La liquidazione dei prodotti primaverili 2026 di Apofruit Italia si chiude con un valore complessivo di 23,4 milioni di euro, in crescita di circa il 7% rispetto ai 22 milioni del 2025, nonostante una flessione del 4% dei quantitativi conferiti. Un risultato che evidenzia il recupero di valore delle produzioni, con le fragole a trainare la stagione e risultati positivi anche per asparagi e patate novelle.
“La liquidazione primaverile 2026 -commenta Mirco Zanotti, presidente di Apofruit- conferma la capacità della cooperativa di valorizzare il lavoro dei produttori anche in un contesto molto complesso. La crescita del valore riconosciuto ai soci, nonostante una contrazione dei quantitativi, è un segnale importante. Il nostro impegno continua a essere quello di costruire le condizioni per garantire redditività alle aziende agricole, attraverso la programmazione, l’innovazione varietale, la qualità delle produzioni e un rapporto sempre più strutturato con il mercato”.
Fragole, prezzi medi record

La quota più rilevante della liquidazione riguarda le fragole, che hanno raggiunto un prezzo medio complessivo superiore a 3,20 euro/kg, un livello mai registrato in precedenza dalla cooperativa. Il principale polo produttivo è il Metapontino, in Basilicata, con circa 58mila quintali conferiti, a cui si aggiungono circa 2mila quintali provenienti dalla Romagna.
“La liquidazione delle fragole -spiega Mirco Zanelli, direttore commerciale di Apofruit- rappresenta uno dei risultati più significativi. In Basilicata abbiamo raggiunto il risultato più importante degli ultimi cinque anni. La campagna è stata condizionata dalle piogge di aprile, che hanno determinato un abbassamento delle quotazioni, dopo una prima parte di stagione caratterizzata da prezzi elevati, soprattutto a febbraio.
Il bilancio finale, tuttavia, è decisamente positivo. Nel dettaglio, nel Metapontino la varietà Sabrosa ha registrato una liquidazione media di 3,04 euro/kg, Rossetta di 3,31 euro/kg, Inspire di 3,36 euro/kg e Elyson di 3,21 euro/kg per il prodotto convenzionale. Per il biologico, il valore medio si è attestato intorno ai 5 euro/kg”.
Secondo Zanotti e Ernesto Fornari, direttore generale di Apofruit, la fragolicoltura lucana ha attraversato una profonda evoluzione: la superficie regionale destinata alla produzione in serra è arrivata a circa 1.500 ettari, dopo essersi ridotta progressivamente fino a circa 100 ettari quindici anni fa.
“Un cambiamento legato principalmente all’introduzione di nuovi sistemi produttivi con piantina fresca: gli impianti vengono messi a dimora in ottobre e la raccolta può iniziare già a fine dicembre, proseguendo fino a maggio. Una distribuzione della produzione su diversi mesi che consente di garantire maggiore continuità commerciale, una migliore organizzazione della manodopera e una più ampia valorizzazione del prodotto.
Anche il lavoro sulle varietà sta contribuendo a rafforzare la competitività della filiera. Accanto a Sabrosa, stiamo puntando sempre più su Rossetta, che nel 2027 è attesa superare Sabrosa in termini di diffusione. Questa varietà si distingue per il peso specifico e la qualità del frutto e per la capacità di mantenere una buona pezzatura anche nella fase finale della stagione, caratteristiche che la rendono particolarmente adatta anche al confezionamento in confezioni monostrato.
Sono inoltre in corso prove su nuove varietà, tra cui Elyson, e un maggior investimento in ettari su Inspire, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la gamma produttiva. Per la prossima campagna, sono programmati circa 150 ettari di superficie fragolicola in Basilicata come Apofruit, rispetto ai circa 130 ettari dell’annata appena conclusa. Quest’anno, peraltro, circa la metà della produzione commercializzata dalla cooperativa è stata valorizzata attraverso l’Igp, un circuito dove Apofruit rappresenta uno dei principali operatori della denominazione”.
In Romagna, dove la produzione è più contenuta e orientata soprattutto alle catene distributive locali e all’export, la liquidazione media si è attestata intorno a 2,90 euro/kg per il convenzionale e a circa 4,50 euro/kg per il biologico. Restano alcune criticità legate alla gestione dei calendari produttivi e alla disponibilità di manodopera.
Asparagi, quantitativi sotto il potenziale
La campagna degli asparagi ha coinvolto tre principali areali: Cerignola, in provincia di Foggia, dove prevale la produzione biologica; il basso Ferrarese, con particolare riferimento all’Igp Asparago Verde di Altedo e a una produzione prevalentemente convenzionale; il Viterbese, con produzioni sia convenzionali sia biologiche.
I quantitativi conferiti alla cooperativa sono stati di circa 7mila quintali, in aumento rispetto ai 6mila del 2025, ma ancora inferiori al potenziale produttivo stimato tra 8mila e 9mila quintali. Le condizioni climatiche hanno penalizzato soprattutto la fase iniziale della campagna, senza possibilità di recuperare successivamente i volumi persi, anche perché la raccolta deve concludersi a giugno, quando gli impianti vengono dismessi.
“Il mercato ha mostrato una buona capacità di assorbimento e le quotazioni sono state complessivamente discrete – prosegue Zanelli –. Il problema è stato soprattutto quello dei quantitativi, inferiori alle potenzialità degli areali produttivi. Quando mancano i chili, anche valori di liquidazione interessanti non riescono a compensare completamente le difficoltà delle aziende”.
Per il prodotto convenzionale, in Emilia-Romagna la liquidazione ha raggiunto 3,69 euro/kg per la categoria Extra e 3,12 euro/kg per la Prima. Nel Lazio i valori sono stati rispettivamente di 3,36 e 2,80 euro/kg. Per il biologico, la Puglia ha registrato 5,26 euro/kg per l’Extra e 4,53 euro/kg per la Prima, mentre in Emilia-Romagna le quotazioni si sono attestate a 5,47 euro/kg per l’Extra e 4,48 euro/kg per la Prima.
Patate novelle, rese inferiori alle attese
Le patate novelle hanno rappresentato il terzo prodotto di rilievo della liquidazione primaverile, con circa 30mila quintali di produzione complessiva, in calo rispetto ai circa 40mila quintali del 2025. I principali areali di provenienza sono stati Sicilia e Puglia, affiancati da Lazio, Emilia-Romagna e Veneto. Si tratta di produzioni organizzate da Apofruit e gestite nell’ambito del Consorzio Selenella.
“La campagna -commentano Zanotti e Fornari- ha presentato diverse difficoltà sul fronte produttivo, con rese medie inferiori alle previsioni e quantitativi in calo rispetto ai circa 40mila quintali del 2025. A incidere sono stati anche gli eventi climatici di gennaio e la carenza di precipitazioni, che hanno penalizzato lo sviluppo delle colture. Sul versante commerciale, invece, il mercato del prodotto fresco si è dimostrato ricettivo, consentendo alle quotazioni di tornare su livelli interessanti. In Sicilia i valori medi di liquidazione hanno superato i 70 centesimi/kg, mentre negli altri areali, tra cui Lazio, Emilia-Romagna e Puglia, si sono collocati oltre i 50 centesimi/kg”.





