Misurare per migliorare. Pink Lady Europe ha completato la valutazione del ciclo di vita (Lca) della propria filiera, un’analisi che misura l’impatto ambientale delle mele dal frutteto fino al consumatore e che servirà a orientare le prossime azioni di miglioramento dell’associazione.
Lo studio, realizzato con il supporto di Agrosolutions, coinvolge tutti gli attori della produzione e della distribuzione nei principali Paesi di coltivazione – Francia, Italia e Spagna – e rappresenta il primo quadro completo e condiviso dell’impronta ambientale del sistema produttivo Pink Lady.
I risultati: il peso delle diverse fasi
La quota principale delle emissioni è legata alla distribuzione, che rappresenta il 38% del totale, mentre il trasporto dei consumatori dal punto di vendita al domicilio incide per il 22%.
Seguono gli imballaggi con il 14%, con un impatto maggiore per i formati piccoli rispetto allo sfuso, e il confezionamento con l’8%, dovuto soprattutto al consumo di energia elettrica. Più contenuto il contributo della produzione agricola, pari al 7% dell’impronta complessiva.
Per la fase agricola, gli elementi più rilevanti risultano fertilizzazione, meccanizzazione e gestione del fine vita degli alberi, ambito nel quale sono già state individuate possibili leve di miglioramento, tra cui triturazione o recupero energetico del materiale vegetale.
Pratiche agroecologiche diffuse nei meleti
Accanto all’analisi Lca è stata realizzata anche una diagnosi sulla biodiversità, che evidenzia la diffusione di pratiche agroecologiche nella filiera.
In particolare:
- l’89% dei produttori mantiene l’inerbimento tra i filari dei meleti;
- l’89% utilizza la confusione sessuale come tecnica alternativa alla difesa chimica contro la carpocapsa.
Elementi che confermano l’integrazione tra pratiche agricole e attenzione agli equilibri naturali.
Uno strumento per guidare le scelte future
La valutazione del ciclo di vita diventa uno strumento operativo per orientare le prossime strategie dell’associazione. I risultati permettono infatti di disporre di un riferimento condiviso lungo tutta la filiera, individuare le principali aree di attenzione ambientale e strutturare in modo più mirato le azioni future in materia di carbonio, biodiversità, suolo e risorse idriche.
Lo studio rappresenta inoltre un supporto per rispondere alle crescenti richieste di trasparenza da parte dei partner commerciali e per prepararsi alle evoluzioni normative, in particolare sul fronte dell’etichettatura ambientale.







