Il caldo record anticipa la campagna di raccolta delle mele in Trentino

Mele della cooperativa Apofruit, Trentino
Mele Apofruit Trentino

Il caldo eccezionale che ha caratterizzato l’estate 2026 anticipa la raccolta delle mele in Trentino di almeno una decina di giorni. Partita ufficialmente il 7 agosto con la varietà Gala nella Valle dell’Adige (Trento e dintorni), per proseguire in Valle di Non con SweeTango e Gala arrivando ai primi di novembre con le tipologie a maturazione più tardiva in tutti gli altri territori.

Il livello qualitativo dei frutti appare buono anche se è evidente che caldo e stress idrico potranno avere conseguenze in termini di pezzatura e colorazione oltre che di conservabilità degli stessi. Ma tali valutazioni arriveranno solo dopo i primi giorni di conferimento e i test di magazzino. Se sul fronte qualitativo il prodotto si presenta complessivamente buono, le prospettive sul piano quantitativo indicano invece una flessione. È quanto emerge dai dati appena diffusi da Prognosfruit, il principale appuntamento annuale dedicato al comparto melicolo europeo.

Stando ai dati, infatti, la produzione a livello europeo è stimata in 9,5 milioni di tonnellate, con una flessione del 16% rispetto al 2025 e del 14% rispetto alla media degli ultimi tre anni. Si tratta del raccolto più basso degli ultimi nove anni. Per l’Italia, la produzione totale è stimata in 2.269.106 tonnellate, con una flessione del 2% rispetto al 2025, mentre a livello regionale è prevista una diminuzione della produzione sia in Alto Adige (-2%) dove si prevede di raccogliere 1.034.690 tonnellate di Mele, sia in Trentino (-9% con 471mila tonnellate).

Un quadro economico segnato dalle difficoltà

Dietro l’avvio della campagna di raccolta si profila un quadro tutt’altro che semplice caratterizzato da cambiamenti climatici, scarsità d’acqua, aumento dei costi e mercati ancora instabili, specialmente verso oriente. Le principali organizzazioni del mondo agricolo manifestano, infatti, forti preoccupazioni per il settore.

Le criticità riguardano, in particolare, la disponibilità di acqua. Tra i problemi figurano i periodi di siccità ricorrenti – alternati a precipitazioni intense e concentrate in poche ore – i bassi livelli di riempimento degli invasi e lo stress termico subito dalle piante. In Trentino Alto Adige le diverse organizzazioni stanno chiedendo a gran voce interventi urgenti per accelerare la realizzazione di invasi per trattenere l’acqua piovana e completare l’ammodernamento delle reti irrigue, già avviato negli ultimi anni.

Ma per affrontare i cambiamenti climatici, sempre più evidenti anche nelle area di montagna, non si può prescindere da un potenziamento dei sistemi di difesa attiva e passiva contro le calamità e dall’adozione, sempre più urgente, di strumenti innovativi per contrastare la diffusione di patogeni vecchi e nuovi. Alle difficoltà climatiche si sommano anche quelle economiche legate all’instabilità internazionale che sta mettendo a dura prova le esportazioni, che difficilmente potranno replicare il dato positivo dello scorso anno. Secondo i dati Istat elaborati da Coldiretti, infatti, nel 2025 le esportazioni italiane hanno sfiorato 1,2 miliardi di euro, confermando la mela come uno dei prodotti agroalimentari più esportati.

Calendario e territori in cambiamento

L’anticipo della raccolta in Trentino è un segnale che va ben al dì là di un semplice conteggio sul calendario. Il cambiamento climatico sta obbligando produttori e territori a riscrivere le regole d’ingaggio, i metodi di lavoro e gli investimenti. Le ondate di calore, infatti, non impattano soltanto sulla fisiologia delle piante, ma anche su quella delle persone che lavorano nei campi.

Ormai il lavoro si concentra solo la mattina presto e nel tardo pomeriggio. Molte regioni italiane, tra cui il Trentino Alto Adige, stanno adottando linee guida e regolamentazioni che limitano o interdiscono le attività lavorative all’aperto nelle ore più calde, spesso tra le 12.30 e le 16.00, in comparti prima esclusi come l’agricoltura. L’adattamento, poi, non riguarda solo le singole aziende ma interi territori.

In Trentino, la Fondazione Edmund Mach sta lavorando su scenari climatici, sistemi agroforestali alpini e ricadute del cambiamento climatico su produttività e qualità, sia per il melo sia per la vite. Negli anni scorsi la stessa fondazione ha posto il tema dell’aumento della fascia altitudinale della viticoltura, segno che in montagna il clima sta ridisegnando perfino i confini utili di alcune colture. È uno spostamento silenzioso ma potente: non solo le raccolte arrivano prima, ma alcune colture cercano quote, esposizioni e latitudini nuove.

In questo quadro, i produttori non stanno semplicemente gestendo le problematiche con resilienza ma stanno diventando veri e propri attori nella gestione pratica del rischio climatico. Non ha caso quando Coldiretti segnala che un’impresa ortofrutticola su cinque ha già adottato soluzioni innovative di agricoltura 5.0, sta descrivendo il nuovo corso di un’agricoltura che sta ridisegnando il calendario delle produzioni.

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