Nel settore delle brassicacee l’Italia si può senza dubbio definire una discreta produttrice, e questo grazie alla grande diversificazione, da Nord a Sud, delle condizioni pedoclimatiche, che consente la produzione in quantitativi importanti -ancorché non sufficienti a soddisfare il fabbisogno nazionale- di diverse tipologie del genere. Complessivamente (ISMEA e iSTAT 2023) in Italia esistono circa 36.100 ettari coltivati con i più svariati tipi di brassicacea, dal cavolfiore alla senape, dalla rucola al cavolo cappuccio ai broccoli: il 32% di queste produzioni si trova in Puglia, seguita dalla Campania (18%) e dall’Abruzzo (12%). Da questa superficie mediamente scaturiscono 752mila tonnellate di prodotto, pari a un valore commerciale che si aggira attorno agli 805 milioni di euro. Eppure di rado l’Italia è conosciuta nel mondo per le proprie brassicacee tipiche, non certo come lo è per i propri pomodori, le proprie mele, i propri agrumi, i propri radicchi, i propri asparagi. La ragione sta probabilmente nel fatto che, contrariamente ai summenzionati comparti, quello delle brassicacee si è quasi sempre presentato al pubblico consumatore in maniera anonima, senza valorizzare le produzioni tipiche e senza aspirare a certificazioni che ne attestino provenienza e qualità. Ultimamente però questo trend ha conosciuto una radicale inversione di tendenza: diverse brassicacee Made in Italy hanno scelto, come tanti altri prodotti di successo, di darsi un nome e un cognome, ottenendo fondamentali riconoscimenti come il marchio IGP, la De.Co o l’ingresso nel novero dei Presidi Slow Food. Un percorso, sinonimo di qualità e di trasparenza, che è ancora agli inizi ma che già promette bene.
Il Cavolfiore della Piana del Sele IGP
Il caso più recente riguarda la concessione della IGP al Cavolfiore della Piana del Sele, registrata ufficialmente nel luglio 2024 e che investe circa 20mila ettari coltivati fra Positano e Amalfi, nei comuni di Pontecagnano Fagnano, Albanella, Altavilla Salentina, Montecorvino Rovella, Montecorvino Pugliano, Battipaglia, Bellizzi, Giungano, Eboli e Capaccio Paestum. Primo cavolfiore a ottenere una simile certificazione in tutta Europa, oggi il Cavolfiore della Piana del Sele IGP è una delle perle di gusto che fanno parte del brand La Grande Bellezza Italiana: “In poco più di un anno – spiega Leonardo Odorizzi, referente del brand per l’ortofrutta – il Cavolfiore della Piana del Sele, che ha ottenuto la IGP nel 2024 ma la cui produzione risale al XVI secolo tanto che nell’Ottocento era oggetto di grande esportazione, è letteralmente esploso sul piano commerciale. In collaborazione con il Consorzio abbiamo portato avanti un percorso di penetrazione sui canali tradizionali come quello della GDO, con il coinvolgimento di sei catene di importanza nazionale cui presto se ne aggiungeranno altre due, e quello della ristorazione, ad esempio attraverso il circuito de Le Soste. I risultati sono stati oltre ogni aspettativa, caratterizzati da grande entusiasmo da parte dei responsabili acquisti e da una crescita in doppia cifra del venduto. La nostra sfida è vendere un prodotto che ha sì un prezzo importante, ma che a fronte di quel prezzo mantiene ciò che promette, e una costanza tanto nel prezzo quanto nella qualità porta a una fidelizzazione da parte dei consumatori”. Di gusto ottimo, dalle peculiari proprietà organolettiche dovute alle caratteristiche pedoclimatiche della zona in cui cresce, versatile in cucina, il Cavolfiore della Piana del Sele IGP beneficia di una coltivazione a rotazione che consente di soddisfare la domanda lungo un calendario produttivo che dura tutto l’anno.
La Rucola della Piana del Sele IGP
Forse non tutti lo sanno, ma anche la rucola, pur se esteticamente affine alle insalate a foglia, appartiene all’insieme delle brassicacee. E nella Piana del Sele ha origine anche una Rucola certificata IGP, un superfood dalle proprietà antinfiammatorie, antiossidante e antitumorale, con solo 25 calorie ogni 100 grammi. il Consorzio conta 145 aziende produttrici associate, che rappresentano il 60% del totale, con 2200 ettari coinvolti e un valore della produzione che ha raggiunto i 15 milioni di euro (dato 2025) con una previsione di crescita attorno al 15% su base annua. “Nel nostro areale produttivo – afferma Vito Busillo, presidente del Consorzio – è attivo un controllo totale sulla qualità delle acque, attraverso sistemi di purificazione e igienizzazione. Lo prevede il disciplinare produttivo della Rucola IGP. In fase d’irrigazione l’acqua utilizzata è sottoposta costantemente ad analisi fisico-chimiche e microbiologiche, così da verificarne la conformità ai parametri qualitativi previsti dalla normativa vigente. Inoltre, il Consorzio di Bonifica in Destra del Fiume Sele ha aggiunto un altro elemento di valorizzazione: la certificazione Goccia Verde, promossa dall’Anbi. È un sistema di trasparenza a favore del consumatore, che con uno smartphone potrà leggere i dati sulla qualità produttiva attraverso un QR code”. La certificazione “Goccia Verde” prevede un disciplinare per la valutazione della sostenibilità dei processi gestionali e produttivi, basato su indicatori in linea con i principali standard e le norme internazionali. La comunicazione al consumatore avviene attraverso l’uso di una specifica etichetta che permette di controllare l’effettiva sostenibilità dei processi applicati, completando altri standard pubblici o privati e permettendo l’accesso ad informazioni riguardanti il processo produttivo attraverso il rimando ad una specifica pagina web, che contiene una descrizione approfondita del processo di gestione dell’acqua, valori numerici e grafici.
Il Presidio Slow Food del Cavolo Rapa “trunzo” di Aci
Sempre nell’Italia meridionale si caratterizza per una propria identità ben definita la specialità del Cavolo Rapa “trunzo” di Aci, antica varietà autoctona coltivata sulle pendici dell’Etna, in Sicilia, apprezzata per il sapore unico, le proprietà nutritive e la consistenza tenera, riconosciuta come Presidio Slow Food per la tutela della biodiversità. “Il trunzo, termine che sembra di origine spagnola e riferito alla consistenza compatta dell’ortaggio, è un cavolo rapa di colore violetto presente prevalentemente nelle cosiddette sette Aci in Sicilia – sottolinea il referente del Presidio Enzo Pennisi – e si trova al vertice della scala ORAC per quanto riguarda le caratteristiche antinfiammatorie. Da quando è entrato a fare parte dei Presidi Slow Food la domanda al pubblico, prima limitata all’areale di produzione, è molto cresciuta anche nell’Italia settentrionale, con un forte interesse anche da parte del mondo della ristorazione. Il periodo nel quale si ottiene il prodotto di migliore qualità va da inizio ottobre sino alla fine dell’anno, con trapianto effettuato ad agosto e una quota di prodotto biologico disponibile durante l’inverno grazie a un secondo trapianto in gennaio. Attualmente le aziende produttrici del Presidio sono tre, con una quarta in procinto di aggiungersi, per una produzione annua che si aggira mediamente attorno ai 40mila pezzi, tradizionalmente venduti a coppie”. Le caratteristiche particolari del Cavolo Rapa “trunzo” di Aci derivano essenzialmente dal terreno vulcanico e sabbioso della zona di produzione, ricco di Sali minerali provenienti anche dal mare, nonché dalle temperature tendenzialmente miti durante tutto l’anno. La domanda in crescita trova però un ostacolo nella logistica, dal momento che si tratta di un prodotto dalla shelf life assai limitata: per ovviare questo problema i produttori del Presidio hanno perciò messo in atto una collaborazione sinergica tra realtà produttive e distributori, specie nel Nord Italia, in modo da coordinare la produzione e la domanda.
Il Broccolo “fiolaro” di Creazzo: la storia del Veneto
Nel Nord-Est d’Italia, invece, è il Broccolo “fiolaro” di Creazzo (Vicenza) a fare la parte del leone tra le brassicacee dotate di una propria identità riconoscibile. Iscritto fra le PAT, il Broccolo di Creazzo deve il nomignolo di “fiolaro” alla presenza lungo il fusto di infiorescenze (in dialetto veneto “fioi” ossia figli) e si raccoglie da novembre a febbraio. Cuore della produzione del Broccolo “fiolaro” di Creazzo, la cui coltivazione risale agli antichi romani e che nel XIX secolo contava su 150mila piante, è la FIOI, grande organizzazione di produttori che può contare su circa 20 ettari per una produzione complessiva che annualmente si aggira sulle 400 tonnellate. Tendenzialmente resistente alle avversità del clima (anzi i getti migliori si hanno dopo le prime gelate invernali) il Broccolo “fiolaro” di Creazzo, coltivato su terreno calcareo-sabbioso, può essere seminato a luglio e raccolto per mesi garantendo disponibilità di prodotto lungo un calendario particolarmente esteso. •
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The rush of Italian brassicas toward their identity
More and more made in Italy cabbages and broccoli are obtaining PGI or other certifications
In the brassica sector, Italy can undoubtedly be considered a significant producer, thanks to the important diversification of soil and climate conditions from North to South, which allows for the production of significant quantities – although not sufficient to meet national demand – of various types of these references. According to ISMEA and ISTAT 2023 data, Italy has approximately 36,100 hectares of cultivated land with a wide variety of brassicas, from cauliflower to mustard, from arugula to cabbage to broccoli. 32% of this production is located in Puglia, followed by Campania (18%) and Abruzzo (12%). This area produces an average of 752,000 tons of brassicas, with a market value of approximately 805 million Euros. Yet Italy is seldom known worldwide for its typical brassicas, certainly not like it is for its tomatoes, apples, citrus fruits, radicchio, and asparagus. The reason is likely that, unlike the aforementioned sectors, the brassica segment has almost always presented itself to the consumer anonymously, without promoting its typical products and without aspiring to certifications attesting to their provenance and quality. Recently, however, this trend has undergone a radical trend reversal: some Made in Italy brassicas have chosen, like many other successful products, to concretely express their qualities, obtaining such fundamental recognitions as PGI, De.Co, or inclusion in the Slow Food Presidia. This journey, synonymous with quality and transparency, is still in its early stages, but already promising.
PGI Cauliflower from the Sele Plain
The most recent case concerns the granting of PGI to Cauliflower from the Sele Plain, officially registered in July 2024 and covering approximately 20,000 hectares cultivated between Positano and Amalfi, in the municipalities of Pontecagnano Fagnano, Albanella, Altavilla Salentina, Montecorvino Rovella, Montecorvino Pugliano, Battipaglia, Bellizzi, Giungano, Eboli, and Capaccio Paestum. PGI Cauliflower from the Sele Plain is the first cauliflower to obtain such a certification in all of Europe, and it is now one of the pearls of taste that are part of ‘La Grande Bellezza Italiana’ brand. Leonardo Odorizzi, this brand’s manager for fruit and vegetables, explained: ‘In just over a year, Cauliflower from the Sele Plain, which obtained PGI recognition in 2024, but whose production dates back to the 16th century, so much so that in the 19th century it was massively exported, has literally exploded commercially. In collaboration with the Consortium, we have pursued a path to penetrate traditional channels such as large-scale retail trade, involving six chains of national importance, soon to be joined by two more, as well as the restaurant sector, for example through ‘Le Soste’ network. The results have exceeded all expectations, characterized by great enthusiasm from purchasing managers and double-digit growth in sales. Our challenge is to sell a product that is certainly priced high, but that, despite its price, delivers what it promises; and consistency in both price and quality leads to consumer loyalty’. Excellent in flavor, with unique organoleptic properties due to the soil and climate conditions of its growing area, and versatile in cooking, PGI Cauliflower from the Sele Plain benefits from rotational cultivation that allows it to meet demand throughout a year-round production calendar.
PGI Arugula from the Sele Plain
Perhaps not everyone knows it, but arugula, although aesthetically similar to leafy salads, also belongs to the Brassicaceae family. And Sele Plain also produces a PGI-certified Arugula, a superfood with anti-inflammatory, antioxidant, and anti-cancer properties, with only 25 calories per 100 grams. The Consortium has 145 member producers, representing 60% of the total, with 2,200 hectares involved and a production value that has reached 15 million Euros (2025 data), with a forecast growth of around 15% annually. Vito Busillo, president of the Consortium, explained: ‘In our production area, full water quality control is active, through purification and sanitization systems. This is required by the production specifications for PGI Arugula. During irrigation, the water used is constantly subjected to physical, chemical, and microbiological analysis to verify its compliance with the quality parameters required by current legislation. Furthermore, the Consortium for Land Reclamation in Destra del Fiume Sele has added another element of enhancement: ‘Goccia Ver’ certification, promoted by Anbi. It is a transparency system in favor of the consumers, who can read production quality data via a QR code using a smartphone. ‘Goccia Verde’ certification includes a set of guidelines for assessing the sustainability of management and production processes, based on indicators aligned with the main international standards and regulations. Consumers are informed through the use of a specific label that allows them to verify the actual sustainability of the processes applied, complementing other public or private standards and providing access to information regarding the production process via a link to a dedicated web page containing a detailed description of the water management process, numerical values, and graphs.
The Slow Food Presidium of ‘trunzo’ kohlrabi from Aci
Also in Southern Italy, the specialty of ‘trunzo’ kohlrabi from Aci has its own well-defined identity. This ancient autochthonous variety is grown on the slopes of Mount Etna in Sicily; it is appreciated for its unique flavor, nutritional properties, and tender texture, and recognized as a Slow Food Presidium for the protection of biodiversity. Enzo Pennisi, contact person for this Presidium, emphasized: ‘Trunzo, a term that seems to be of Spanish origin and referring to this vegetable’s firm consistency, is a purple kohlrabi found primarily in the so-called seven ‘Aci’ municipalities in Sicily, and is at the top of the ORAC scale for anti-inflammatory properties. Since it became a Slow Food Presidium, demand from consumers, previously limited to the production area, has grown significantly in northern Italy as well, with strong interest from the world of catering, too. The best-quality product is obtained from early October to the end of the year, with transplanting taking place in August and a share of organic product available during the winter thanks to a second transplant in January. Currently, there are three Presidium producers, with a fourth about to join, for an average annual production of around 40,000 pieces, traditionally sold in pairs’. The distinctive characteristics of Aci ‘trunzo’ Kohlrabi derive essentially from the volcanic, sandy soil of the production area, rich in mineral salts also from the sea, as well as the generally mild temperatures throughout the year. Growing demand, however, faces a logistical obstacle, as this product has a very limited shelf life. To overcome this problem, the Presidium producers have therefore implemented a synergistic collaboration between producers and distributors, especially in Northern Italy, in order to coordinate production and demand.
‘Fiolaro’ broccoli from Creazzo: the history of Veneto
In Northeastern Italy, ‘fiolaro’ broccoli from Creazzo (Vicenza) takes the lion’s share of brassicas with their own recognizable identity. Member Among the PATs (Traditional Agri-Food Products), Broccoli from Creazzo owes its nickname ‘fiolaro’ to the presence of inflorescences along the stem (in Venetian dialect, ‘fioi’, meaning ‘children’) and is harvested from November to February. The heart of ‘fiolaro’ Broccoli from Creazzo production, whose cultivation dates back to the ancient Romans and which in the 19th century boasted 150,000 plants, is FIOI, a large producer organization that covers approximately 20 hectares for a total annual production of approximately 400 tons. Generally resistant to adverse weather conditions (in fact, the best shoots appear after the first winter frosts), ‘fiolaro’ Broccoli from Creazzo is grown in calcareous-sandy soil and can be sown in July and harvested for months, ensuring product availability throughout a particularly extended harvest season.










