Salvi Vivai e Plantvoice, l’innovazione sensoristica contro la moria del kiwi

La partnership prevede l’installazione di sonde nelle piantagioni del frutto a polpa gialla G3 della filiera Zespri. Negli ultimi dieci anni dimezzata la produzione made in Italy

Kiwi Zespri marchio Sungold
Kiwi Zespri Sungold

L’agricoltura digitale come risposta al dimezzamento della produzione del kiwi italiano negli ultimi dieci anni, causato soprattutto da patologie radicali come la moria, siccità e piogge irregolari. Con questo obiettivo è nata la partnership tra Plantvoice, società benefit con sede a Bolzano e Verona, e l’azienda ferrarese Salvi Vivai. L’accordo ha previsto l’installazione delle sonde brevettate Plantvoice nelle piantagioni di kiwi giallo G3 della filiera Zespri delle aziende Salvi a Latina, nel cuore dell’Agro Pontino.

L’agricoltura 4.0 vale 2,3 miliardi

Silvia Salvi, amministratore dell'azienda Salvi Vivai
Silvia Salvi, amministratore della Salvi Vivai

I sensori di Plantvoice sono stati inseriti direttamente nel fusto della pianta di kiwi giallo G3 permettendo di misurarne la composizione elettrochimica della linfa, restituendo un quadro preciso dello stato idrico e nutrizionale in tempo reale. Grazie a questa tecnologia è stato possibile correlare i dati fisiologici con gli eventi irrigui, le precipitazioni e le condizioni meteo. E ha permesso inoltre di costruire un modello decisionale completo, capace di supportare una gestione più efficiente della fertirrigazione, con la riduzione fino al 30% dell’uso di acqua.

L’adozione di tecnologie agricole 4.0 è sempre più fondamentale per rispondere a climate change e crescita dei patogeni. Nel 2024 ha raggiunto un valore di 2,3 miliardi di euro (fonte Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano).

“La linfa racconta ogni giorno come la coltura vive, respira e reagisce” spiega Tommaso Beccatelli, co-founder di Plantvoice. “La collaborazione con Salvi Vivai rappresenta un passo importante per la validazione agronomica della nostra tecnologia” aggiunge Matteo Beccatelli, ceo e co-founder di Plantvoice. “La filiera del kiwi italiano ha il potenziale per diventare un laboratorio di innovazione e di tutela della risorsa idrica, rispondendo alle sfide della sostenibilità e della produttività” rimarca Silvia Salvi, amministratore della Salvi Vivai.

I dati

Matteo Beccatelli, ceo e co-founder dell'azienda Plantvoice
Matteo Beccatelli, ceo e co-founder di Plantvoice

Secondo i dati di Cso Italia la produzione di kiwi ha subito nell’ultimo decennio un calo importante, passando da oltre 570mila tonnellate nel 2015 a circa 277mila nel 2024-25, a fronte di un potenziale produttivo che potrebbe raggiungere le 600mila tonnellate. Il kiwi italiano rimane, comunque, uno dei frutti maggiormente esportati nel mondo, con circa 300mila tonnellate destinate ai mercati esteri, per un valore di circa 400 milioni di euro.

Il nostro Paese è il terzo produttore mondiale, preceduto da Cina e Nuova Zelanda. I principali areali produttivi sono concentrati in Lazio (33% della produzione), Piemonte (17%), Emilia-Romagna (15%), Calabria (11%) e Veneto (10%).

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