Agrintesa investe 25 milioni di euro nel polo del kiwi a Castel Bolognese

Più stoccaggio, automazione digitale, nuovi posti di lavoro e consumi energetici ridotti del 15% grazie al Pnrr e al fotovoltaico. Siamo stati all'inaugurazione

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C’è sempre più kiwi nel presente e nel futuro di Agrintesa, che ha investito 25 milioni di euro nel rinnovamento e nell’ampliamento dello stabilimento di Castel Bolognese dove gestisce questo frutto neozelandese diventato in pochi decenni un prodotto di punta del made in Italy. Una superstar lo è in particolare per la cooperativa romagnola, di cui rappresenta oggi circa il 30% della produzione frutticola conferita dai soci ma che è destinato a veder crescere il suo peso alla luce della dinamicità del mercato e delle soddisfazioni per i produttori.

Un’evoluzione positiva a cui ha contribuito la scelta di Agrintesa di puntare con decisione sul kiwi, investendo anche sulle nuove varietà e tipologie, e diventando il punto di riferimento europeo per questo frutto con 550mila quintali di produzione media annua, proveniente dai 3.200 ettari coltivati da 747 aziende agricole socie situate nelle principali aree italiane di produzione nazionale: Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Veneto.  

I numeri del kiwi per Agrintesa

Per il kiwi giallo la capacità di lavorazione prevista passa da 230.000 a 340.000 quintali annui (+48%), mentre per quello verde da 100.000 a 150.000 quintali (+50%).  

La crescita delle produzioni dei soci e la necessità di aumentare qualità, efficienza e capacità di servizio ai mercati hanno richiesto un adeguamento delle strutture dello storico stabilimento di Castel Bolognese, che grazie a quest’intervento può aumentare del 55% le giornate lavorative e del 60% il numero degli addetti e vede aumentare del 54% la capacità di conservazione e stoccaggio per un totale di 308mila quintali.

Cristian Moretti, direttore generale di Agrintesa

Ma si tratta solo del primo step visto che il sito è progettato in un’ottica di ulteriore sviluppo ed entro il 2030 potrà arrivare a gestire complessivamente 600mila quintali di frutti all’anno tra kiwi, susine albicocche e pere Williams. “Non abbiamo semplicemente ampliato la struttura: abbiamo ripensato il modo in cui questo stabilimento deve lavorare nei prossimi anni –ha affermato Cristian Moretti, direttore generale di Agrintesa-. Produzione, conservazione, movimentazione e informazioni oggi dialogano all’interno di un unico sistema. Questo ci permette di essere più efficienti, più precisi e più sicuri, ma soprattutto di tutelare meglio la qualità del prodotto che i nostri soci ci affidano e di rispondere con maggiore efficacia alle richieste dei clienti. L’obiettivo è fare di Castel Bolognese una piattaforma capace di sostenere la crescita della nostra base produttiva e di operare dodici mesi all’anno, creando valore lungo tutta la filiera”. 

L’intervento sullo stabilimento di Castel Bolognese di Agrintesa

Cofinanziato attraverso due fondi Pnrr (il progetto di filiera INTEGRA.AGRI e AGRI.LOG), l’intervento sullo stabilimento ne ha potenziato la capacità di conservazione, lavorazione e logistica attraverso nuove strutture, sistemi di automazione avanzata e una gestione digitale e interconnessa dei processi. L’area esterna è stata razionalizzata, con il rifacimento di 23mila mq di piazzali, e ampliata di 10mila mq. La nuova area destinata al ricevimento del prodotto comprende una tettoia in legno da 4.200 mq per la protezione del prodotto in conferimento e tre nuove pese a gestione informatizzata. Il plant è stato dotato di 44 celle in atmosfera controllata, distribuite su 8.100 mq di superficie e con una capacità di stoccaggio di 108mila quintali. Gli impianti permettono di gestire regimi di conservazione particolarmente evoluti, intervenendo su ossigeno, etilene e principali parametri ambientali per preservare nel tempo le caratteristiche qualitative dei frutti. Anche lo stoccaggio del prodotto finito è stato potenziato con scaffalature con shuttle automatici per una capacità complessiva di 3mila pallet. 

L’integrazione tra sistemi di ultima generazione consente il controllo in tempo reale delle linee, la tracciabilità dei processi, la raccolta automatica dei dati dagli impianti di lavorazione e una gestione del magazzino che ottimizza ricevimento, stoccaggio, picking, inventario e spedizioni garantendo la tracciabilità di bin o pallet e la localizzazione in tempo reale di mezzi e materiali, ottimizzando la gestione dei mezzi e aumentando la sicurezza dei lavoratori. Anche lo stoccaggio del prodotto finito è stato potenziato con scaffalature con shuttle automatici per una capacità complessiva di 3mila pallet. 

Il progetto comprende l’efficientamento dei sistemi frigoriferi, l’ottimizzazione dei flussi logistici e l’avvio di un impianto fotovoltaico da 2.307 kWp, con una produzione annua prevista di 2,86 GWh. Nel complesso, le nuove soluzioni adottate permettono una riduzione del 15% dei consumi energetici dello stabilimento e un risparmio stimato di 1.148 tonnellate di CO₂ ogni anno. La nuova tecnologia di refrigerazione, infine, consente inoltre di ridurre di oltre il 70% l’impiego di ammoniaca.

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