Rijk Zwaan: lo spinacio del futuro nasce da genetica, dati e filiera integrata

Dal Summit di Napoli indicazioni operative per rafforzare competitività e adattamento del comparto

Simona Toloni, responsabile spinacio Italia Per Rijk Zwaan al Summit di Napoli
Simona Toloni, responsabile spinacio Italia Per Rijk Zwaan

Clima instabile, pressione fitosanitaria e mercati in trasformazione impongono un cambio di passo alla filiera dello spinacio. È il messaggio emerso dall’Italian Spinach Summit 2026Spinacio a prova di futuro, organizzato nei giorni scorsi da Rijk Zwaan e dedicato a produttori, tecnici e stakeholder del comparto. Un appuntamento che ha ribadito il ruolo della ricerca sementiera come leva strategica per affrontare le nuove sfide produttive.

Una roadmap condivisa per uno spinacio resiliente

Il filo conduttore del Summit è stato chiaro: costruire uno “spinacio a prova di futuro” richiede un approccio sistemico, in cui genetica, agronomia e condivisione delle informazioni procedano in modo coordinato.

Ad aprire i lavori, un viaggio virtuale nella filiera del seme ha mostrato ciò che normalmente resta dietro le quinte: anni di miglioramento genetico, controlli qualitativi stringenti e un supporto tecnico continuativo. Un processo complesso che, come emerso, rappresenta la base su cui si costruisce la competitività in campo.

David Courand, team leader breeding, ha evidenziato il ruolo chiave dell’integrazione tra discipline: “fitopatologia, diagnostica e breeding interagiscono per sviluppare soluzioni in grado di affrontare le principali sfide dello spinacio”, dalle malattie agli stress climatici. Un approccio che consente di anticipare i problemi e selezionare varietà più performanti.

Sul fronte mercato, Simona Toloni, responsabile spinacio Italia Per Rijk Zwaan, ha delineato un quadro di sostanziale stabilità produttiva in Italia, accompagnata però da segnali dinamici sul lato commerciale: crescita dell’export e consumi fidelizzati. Indicatori che rafforzano la necessità di continuità qualitativa e affidabilità dell’offerta.

Un contributo scientifico rilevante è arrivato da Alessio Ilari, Ph.D. del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali dell’Università Politecnica delle Marche, che ha sottolineato come il cambiamento climatico stia ridefinendo la geografia produttiva. Tuttavia, il successo degli areali italiani non dipende solo da fattori naturali: è “il risultato di un lavoro sinergico tra azienda sementiera e comparto produttivo”, capace di rendere coltivabile lo spinacio anche in contesti meno vocati.

Dalla selezione alla collaborazione: le leve per uno spinacio “future-proof”

Demo Day spinacio a Battipaglia
Demo Day a Battipaglia

In questo scenario, gli eventi climatici estremi osservati nei trial internazionali stanno accelerando il progresso genetico. Alcuni genotipi hanno mostrato performance superiori in condizioni critiche, diventando la base per nuove varietà più robuste. Parallelamente, prosegue il lavoro sulle resistenze durature alle principali fitopatie, grazie a screening avanzati e monitoraggi costanti.

Ma la genetica, da sola, non basta. Dal confronto tra i partecipanti è emersa con forza la centralità di una collaborazione strutturata lungo tutta la filiera. Pratiche agronomiche sostenibili, uso efficiente dell’acqua, monitoraggio precoce delle patologie e condivisione dei dati sono stati indicati come strumenti imprescindibili.

Il concetto è stato sintetizzato efficacemente durante il Summit: costruire uno spinacio “future-proof” significa “investire nel lungo periodo, con visione globale, costanza e collaborazione”. In altre parole, le scelte di oggi determinano la capacità produttiva di domani.

La partecipazione di oltre cento professionisti e il successivo Demo Day in campo a Battipaglia hanno confermato l’interesse del settore e la volontà di tradurre le indicazioni emerse in azioni concrete. Un segnale importante per una filiera chiamata a evolversi rapidamente, senza perdere in affidabilità e qualità.

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