Piccoli frutti in Europa e in Italia: evoluzione, tendenze e sfide del settore

The berries sector grows through protected cultivation, territorial specialization, and rising consumption

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Il comparto dei piccoli frutti sta vivendo una fase di significativo consolidamento, dopo almeno un decennio di crescita costante. Il prodotto che traina i maggiori volumi sono le fragole, mentre mirtilli e lamponi presidiano una fascia di mercato più contenuta ma di peso strategico crescente. A livello europeo (UE27), le superfici dedicate ammontano a oltre 163.000 ettari, in aumento rispetto ai circa 154.000 ettari di pochi anni fa, con una tendenza generale alla crescita in molti Paesi.

La Polonia è storicamente il primo Paese produttore, con oltre il 50% del totale delle superfici europee, con produzioni prevalentemente dedicate a ribes, lamponi e mirtilli. Seguono a distanza la Spagna, specializzata in mirtilli e lamponi, e la Germania, in particolare per i mirtilli. Si posizionano bene anche Paesi dell’Est Europa e balcanici, come la Serbia, mentre il nostro paese rappresenta ancora una quota molto contenuta, pari a circa il 2-3% del totale delle superfici europee.

I trend in atto: coltivazioni protette e specializzazione territoriale

A livello europeo -con proiezioni che si estendono ad alcuni Paesi extra Ue -emergono alcune tendenze destinate a ridisegnare il settore. Sul fronte produttivo, avanza la coltivazione protetta e fuori suolo, che offre una risposta concreta alla variabilità climatica, ottimizza i consumi idrici e riduce l’incidenza delle fitopatie. Parallelamente si consolida una certa specializzazione territoriale sempre più marcata, tanto per il prodotto fresco quanto per il trasformato. A ciò si associa la crescente l’attenzione alla sostenibilità e al biologico, con superfici certificate in costante espansione.

ll risultato è una struttura produttiva duale con l’Europa occidentale e sud-occidentale (Spagna, Portogallo, Italia, Benelux, Regno Unito) che si sta specializzando in produzioni protette, basate su substrato, orientate ai mercati del fresco, con finestre commerciali estese e programmi strutturati con la distribuzione. La regione spagnola di Huelva rappresenta il modello di riferimento per le fragole precoci (di fascia premium) ma anche per i lamponi freschi (varietà rifiorenti) grazie ai sistemi in tunnel dell’area iberica e mediterranea. Paesi come Grecia, Portogallo e Serbia stanno aumentando rapidamente i volumi in coltivazione protetta.

Sull’altro fronte, l’Europa centrale e orientale (Serbia, Polonia, Bosnia e altri Paesi) sta producendo lamponi su ampie superfici in pieno campo o in sistemi semi-protetti, destinati principalmente alla surgelazione e all’industria. Questo modello resta competitivo in termini di costi, ma è sempre più esposto agli eventi climatici estremi e alla carenza di manodopera, spingendo i produttori a valutare una conversione parziale verso i tunnel o l’uscita dal settore.

Secondo i dati diffusi da Cso Italy, nel 2025 le superfici coltivate a piccoli frutti mostrano un rallentamento, già evidente da qualche anno specialmente al settentrione, compensato solo in parte da un ampliamento in alcune regioni meridionali. Ad oggi la superficie complessiva si attesta appena sotto i 2.500 ettari (-1% sul 2024) con una chiara predominanza degli ettari coltivati a mirtilli (1600) e lamponi (460). In calo invece le superfici dedicate a more con circa 250 ettari (-6% sul 2024) ed il complesso dei ribes (rosso+nero) con circa 180 ettari.

Marginale la coltivazione dell’uva spina che, seppur presente in qualche punto vendita della grande distribuzione, rimane una referenza molto marginale.

Per quanto riguarda la distribuzione delle superfici, è evidente il dominio delle regioni settentrionali, che detengono circa l’85% della superficie nazionale.

Tra queste, il Piemonte che vanta ben 760 ettari (-3% sul 2024) e una filiera ben strutturata con una quota bio intorno al 28%. Per quanto riguarda le tipologie, si registra una flessione per tutti i frutti, in particolare lamponi e more, con i mirtilli che rappresentano il 90% della superficie regionale, in calo dell’1% sul 2024 (poco meno di 700 ettari impiantati). Il baricentro produttivo è costituito dalla provincia di Cuneo che concentra la maggior parte delle superfici (532 ettari nel 2025), seguita da quella di Torino (91 ettari). Segue la Lombardia (390 ha -5% rispetto al 2024), il Trentino Alto Adige (circa 330 ha -5% rispetto al 2024) e il Veneto (circa 330 ha -2% sul 2024). Per quanto riguarda il Trentino la produzione e la commercializzazione è in mano al sistema cooperativo, con la storica Cooperativa Sant’Orsola di Pergine, ma da alcuni anni si è inserito anche il Consorzio Melinda con il proprio brand. In flessione anche l’Emilia-Romagna che contribuisce con circa 135 ettari (-5% sul 2024).

All’estremo sud, le superfici in Sicilia salgono ad oltre 150 ettari coltivati mentre la Calabria si avvicina ai 70 ettari.

Per quanto riguarda le tipologie, in Sicilia si confermano in aumento mirtilli e more mentre i i lamponi rimangono sostanzialmente stabili, rispetto all’annata precedente.

Interessante anche il dato delle produzioni certificate a biologico che nel 2024 vede poco meno di 600 ettari dedicati, il 24% del totale impiantato (fonte SINAB), in diminuzione del 5% rispetto al 2024.

Le referenze tipiche a scaffale e il paradosso del biologico

Rispetto a qualche anno fa, la categoria sembra ormai uscita dalla nicchia pur restando ancora molto polarizzata. I mirtilli, infatti, dominano lo scaffale, mentre le altre referenze sono legate alle politiche dell’insegna, alla stagionalità e alla posizione geografica.

Le tipologie presenti a scaffale sono sostanzialmente quattro: mirtilli, lamponi, more e ribes rosso, a cui si aggiunge il cosiddetto “tris” (mix di frutti).

I primi mesi dell’anno vedono protagonista il prodotto estero, con prezzi elevati e una qualità tutto sommato buona mentre a partire dalla fine di marzo si attende già il prodotto nazionale, principalmente dagli areali lucani, siciliani e campani. I mirtilli, nazionali o esteri, sono presenti tutto l’anno così come i lamponi, mentre more, ribes rosso o il tris si trova meno facilmente o solo stagionalmente.

Per quanto riguarda i mirtilli, negli ultimi anni, la vendita è cambiata in riferimento al packaging. Rispetto al classico cestino da 125 grammi, ora è più facile trovare il secchiello da 500 grammi, più generoso e diffuso. Per questa tipologia di frutta, che sappiamo essere facilmente delicata, la catena del freddo risulta determinante, anche se spesso si trovano le confezioni a scaffale. Sul fronte bio, come detto, pur registrando un trend generale positivo per quanto riguarda le superfici in produzione, evidenzia un paradosso in termini di posizionamento del prodotto.

Nel 2024, infatti, l’89% delle referenze di piccoli frutti sugli scaffali italiani era classificato come “standard”, mentre solo il restante 11% si divideva tra premium, residuo zero e biologico, una quota in calo rispetto al 13,4% rilevato nel triennio precedente. Un dato che segnala non solo una presenza ridotta del bio, ma addirittura una regressione rispetto agli anni passati.

Sud Italia e giovani guidano il consumo frequente

Una recente indagine su un campione di 3.000 persone (Sec Newgate Italia) ha rivelato che il 95% degli italiani consuma almeno occasionalmente piccoli frutti, con un trend di consumo più frequente tra i giovani e le regioni del Sud Italia. Il prodotto piace a Millennials e Gen Z per la praticità d’uso e i benefici che ne derivano per la salute, nonché la guilty pleasure ovvero la gratificazione che ne deriva dal consumo. La conoscenza delle pratiche sostenibili legate alla coltivazione dei piccoli frutti, invece, è più diffusa tra gli uomini e nelle regioni del Sud e delle Isole, dove si registra un maggior livello di informazione circa le politiche ambientali. Elementi che rafforzano le politiche di comunicazione delle aziende e i progetti di promozione al consumo. Oggi l’innovazione non si gioca più sulla singola cultivar, ma sulla capacità di costruire un progetto integrato intorno ad essa. Si guarda all’impianto, alla gestione delle risorse idriche, al calendario di raccolta, alla qualità e alla varietà dei frutti e soprattutto alla capacità della filiera di sostenere le pressioni. A livello mondiale, i breeder puntano su selezioni avanzate valutate su performance agronomica e qualità di consumo, con un obiettivo pratico: portare sul mercato varietà “vincenti” per coltivatori e retailer, riducendo la variabilità e alzando il livello medio di esperienza a scaffale. A queste esigenze si aggiungono anche quelle poste dai cambiamenti climatici e alla conseguente diffusione di patologie (Drosophila suzukii in primis) che stanno mettendo a dura prova le produzioni. A livello locale i breeder puntano su varietà rustiche capaci di resistere alle condizioni ambientali, anche se spesso non riescono ad emergere a livello qualitativo e gustativo. •


 

Berries in Europe and Italy: Evolution, Trends, and Sector Challenges

The berries sector grows through protected cultivation, territorial specialization, and rising consumption

The sector of soft fruits is experiencing significant consolidation, after at least a decade of steady growth.

The product driving the largest volumes is strawberries, while blueberries and raspberries occupy a smaller but increasingly strategic market segment.

At the European level (EU27), dedicated areas amount to over 163,000 hectares, with an increase compared to approximately 154,000 hectares recorded a few years ago, and a general growth trend in many Countries.

Poland has historically been the leading producer, with over 50% of total European areas, primarily dedicated to currants, raspberries, and blueberries. Spain, specializing in blueberries and raspberries, and Germany, particularly for blueberries, follow at a distance.

Eastern European and Balkan Countries, such as Serbia, too, show a positive trend, while Italy still represents a very small share, equal to approximately 2-3% of total European areas.

Current trends: protected cultivation and territorial specialization

At the European level – with projections extending to some non-EU Countries – certain trends that are destined to reshape this sector are emerging.

On the production front, protected and soilless cultivation is gaining ground, offering a concrete response to climate variability, optimizing water consumption, and reducing the incidence of plant diseases. At the same time, a certain territorial specialization is increasingly consolidated, for both fresh and processed products. This scenario is associated with a growing focus on sustainability and organic production, with constantly expanding certified surfaces.

The result is a dual production structure, with Western and Southwestern Europe (Spain, Portugal, Italy, Benelux, and the United Kingdom) specializing in protected, substrate-based production oriented toward fresh markets, with extended marketing windows and structured programs with distributors. The Spanish region of Huelva represents the reference model for early strawberries (premium range) as well as for fresh raspberries (re-flowering varieties) thanks to the tunnel systems in the Iberian and Mediterranean regions. Such Countries as Greece, Portugal, and Serbia are rapidly increasing protected cultivation volumes.

On the other hand, Central and Eastern Europe (Serbia, Poland, Bosnia, and other Countries) are producing raspberries on large surfaces in open fields or in semi-protected systems, primarily for freezing and processing industry. This model remains competitive in terms of costs, but is increasingly exposed to extreme weather events and labor shortages, pushing producers to consider a partial conversion to tunnels or even abandoning the sector.

Reduction of surfaces at the national level

According to data released by CSO Italy, in 2025, the surfaces cultivated with soft fruits show a slowdown, already evident for some years, especially in northern Italy, only partially offset by an expansion in some southern regions.

To date, the total area stands at just under 2,500 hectares (-1% compared to 2024), with a clear predominance of hectares cultivated with blueberry (1,600 hectares) and raspberry (460 hectares).

Blackberry cultivation, on the other hand, is declining, with approximately 250 hectares (-6% compared to 2024), and the same happens for currant (both red and black) crop, with approximately 180 hectares.

Gooseberry cultivation is marginal, and, although present in some large-scale retail outlets, it remains a very marginal product.

Regarding the distribution of surfaces, the northern regions clearly dominate, accounting for approximately 85% of the national area.

Among these, Piedmont, which boasts 760 hectares (-3% compared to 2024) and a well-structured supply chain with an organic share of around 28%. Regarding fruit types, a decline has been recorded for all soft fruits, particularly raspberries and blackberries, with blueberries representing 90% of the regional surface, with a decrease by -1% compared to 2024 (just under 700 hectares planted).

The production center of gravity is the province of Cuneo, which concentrates the majority of the surfaces (532 hectares in 2025), followed by the province of Turin (91 hectares).

Piedmont region is followed by Lombardy (390 ha, -5% compared to 2024), Trentino-Alto Adige (approximately 330 ha, -5% compared to 2024), and Veneto (approximately 330 ha, -2% compared to 2024).

In Trentino, production and marketing are managed by the cooperative system, with the historic Cooperativa Sant’Orsola of Pergine (Trento), but for some years now, the Melinda Consortium has also joined the ranks with its own brand.

Emilia-Romagna also experienced a decline, contributing approximately 135 hectares (-5% compared to 2024).

In the far south, cultivated areas in Sicily increased to over 150 hectares, while Calabria approached 70 hectares.

Regarding the types, in Sicily, blueberries and blackberries are confirmed to be increasing, while raspberries remain substantially stable compared to the previous year.

The data on certified organic production is also interesting. In 2024, just under 600 hectares dedicated to organic production were recorded, 24% of the total planted (source: SINAB), with a decrease by -5% compared to 2024.

Typical references on the shelves and the paradox of organic products

Compared to a few years ago, the category now seems to have emerged from its niche, while still remaining highly polarized. Blueberries, in fact, dominate the shelves, while other products are tied to brand’s policies, seasonality, and geographical location.

There are essentially four types on the shelves: blueberries, raspberries, blackberries, and redcurrants, plus the so-called ‘tris’ (mixed fruits).

The first few months of the year see foreign products as protagonists, with high prices and generally good quality. From the end of March, domestic products are already expected, primarily from Basilicata, Sicily, and Campania.

Blueberries, both domestic and foreign, are available year-round, as are raspberries, while blackberries, redcurrants, and tris are less easily found or only seasonal.

As for blueberries, the way they are sold has changed in recent years, with regards to packaging. Compared to the classic 125-gram punnet, it is now easier to find the 500-gram bucket, which is more generous and widespread. For this type of fruit, which we know can be delicate, the cold chain is crucial, even though the packages are often found on the shelves.

Regarding prices, blueberries range between approximately 10 and 28 Euros/kg (average ~ 19 Euros/kg), raspberries between 16 and 34 Euros/kg (average ~ 28 Euros/kg), and blackberries between 13 and 32 Euros/kg (average ~ 25 Euros/kg).

On the organic front, as mentioned, despite an overall positive trend in terms of production surfaces, a paradox emerges in terms of product positioning.

In 2024, in fact, 89% of berry products on Italian shelves were classified as ‘standard’, while only the remaining 11% were divided between premium, zero-residue, and organic – a share that experienced a decrease compared to 13.4% recorded in the previous three years.

This figure not only signals a reduced presence of organic products, but actually a decline compared to previous years.

Southern Italy and young people lead frequent consumption

A recent survey on a sample of 3,000 people (Sec Newgate Italia) revealed that 95% of Italians consume berries at least occasionally, with a higher consumption trend among young people and in Southern Italy.

Millennials and Gen Z appreciate this product for its ease of use and health benefits, as well as the guilty pleasure – that is to say the gratification derived from consumption. Knowledge of sustainable practices related to berry cultivation, however, is more widespread among men and in Southern regions and the islands, where there is a greater level of awareness about environmental policies.

These factors strengthen companies’ communication policies and consumption promotion projects.

Acceleration on genetics, quality, and standardization

Today, innovation is no longer based on a single cultivar, but on the ability to build an integrated project around it. Companies look at the plant, the management of water resources, the harvest calendar, the quality and variety of the fruit, and above all the capacity of the supply chain to withstand the pressures.

Globally, breeders are focusing on advanced selections evaluated on agronomic performance and consumer quality, with a practical goal: to bring ‘winning’ varieties for growers and retailers to market, reducing variability and increasing the average level of shelf experience.

Added to these demands are those posed by climate change and the resulting spread of diseases (primarily Drosophila suzukii), which are severely impacting production. At the local level, breeders are focusing on rustic varieties capable of withstanding environmental conditions, even though they often fail to excel in terms of quality and flavor.

 

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