Si è chiuso il secondo giorno di fiera a Berlino con un’affluenza anche penalizzata dal caos all’aeroporto della città con voli cancellati in arrivo e in partenza. In questo secondo giorno una riflessione sul valore che rappresenta ancora una manifestazione come Fruit Logistica per le aziende italiane che esportano, soprattutto in centro e nord Europa e nei mercati orientali. Una fiera che non è tornata agli antichi splendori pre Covid, sempre più pressata dalla crescita spagnola di Fruit Attraction, ma che ha saputo consolidare uno zoccolo duro, con due grosse collettive come quelle di Cso Italy ed Edamus che riescono a creare momenti di confronto lungo la filiera.
Fruit Logistica si inserisce inoltre all’interno di un calendario annuale che diventa sempre più denso, sempre più qualificato. Questo affollamento impone alle imprese un percorso di cambiamento obbligato, che le spinge a selezionare e qualificare la propria presenza all’interno delle manifestazioni, abbiamo visto ex espositori passeggiare tra i corridoi e “annusare l’aria” e qualcuno di loro che sta provando a riflettere su un ritorno a Berlino con un piano di aggregazione delle numerose eccellenze italiane che non riescono a ottenere l’attenzione che si meriterebbero.
Fruit Logistica baricentro per le strategie commerciali e internazionalizzazione
Berlino si conferma però il baricentro delle strategie commerciali per l’ortofrutta globale. A margine dell’evento fieristico tedesco, Salvo Garipoli, direttore di SG Marketing, traccia un bilancio lucido sulle dinamiche che regolano oggi la presenza delle aziende italiane sui mercati esteri, ribadendo la centralità di Fruit Logistica. “Fruit Logistica, dal mio punto di vista e dal mio osservatorio, si conferma un’occasione importante per tutte quelle filiere, italiane e internazionali, che guardano al business dell’ortofrutta in maniera più ampia, in maniera strategica. Non basta più, però, il semplice esserci. In uno scenario globale in mutamento è necessaria una visione d’insieme che sempre più e sempre meglio deve essere indirizzata all’approccio ai mercati internazionali”.
Puntare sulle peculiarità dell’ortofrutta italiana per arrivare ai canali di riferimento
A Fruit Logistica, il dibattito sull’ortofrutta italiana si accende intorno alle strategie dei grandi gruppi distributivi. Giampaolo Ferri, expert retailer e con un passato da buyer ortofrutta in Coop, fa il punto su cosa chiedono oggi i supermercati alla produzione nazionale: un mix vincente di tradizione, qualità certificata e una logistica capace di superare i limiti dei piccoli produttori. “La grande distribuzione organizzata italiana dà massima attenzione alle nostre produzioni –spiega Ferri- proprio perché è il consumatore stesso che li vuole, li predilige. Non è solo una questione di gusto, ma di fiducia i prodotti italiani sono sinonimi di qualità e di sicurezza alimentare”.
Questa richiesta si traduce in assortimenti che valorizzano le eccellenze locali. “In Italia siamo ricchi di prodotti della tradizione, Dop e Igp, l’italianità, la regionalità e anche il prodotto del microterritorio è un elemento che non può mai mancare”, sempre nel rispetto della stagionalità. Tuttavia, portare queste nicchie sugli scaffali non è semplice. “Spesso, soprattutto quando parliamo di microterritori, abbiamo a che fare con produttori non organizzati nel fare consegne a tanti punti di vendita e qui entra in gioco la logistica come fattore abilitante: spesso si predilige mandarli nei centri di distribuzione”. Questa soluzione dà una mano” ai piccoli produttori, riduce i tempi e garantisce controlli della qualità centralizzati. Il risultato è una filiera più agile e reattiva: “Gli ordini vengono fatti al mattino, al pomeriggio si consegna e il giorno successivo sono a negozio”, conclude Ferri, delineando un modello efficiente che porta la freschezza dal campo al carrello in meno di 24 ore”.






