwis and pears from 33% to 10%. We are talking about a market with great potential, yet still small (our agri-food exports are only 142 million Euros). But it is an example of how free trade can work, when combined with real reciprocity, targeted protections, and common rules.

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