Nel cuore della Sicilia, a Delia, tra le province di Caltanissetta e Agrigento, la famiglia Di Pasquale porta avanti da tre generazioni una storia agricola fatta di competenze, investimenti e forte legame con il territorio. Oggi Vincenzo Di Pasquale, con il fratello Angelo, guida l’azienda di famiglia, conosciuta per il marchio Donnalia, lanciato nel 2017 e oggi registrato a livello internazionale. Una realtà che ha saputo evolversi puntando su qualità, innovazione tecnologica e valorizzazione delle eccellenze locali.
Ci racconta la vostra azienda?
Nasce e cresce a Delia, in un’area fortemente vocata all’ortofrutta. Si estende su circa 140 ettari, che abbiamo rinnovato con varietà nuove, puntando su qualità estetica e gusto, elementi fondamentali per distinguersi sul mercato: la Sicilia deve sempre stupire il consumatore.
Lavoriamo in regime di lotta integrata, abbiamo tutte le principali certificazioni, Globalgap, Grasp, Ifs. Siamo riconosciuti soprattutto per il brand Donnalia, che rappresenta il nostro percorso di crescita e apertura ai mercati.
Quali sono le vostre principali specializzazioni produttive?

Nasciamo come produttori di pesche e nettarine, ma nel tempo abbiamo ampliato la gamma con albicocche, uva da tavola, melone retato di Licata, arance rosse e melagrane. I prodotti principali restano quelli estivi, perché operiamo in una delle aree più importanti della Sicilia per queste colture.
Siamo stati tra i primi a commercializzare la Pesca di Delia Igp e operiamo anche sull’Arancia rossa Igp, essendo direttamente nel territorio di produzione. Produciamo circa 7.000 tonnellate. Il nostro mercato è principalmente italiano, con una forte presenza nella gdo, che rappresenta circa l’80% del nostro business.
Qual è il vostro elemento distintivo sul mercato?
Abbiamo investito complessivamente oltre 6 milioni di euro in un nuovo stabilimento di circa 4.500 mq, completamente green e autosufficiente grazie al fotovoltaico, oltre che ai macchinari di ultima generazione. Il nostro impianto da 300 kW, con sistemi di accumulo, ci garantisce un’elevata autonomia energetica. Abbiamo in parte beneficiato di incentivi del Pnrr per sostenere gli investimenti. Il Sud Italia ha usufruito molto anche dei crediti d’imposta legati a Industria 4.0.
Si aggiunge poi un forte investimento in tecnologia, che oggi è uno dei nostri principali fattori competitivi. Dallo scorso anno utilizziamo l’intelligenza artificiale per il controllo qualità dei frutti. Tutto il prodotto che passa in calibratura viene analizzato attraverso sistemi di visione ottica avanzata: grazie alla collaborazione con Icoel e alla tecnologia fornita dal partner Tomra, riusciamo a individuare eventuali difetti in modo preciso. Questo ci permette di garantire al consumatore un prodotto non solo bello da vedere, ma anche conforme a standard qualitativi elevati.
Che ruolo ha il packaging nella vostra proposta?
È un altro nostro punto di forza. Il nostro packaging richiama la Sicilia, con colori e identità ben riconoscibili. Ma non è solo estetica: dentro deve esserci un prodotto all’altezza. Inoltre stiamo riducendo sempre più l’utilizzo della plastica, privilegiando materiali come la carta.
Perché la distribuzione moderna sceglie Donnalia?

Perché offriamo un prodotto di qualità a un prezzo corretto, un “premium accessibile”. E soprattutto siamo un partner affidabile, capace di garantire continuità e rispetto degli standard richiesti. La nostra visione per il futuro è continuare a investire, innovare e crescere, senza mai perdere il legame con il territorio e con la nostra identità.
State lavorando a nuovi progetti?
Sì, uno dei principali è il progetto sulla mandorla. È una coltura molto diffusa nel nostro territorio, tra le province di Caltanissetta e Agrigento, e abbiamo deciso di dedicarle una nostra azienda agricola. Abbiamo già iniziato a commercializzarla, anche grazie alla collaborazione con produttori locali, in diversi formati, sempre a marchio Donnalia, con confezioni destinate al consumo diretto.
Quali criticità state affrontando oggi?
La manodopera specializzata è una delle principali difficoltà, perché sempre meno giovani scelgono l’agricoltura. Inoltre, i costi di energia, gasolio e materiali di imballaggio, dalla carta alla plastica, stanno aumentando e incidono su tutta la filiera. Fino allo scorso anno l’acqua era stata un grosso problema: quest’anno, grazie alle abbondanti piogge, siamo riusciti a riempire gli invasi e oggi non rappresenta più una criticità.







